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Il gruppo "Mia moglie", la violenza nascosta

di Marina Zinzani

Un uomo irreprensibile di fronte agli altri. Un buon marito, i vicini lo vedono andare al supermercato con la moglie, tornare con le borse della spesa, lui l’aiuta la moglie. Hanno due figli, e non si può dire che non sia un buon padre.
Vivono in una casa a schiera con un giardinetto, e più di una volta i vicini hanno visto il padre spingere l’altalena con la bambina.
Con il figlio grande, che ha qualche anno in più, il padre condivide la passione del calcio, e l’accompagna tutti i sabati a giocare con gli altri bambini. Non si può dire davvero che sia un cattivo padre, è un uomo con la testa sulle spalle, ha fatto un mutuo per comprarsi la villetta, lavora sodo tutta la settimana.
È sposato da una decina d’anni, e i vicini se li ricordano i due ragazzi innamorati, che mangiavano in giardino la sera d’estate. I due si sono lasciati andare a confidenze a volte, soprattutto con la vicina della villetta a fianco: raccontano dei viaggi, degli agriturismi con i cavalli che piacciono tanto ai bambini, di quanto sia bella la Toscana, ma tutti i posti che hanno visitato sono belli, hanno fatto vedere anche le foto, tante foto. Bambini che sorridono, deliziosi nei loro pochi anni, la bambina è vivace, bionda, con i boccoli.
La moglie è una grande lavoratrice, ha detto alla vicina che si alza alle 5 del mattino perché la sua giornata è impegnativa. E come non potrebbe esserlo, con il lavoro e due bambini. C’è sempre da fare in casa: è tutto un fare lavatrici, stirare, pulire, preparare da mangiare, la donna dice questo alla vicina e la vicina sa bene di cosa parla questa giovane.
Perché è giovane, sempre con un sorriso e quella forza che hanno tante donne che hanno creato una famiglia e la mandano avanti. I vicini pensano comunque che lui l’aiuta, lo vedono tagliare l’erba del prato, fare qualcosa in garage, lei non si è mai lamentata del marito. 
È innamorata. Come si fa a creare una famiglia se non si è innamorati? Qual è il motore che fa fare il 90% delle cose in casa? Il motore è l’innamoramento, il progetto comune, l’avere costruito una casa non solo materiale ma anche spirituale, e in quella casa non si guarda a chi fa di più o di meno, è davvero l’amore che muove tutto.
Le fondamenta sono stabili, il progetto comune è quello di avere creato una famiglia, avere dei figli da crescere, seguirli nella loro evoluzione, accompagnarli a scuola, seguirli nei compiti, portarli a calcio e a danza, ridere insieme, sentirsi famiglia, sentirsi protetti.
Di notte l’uomo resta sveglio un’oretta in più, sua moglie cade stravolta in un sonno profondo, lui invece non dorme subito. Ha qualcosa da fare, di notte. Alcune notti. Fa parte di un gruppo Facebook, una cosa un po’ goliardica, così ha pensato all’inizio. Un gruppo che si chiama “Mia moglie”. Certo, sono quelle cose che sono e devono rimanere segrete, non sono cose buone, sono cose un po’ così.
Uomini che postano foto delle loro mogli in momenti privati della loro giornata, e altri uomini, tanti uomini, tanti uomini, commentano. Come se la moglie fosse una merce da esporre, la mia è più bella della tua, la mia ha un bel corpo, eccetera eccetera. Un gruppo di uomini che di notte diventano questo, e le mogli, quelle che si sbattono tutto il giorno credendo di avere un buon compagno, un amorevole padre dei propri figli, sono inconsapevoli.
Vittime di una violenza particolare, violenza di qualcosa che fa ribrezzo. Ed è difficile trovare delle parole adeguate.
Beh, l’uomo, quello che i vicini vedono giocare con i bambini, tagliare il prato, portare le borse della spesa con la moglie, è fra questi personaggi. È entrato nel club. L’ha mostrata anche lui la moglie, una foto mentre dormiva, un’altra foto in un momento in cui girava in pantaloncini corti in casa, è carina sua moglie, e di commenti positivi ne ha avuti. Forse qualcuno l’ha invidiato. Lui ha mostrato quello che aveva, come da bambini si mostravano le figurine, io ho questa che vale più della tua.
Un giorno la moglie ha saputo. È anche lei nell’elenco delle donne vittime, mostrate sul web come carne da esposizione. Suo marito ha cercato di minimizzare, si è fatto prendere la mano, la sua spavalderia è diventata implorazione puerile di essere perdonato.
È scesa l’oscurità in quella famiglia, i vicini li sentono litigare, urla terribili alternate a silenzi. Poveri bambini, pensano. La donna, moglie di un uomo che credeva di conoscere, si accorge che non l’ha mai conosciuto veramente, che la sua casa non aveva fondamenta, e se c’erano erano così fragili, cartapesta.
È scesa l’oscurità su quello che si può diventare, su cosa significa il minimo rispetto, l’amore. È scesa l’oscurità nella mente di tanti uomini, migliaia quelli del gruppo Facebook. 32 mila. È scesa l’oscurità e rimane solo il silenzio e il dolore sordo e muto delle vittime.

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