Passa ai contenuti principali

⏳ Natale e la tirannia del presente: riscoprire l’attesa

Dipinto. L'attesa davanti al mare delle Cinque Terre, di L. Rossetto.
(Introduzione ad a.p.). Abbiamo perso il senso del tempo, limitato al presente precario e fugace: occorre riscoprire il valore dell’attesa e della speranza, che hanno un significato religioso ma anche profondamente laico. L’iperconnessione e la continua ricerca di stimoli ci hanno reso schiavi di una visione frammentata, incapace di guardare oltre l'orizzonte immediato. Il Natale, con la sua simbologia, ci offre un antidoto a questa tirannia.

• La corruzione del tempo

(a.p.) ▪️Quanti di noi, ogni momento, sono intenti a guardare il proprio cellulare? Immersi nella connessione perenne, con tutti e tutto, e dunque con niente? C’è l’ingordigia di cogliere qualsiasi aspetto della vita corrente, nell’illusione di viverla più intensamente che in ogni altro modo.
Un’abbuffata di notizie, video, contatti con chiunque, senza sensi di colpa per questo sperdimento continuo del nostro esistere. Questo è il sintomo di una società dominata dalla "paura di restare fuori" e dalla ricerca di stimoli costanti.
Viviamo una corruzione del tempo, ridotto a istanti, fugaci momenti, frammenti millesimali; la testa china su uno schermo, metafora di una condizione che ci porta a guardare soltanto ciò che è più ravvicinato al corpo o alla mente.
Fosse il desiderio di preservare il fisico dal degrado irrimediabile degli anni; l’attrazione per il denaro o per il potere, strumenti di affermazione del proprio io; il sogno di perpetrare il proprio “genio” nelle opere lasciate in eredità o addirittura attraverso la generazione di altri esseri umani. Questa ricerca spasmodica soddisfa solo la "gratificazione immediata", minando la nostra capacità di costruire la pazienza e il futuro.

• Il presente precario e la bussola perduta

Il presente è l’orizzonte unico di un’illusione perenne, il segno di un mutamento antropologico. La modernità si accompagna allo smarrimento del senso del tempo, ridotto e circoscritto agli istanti nei quali ci ritiriamo a vivere. Perdiamo una bussola importante, quella che dovrebbe guidarci tra gli avvenimenti, a capire il senso dei dolori e delle gioie.
Il solo presente si smagrisce a istante precario, fugace, e segnala in modo sconfortante la fragilità della condizione umana, il suo essere così fluttuante nel divenire inesorabile delle cose. Rischiamo di vivere senza slanci, o un pensiero che ci trascenda, o una stella cometa che ci guidi nel buio della notte così fredda.

• L'attesa per vincere le fragilità 

Il frastuono che accompagna le feste, altra manifestazione di questo esautoramento del senso del tempo, nasconde e quasi annulla una dimensione che è opposta alla fragilità e alla debolezza. Quella dell’attesa e della speranza, così strettamente collegate. Questa dimensione è la vera "anti-fragilità" dell'essere umano, l’unica che ci permetta di stare nella vita vivendo, senza timore.
Non è possibile avere tanta fretta, nel quotidiano, da non scorgere che abbiamo bisogno di memoria, di ricordi, di passioni che ci proiettino verso un futuro da costruire a piccoli passi. Appunto la dimensione del tempo oltre il presente, che abbracci il passato e il divenire.
Il Natale rimanda al senso religioso di quest’attesa, che è un richiamo all’arrivo di qualcuno che, in quel presente di oltre 2000 anni fa, ha però squarciato le tenebre dividendo il tempo tra un prima e un dopo, e dando corpo (il suo corpo) alle speranze di tutti gli uomini.
Eppure proprio la nascita di quel bambino a Betlemme ha reso evidente un’aspirazione così diffusa tra gli uomini: il bisogno di “un di più” che vada oltre l’istante fugace, la provvisorietà del quotidiano. Qualcosa verso cui tendere, e proiettare l’esistenza, per rinascere dopo le ferite sofferte. Non per sublimare gli affanni, ma per scoprirne il senso profondo.

• Il futuro come progetto del presente

L’attesa è una condizione profondamente umana, intrinsecamente religiosa nel suo rimando ad un altrove che ci trascende senza travolgerci, dando uno scopo al nostro agire. E’ il segno profondo della nostra umanità oltre il presente, che ovunque possiamo cogliere.
Nella mamma prima che suo figlio venga alla luce; nel fornaio che mescola la farina con il lievito; nello studente che prepara i suoi esami; nel malato prima di un intervento; nel frate che in ginocchio congiunge le mani pregando.
Riscoprire il valore dell’attesa significa trasformare il futuro in un progetto etico collettivo, non solo in una salvezza individuale, ricostruendo il ponte tra passato e divenire.

(Foto: Attesa davanti al mare delle cinque terre, di L. Rossetto)

Commenti

  1. l'attesa e' una dimensione mistica...solo per chi semina.

    RispondiElimina
  2. Il tempo,come sappiamo,non è un assoluto e non è lento o fugace di suo.E non è nei poteri individuali e personali dare la misura del suo consistere, resistere o declinare. L'individuo si rifugia nell'attesa e nella speranza allorché avverte come altro da sé una forza che gli si oppone. Una volta questa forza era rappresentata dalla natura come tale. Attualmente è il mondo umano che si presenta così: fonte di proibizioni e prescrizioni, di obblighi precetti e sanzioni. Mentre nel gruppo solidale obblighi e sanzioni si compensano e i tempi umani si commisurano a quelli naturali, dunque la categoria del dover essere ha valore pratico, nel mondo in cui viviamo non avviene una compensazione individualmente percettibile. Qui la categoria etica del dover essere diviene strumento di dominio e controllo dei "forti"sui "deboli", diviene sottrazione di possibilità vitali dai molti ai pochi. La velocità del nostro tempo è data dalla realizzazione del profitto, ottenuta con la pressione produttiva e organizzativa dei mercati, e non è frutto di opzioni individuali, meno che mai da parte di soggetti che gestiscono solo le loro energie e le devono spendere in lavoro con condizioni e tempi non limpidamente contrattabili.Perciò l'invito a "fare come se" un "altrove" mitico e buono (il sogno di una cosa - diceva Marx) accolga la nostra sconfitta sul terreno dell'essere aprendosi come rifugio consolatorio e deresponsabilizzante, mi sembra improponibile e remissiva del cattivo esistente. Almeno ascoltiamo Papa Francesco!

    RispondiElimina
  3. Sulle caverne dei giorni nostri
    Uno dei richiami del tempo nostro, non evocati da una sana e socializzante piazza pubblica o dal sagrato di un tempo trascorso, forse il più potente, è rappresentato da internet, dai tablet, dai cellulari . L’odierno dominio d’internet, così denso di informazioni e di praticità, ma anche, spesso, di insignificanza e di grigiore, coinvolge ogni processo di coscienza, confermando che oggi la saldezza del pensiero è incrinata dal dominio delle immagini e delle interpretazioni: nulla è vero, nulla è falso, qualsiasi banalità è un fatto su cui contare. Così, il vivere assume la forma dello scontro delle forze e delle prospettive diverse: ognuno ha la sua prospettiva che vuole imporre normativamente agli altri, ciascuno ha la sua menzogna da far valere come verità incrollabile. Tuttavia con questa realtà è impossibile non fare i conti e, soprattutto i giovani confidano nei contenuti di Internet che sembrano facilitare, in tempi immediati, la formazione del sapere, o la risoluzione di compiti scolastici. Addirittura i messaggi su internet sono i nuovi educatori per molti bambini i cui genitori o sono disattenti, o inconsapevoli, o impari rispetto alla forza dei media. I bambini rischiano di crescere del tutto etero diretti e quindi poco inclini a riflettere, a ragionare, ad ascoltare i propri stati psichici e fisici. In realtà, tutti dovremmo riflettere e insegnarlo ai giovani, nelle scuole, che si tratta di un’educazione inaridita, ridotta com’è a una comunicazione tecnicamente efficace: la razionalità tecnico-pratica-mediatica prende il posto del concetto di educazione come autopotenziamento e autosviluppo della libertà e della interiorità . Di più, dall’ansia di ricorrere sempre a internet deriva la patologia dell’inversione del rapporto fra spazio d’esperienza e orizzonte d’aspettativa, nel senso che la prospettiva inghiotte in sé l’esperienza: il futuro perde il suo significato simbolico di tempo dell’immaginazione , dell’attesa, della speranza, dello stupore. Sempre più le credenze sono indebolite o infrante e il pensiero è in un circolo chiuso, o brancola in una rinnovata caverna dell’ignoranza.
    Paolo Brondi

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Odissea: il film tra spettacolo grandioso e dramma umano

(Introduzione a Marina Zinzani). Il mito di Ulisse torna sul grande schermo con la maestosa regia di Christopher Nolan. Tra imponenti visioni cinematografiche e una profonda introspezione psicologica, il film trasforma il classico omerico in un’opera intimista e dolorosamente attuale, guidata dall'interpretazione di Matt Damon. (Marina Zinzani) Un’opera intimista Certamente “Odissea” è il film del momento, di cui tanti parlano. Riporta con la mente alla versione di tanti anni fa, di Bekim Fehmiu, che ha lasciato una traccia mai dimenticata. Ma qui siamo in un altro campo: il regista Christopher Nolan ha creato un’opera imponente, in cui prende lo spettatore e sembra di portarlo dentro la storia, in mare, nei momenti di terrore di Ulisse e dei suoi compagni, fra le mura di Troia, con i personaggi raccontati, rimasti nella nostra memoria e immaginazione. Un Ulisse moderno, segnato dal peso della colpa Quello di Nolan è un Ulisse provato, stanco, con il peso della coscienza: quello ch...

C'è una storia che ho bisogno di raccontare

(a.p.). Una storia, su radici, terra, e il coraggio di cercarne di nuova senza perdere la prima. Non un annuncio, o un bilancio. L'ho scritta per chi, in questi anni, ha reso questo giardino comune. Potete leggerla sul nuovo sito, www.pagineletterarie.it: Migrare. Una storia di radici e di nuova terra .

Ali tarpate?

Hugo Simberg, L’angelo ferito (1903) Il peso del nome, la condizione dei figli quando il genitore è una figura importante di Marina Zinzani Essere in due anche quando si è soli, quando ci si presenta da soli. L’altro è invisibile, ma la sua presenza viene notata, commentata.   Invisibile, eppure c’è. E nel suo esserci condiziona, a volte condiziona già dalla nascita. Condiziona l’essere bambino, adolescente, adulto.

Mietitura: storie familiari d'altri tempi

di Paolo Brondi La frigidità e secondarietà di tante pagine mediatiche, il cui effetto sulle coscienze è quello stesso della metafora "gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo", causano l'evanescenza di ricordi e suggestioni, che, tut tavia, per non essere del tutto fagocitati dalle realtà linguistiche

La vita mentre il tempo scorre (1)

di Cristina Podestà La società vive apparentemente sotto controllo, tuttavia mostra abbrutimento e mancanza di moralità. I giovani e le gare di Challenge. Rapimenti di bambini. Genitori che uccidono figli, figli che uccidono genitori. Qual è il mondo che i ragazzi erediteranno? Eppure c’è stato qualcosa di diverso, ecco la lezione da ripassare. E un altro mondo può ancora esserci. Le riflessioni di Cristina Podestà Al giorno d’oggi impazza l’interesse sulle sciocchezze: si sosta continuamente su notiziole degne di poco conto come le coppie del secolo, quando si sposerà il tal calciatore o la tale attrice, se i figli di primo letto del protagonista del Grande Fratello vanno o meno d’accordo con la sua nuova fiamma.