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Ritorno silenzioso

(Villa Borghese, Corriere delle sera)
(Angelo Perrone) Sofia tornava dalla stazione con passo lento, la valigia che rimbalzava sulle irregolarità del marciapiede. La vacanza le aveva lasciato sulla pelle il calore del sole. Settembre le era sempre parso un confine: un momento sospeso in cui l’estate si ritira e l’autunno prepara nuovi inverni.
Mentre percorreva il viale alberato, osservava i primi segni del cambiamento: foglie che iniziavano a ingiallire, l’odore fresco dopo la pioggia del mattino. Ogni dettaglio accendeva un pensiero. Rifletteva su come il tempo non si fermi per nessuno, e su quanto fosse difficile restare lucidi quando il mondo sembra correre in direzioni opposte.
Sofia lavorava nel sociale. Credeva ancora nelle persone, nella possibilità che le idee potessero trasformare la realtà. Ma negli ultimi mesi, aveva sentito crescere una sottile malinconia. Non era disillusione, piuttosto consapevolezza: cambiare le cose richiede costanza, e la costanza è una forma di amore che raramente riceve applausi.
Arrivata a casa, appoggiò la valigia accanto alla porta e aprì le finestre. L’aria della sera entrò portando un odore di terra bagnata. Si sedette al tavolo, accese il computer. Le email di lavoro già si accumulavano. Sospirò. La vacanza le aveva dato respiro, ma era a quella complessità, nel dialogo imperfetto con la sua città, che sentiva di appartenere.
Guardò fuori, verso i tetti umidi. Le luci si accendevano, piccoli segni di vita. Sofia pensò che forse la vera forza stesse proprio lì: in quel silenzioso invito a riprendere il filo, nonostante tutto.

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