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Giustizia lenta: perché la separazione delle carriere è una falsa cura per il cittadino 💾

ufficio con scrivania impolverata e un computer rotto
(Introduzione ad a.p.). Cosa prova un cittadino quando si scontra con la lentezza della giustizia? Tra computer obsoleti e udienze rinviate a distanza di anni, la realtà dei tribunali è un deserto di risorse. Eppure, la risposta della politica sembra guardare altrove. Analizziamo il paradosso di una riforma che promette di curare il sistema cambiando "i vertici", mentre la base affonda per mancanza di mezzi.

(a.p.) ▪️

L'impatto con la realtà

Immaginiamo la scena. Un cittadino entra in tribunale per una causa civile che attende da anni. Trova uffici sotterrati dai faldoni, udienze rinviate al 2028 per mancanza di personale e sistemi informatici che si bloccano ogni dieci minuti. È un "poveraccio", nel senso nobile del termine: un uomo che chiede giustizia e trova ostacoli materiali.

La risposta della politica

Se apre i quotidiani del mattino (come quelli di questi giorni di febbraio), trova titoli altisonanti che indicano come causa di tutti i mali il "mercato delle nomine" dei magistrati o la necessità della separazione delle carriere. Qui scatta il paradosso. È come se un naufrago su una zattera che imbarca acqua chiedesse un tappo e la capitaneria di porto gli rispondesse proponendo di cambiare il metodo di elezione dell'ammiraglio a terra.

Il nesso logico inesistente

Il nesso logico non esiste, ma l'effetto psicologico è potente: si sposta la rabbia del cittadino dal disservizio concreto (la lentezza) a un colpevole morale (la magistratura "politicizzata").

Il paradosso del cittadino ingannato

Se la politica riesce a convincere quel cittadino che la sua udienza è saltata "per colpa delle correnti", ottiene due risultati:

1. Sposta la responsabilità

La politica non deve più rispondere della mancanza di investimenti in cancellieri, aule e tecnologia.

2. Prepara il terreno al controllo

Il cittadino, esasperato, finirà per approvare una riforma (come la separazione delle carriere) che non aggiungerà un solo minuto di efficienza ai processi, ma toglierà al magistrato l'autonomia necessaria per tutelare proprio quel cittadino dai soprusi del potere.

Una riflessione

Dovremmo chiederci: se nessuna delle norme proposte tocca i tempi della giustizia, perché ci viene venduta come la soluzione ai ritardi? Il "mistero" del non funzionamento non sta nelle carriere separate, ma in una macchina priva di carburante. Indebolire il pilota non farà andare più veloce un'auto senza motore; la renderà solo più facile da portare fuori strada.

Commenti

  1. Perché, temo, l'obiettivo non è che la giustizia funzioni meglio ma che i giudici siano allineati alle priorità politiche. In una visione di una macchina statale che deve procedere con maggiore velocità, bisogna non disturbare il guidatore (ridurre gli spazi della discussione politica) e non creare intralci nel cammino.

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