Passa ai contenuti principali

🔨 Mastro Geppetto e l'etica del lavoro manuale: tra artigianato, creatività e filosofi

Roberto Benigni interpreta Geppetto nel film "Pinocchio".

(Introduzione ad a.p.). Il lavoro manuale e la perenne suggestione. Il lavoro dell'artigiano mantiene una perenne suggestione. L’archetipo è san Giuseppe, simbolo di sapienza umana e manuale. Nella rappresentazione letteraria, Geppetto (Roberto Benigni nel film “Pinocchio”) è l'espressione della capacità di plasmare la materia sino a regalarle umanità. Nel lavoro dell'artigiano, si intrecciano gesto manuale e intelligenza.

🎬 Eroi del quotidiano: artigiani e immaginario collettivo

(a.p.) ▪️Quali sono le professioni più visibili nell’immaginario collettivo? È possibile precisare cosa attribuisca vivacità e rilevanza a ciascun lavoro e perché ciascuno di essi rimanga nella mente della gente? Stando ai media, lo sono certamente i medici, i poliziotti, gli insegnanti, e poi in genere la gente di spettacolo. Protagonisti di film, sceneggiati, opere teatrali, lavori televisivi. Interpretano personaggi che nel loro mestiere, e in certe situazioni, compiono gesti di rilievo, risolvono problemi, annullano momenti critici. Oppure semplicemente brillano nelle loro attività. In una parola, invertono il grigiore dell’esistenza.
Infatti la rappresentazione vuole che nel loro lavoro lascino spesso un segno: salvano vite, risolvono casi difficili, trasmettono messaggi importanti. Semplicemente, ma non da ultimo, rivestono ruoli che colpiscono l’immaginazione, il grande pubblico ne è ammirato. Storie di vita, salvezza e merito; eroi del quotidiano, uomini e donne capaci di trasformare la banalità di ogni giorno con i loro gesti, di togliere polvere alla fatuità delle ore qualsiasi.
Nella rassegna di arti e mestieri che mantengono un fascino non può mancare tuttavia la figura di altri lavoratori sociali, come gli artigiani. E per tutti, quella del falegname. Costoro conservano un posto in classifica, senza darlo troppo a vedere. Non spiccano per fama e notorietà, ma destano comunque ammirazione, soprattutto sollecitano curiosità, ci spingono a conoscerne il lavoro, magari ci inducono a comprarne i prodotti. I semplici artigiani, anche se bravi, rivestono un fascino più sottile e discreto di quello di tanti personaggi noti.

🏪 Resilienza e confronto con la materia

I processi di industrializzazione mettono in discussione la ragione d’essere e l’utilità pratica di queste forme di lavoro. L’e-commerce chiude i negozi di vicinato, e gli esercizi senza il supporto delle grandi reti commerciali. Figurarsi quelli degli artigiani. Eppure non mancano le sorprese: qualcosa continua a giustificare l’interesse per le botteghe artigianali, che nelle grandi città o in periferia resistono all’assalto delle catene di distribuzione. E dove gli artigiani residui possono continuare il loro lavoro. Che è poi quello di perpetuare, con un’energia che sa resistere al disinganno, l’eterno confronto tra la loro intelligenza e la materia che adoperano.

🌲 L'archetipo del falegname: San Giuseppe e mastro Geppetto

L’archetipo della figura del falegname, e in genere degli artigiani, è addirittura un santo, Giuseppe, patrono di questa categoria di lavoratori. Lo è in tutte le rappresentazioni pittoriche e simbologie artistiche tramandatesi nei secoli. Rappresentato sempre con i suoi umili e semplici attrezzi da lavoro, al bancone di legno, è il simbolo, a parte i significati trasmessi dalla tradizione religiosa cristiana, di secolari valori umani nel mondo del lavoro, che riescono a stare insieme: la manualità e l’autonomia della capacità imprenditoriale. L’uso sapiente delle mani e l’intelligenza della gestione accorta della propria operosità.
Appunto, i caratteri della bottega indipendente, struttura tipica dell’epoca rinascimentale, ma sorta già in precedenza quando l’uomo ha cominciato a lavorare le materie prime, il legno, il ferro, la pietra, e perpetuatasi poi nei secoli successivi, sino ad oggi, nonostante tante crisi e disavventure.
Ma, attingendo al mondo letterario, la stessa figura del falegname trova la sua rappresentazione simbolica più affascinante in mastro Geppetto, invenzione narrativa di Carlo Lorenzini, detto Collodi, raffigurato come un artigiano abile e sapiente, persino capace di compiere un miracolo: dare forma umana alla materia, sino a riuscire a modellare il piccolo Pinocchio, un burattino che racchiude nella sua vivacità le fantasie dei bambini di ogni epoca.
Il burattino e Geppetto sono i protagonisti di un lungometraggio della Disney nel lontano 1940, poi di una struggente miniserie tv di Luigi Comencini nel 1972 e infine del magico film uscito in questi giorni, Pinocchio di Matteo Garrone, in cui Geppetto è impersonato con maestria e sagacia da Roberto Benigni.
Disegno che ricostruisce il legame tra mastro Geppetto e Pinocchio.

🧠 Il primato della mente e l'evoluzione antropologica 

Dalla storia alla letteratura, il mito di queste figure associa, in modo strettissimo, la manualità all’intelligenza, la sapienza dei gesti all’intuito della mente. A dispetto di tante stereotipate contrapposizioni tra la pratica e la teoria, sino al dissidio estremo tra il sapere scientifico e quello umanistico, la lezione che apprendiamo è che non c’è distanza tra l’abilità manuale e il pensiero. Non può esserci.
Il gesto e la mente si sviluppano insieme, si sostengono reciprocamente, trovano alimento l’uno nell’altro. Le mani si infiacchiscono senza i suggerimenti del cervello e solo grazie ad esso scoprono abilità sorprendenti. La mente si impoverisce senza le azioni pratiche che proprio il pensiero sa immaginare e riesce a produrre. In una parola, gesto e mente si confondono all’interno di quello stesso corpo che racchiude entrambi.
Perché stupirci di questa scoperta? Per capire come sono andate le cose, basterebbe riflettere sull’evoluzione dell’antropologia, dalla nascita del genere umano ad oggi, e trarne le giuste considerazioni. In fondo, il passaggio fondamentale è avvenuto proprio quando l’uomo-scimmia ha cessato di usare le mani per muoversi sul terreno.
Gli arti superiori, liberati da quella funzione servente, erano a disposizione per nuovi strabilianti usi sotto l’impulso della mente: da allora è stato un progredire della capacità di utilizzare le mani per plasmare la materia, darle ordine, trasformarla a proprio beneficio. Sino al sogno di trasformare la materia grezza e darle ciò che ancora le manca, l’anima, come riuscì a Geppetto con il suo Pinocchio.

🪵 L'elogio della manualità nell'era digitale

Nell’era digitale, della superconnessione, della trasformazione di ogni strumento in un device capace di stupefacenti esorcismi, Arthur Lockmann, che è filosofo-scrittore divenuto per scelta esistenziale carpentiere, è riuscito a scrivere un elogio dell’arte della manualità e delle cose che ne sono al servizio, come il legno, il martello, le viti, a partire naturalmente dagli abeti, dalle querce, e da tutte le altre componenti naturali da cui tutto ha origine (Lockmann, La lezione del legno, Ponte alle Grazie, 2020).
Un saggio filosofico, senza alcuna nostalgia per i bei tempi andati. Una riflessione per nulla attraversata dal rifiuto delle conquiste moderne che hanno liberato l’uomo dalle fatiche quotidiane. Nessun tentativo di innaturale materializzazione dell’esistenza. Al contrario, il recupero di una spiritualità più profonda. Attraverso la riscoperta del sapere sconosciuto che è insito nella manualità dell’uomo, la valorizzazione delle idee che si realizzano per mezzo di strumenti sempre usati, tuttora validi ed utilizzati.

Conclusione: l'ingegno sul primato della materia

Ciò che continua a sfidare il tempo, anche nel lavoro artigiano, non è la grezza materia dei campanili che ammiriamo, degli edifici in cui viviamo, degli arnesi che adoperiamo, tutti destinati a corrompersi ed essere sostituiti da altro. Piuttosto è l’ingegno dei tanti incastri che siamo riusciti a realizzare mentre costruivamo quelle opere, che alla fine segna il primato della mente su ogni cosa, costituisce l’indispensabile guida della nostra manualità. L’etica del lavoro ben fatto si fonda alla fine sulla genialità delle soluzioni che abbiamo saputo inventare nel tempo, capace di dare vita a tanti risultati stupefacenti.

Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Viaggio in treno: il tempo sospeso di una vecchia e di una giovane 🚂

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa diremmo a noi stessi se potessimo incontrarci in un vagone sospeso nel tempo? In questo racconto a due voci, una stazione di Genova avvolta dalla nebbia diventa il portale per un incontro impossibile. Tra scompartimenti anni '70 e libri dai titoli quasi identici, una donna matura e una giovane ragazza si specchiano l'una nell'altra. Un dialogo delicato che attraversa i decenni, dove i sogni di ieri diventano i ricordi di oggi e la vita, come un treno, corre veloce tra rimpianti e insperate rinascite. (Daniela Barone).  La viaggiatrice vecchia: un ritorno al passato Stamattina soffia un rigido vento di mare. Rabbrividisco nel piumino pesante e mi affretto in stazione.  Il mio treno è in ritardo ma lo preferisco all’autobus, sempre molto affollato e lento a districarsi nel traffico di Genova. Finalmente sento il fischio che segnala il suo arrivo. La visione delle vetture di un marrone inconsueto mi ha lasciato a bocca aperta: sembrano pro...

Edward Cummings: "Il tuo cuore lo porto con me". L’amore come paesaggio dell’anima 🌺

(Introduzione a Edward Cumming - Commento a.p.). Accogliere l'altro nel proprio spazio più intimo fino a cancellare ogni confine: è questa l'essenza di uno dei componimenti più celebri del Novecento. Riproponiamo i versi di Edward Estlin Cummings, una lirica che è al tempo stesso un manifesto di devozione e una celebrazione del legame indissolubile tra uomo e natura. In calce alla poesia, un approfondimento sulla figura dell'autore e sul significato di questo "trasporto" del cuore. (Edward Cummings) ▪️ Il tuo cuore lo porto con me Il tuo cuore lo porto con me Lo porto nel mio Non me ne divido mai. Dove vado io, vieni anche tu, mia amata; qualsiasi cosa sia fatta da me, la fai anche tu, mia cara. Non temo il fato perché il mio fato sei tu, mia dolce. Non voglio il mondo, perché il mio, il più bello, il più vero sei tu. Questo è il nostro segreto profondo radice di tutte le radici germoglio di tutti i germogli e cielo dei cieli di un albero chiamato vita, che cresce...

Il cuore matto del nonno Vincenzo: amore e nostalgia a Genova ❤️ 🚬 🌱

(Introduzione a Daniela Barone). Il nonno Vincenzo aveva il volto scolpito nella pietra e il dialetto stretto tra i denti, ma sotto quella scorza di "zeneize" burbero batteva un ritmo inaspettato. In questo memoir familiare, i ricordi d’infanzia si intrecciano con il profumo delle sigarette Nazionali e le note di un Juke-box. È la storia di un uomo che la famiglia voleva "sistemare" secondo convenienza, ma che scelse di seguire il battito di un cuore matto, capace di innamorarsi oltre l'età e i pregiudizi, insegnando a una nipotina che l'amore non ha data di scadenza. (Daniela Barone). Un "Zeneize" d’altri tempi Quando nacqui il mio caro nonno Vincenzo aveva appena 47 anni ed era vedovo da quattro mesi. Ciò nonostante, appariva decrepito ai miei occhi di bambinella: folti capelli bianchi a spazzola incorniciavano un volto rugoso che sembrava scolpito nella pietra. Era un po’ ingobbito e aveva una camminata indolente. Dotato di una carnagione olivas...

Professionalità e precariato: la storia di un lavoratore contro la dequalificazione 💻

(Introduzione a “Professionista invisibile”). Il dibattito sulla giustizia si arena spesso su grandi riforme sistemiche, dimenticando i "bulloni" che tengono insieme la macchina quotidiana dei tribunali. Anni fa, la scelta di tagliare i servizi di stenotipia professionale in favore di soluzioni precarie e meno qualificate aprì una ferita ancora aperta. A margine di quel dibattito, un lettore ci inviò questa riflessione. Non parla di codici o udienze, ma della medesima deriva: quella di un mondo dove l'esperienza di dieci anni viene barattata con la "flessibilità" di un algoritmo. Pubblichiamo questa storia a firma di "Un Professionista Invisibile", per dare voce a chi, dietro un monitor o un verbale, si rifiuta di diventare un semplice ingranaggio sostituibile. (Un Professionista Invisibile).  L'illusione del profitto e il "resto" dimenticato Vi racconto la mia storia. Ogni tanto mi chiedo cosa giri nella testa dei direttori delle grandi ...

🖋️ Felicità senza limiti: Hemingway e la nostalgia della Parigi anni '20

(Introduzione a Marina Zinzani). Può una sola frase racchiudere il peso delle relazioni umane e il desiderio di libertà? Attraverso le pagine di "Festa mobile", Marina Zinzani ci conduce tra i bistrot di una Parigi perduta, dove la creatività cercava spazio tra i limiti imposti dal mondo e dagli altri. (Marina Zinzani) ▪️ La Parigi di "Festa mobile" “Quando giungeva la primavera, anche la falsa primavera, non restava che da risolvere il problema del posto in cui sentirsi più felici. L’unica cosa che poteva rovinare una giornata era la gente e se riuscivi a evitare di prendere impegni, non c’era giorno che avesse limiti. Era sempre la gente a limitare la felicità, tolti i pochissimi buoni proprio come la primavera.” (Ernest Hemingway, “Festa mobile”). “Era sempre la gente a limitare la felicità.” È la Parigi degli anni Venti di cui Hemingway parla, quella che lui ricorda con struggente nostalgia. Si può immaginare un mondo a sé, affascinante e privilegiato, appuntame...