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Visualizzazione dei post da dicembre, 2023

Ricordi

di Cristina Podestà Stasera ho visto un filmato di te. Era tempo di Natale, proprio come adesso, e tu scartavi i regali con le tue nipotine, felice e sereno.  Di colpo per me è stato come se più di quindici anni non fossero trascorsi; ho riavvolto il nastro del tempo e il dolore indicibile della tua assenza è tornato con prepotenza alla ribalta e tutti i miei sforzi per tenerlo a bada si sono improvvisamente vanificati.  Mi manchi. Mi mancano i tuoi verdi occhi buoni, il sorriso bonario, il tuo incedere stanco.

Donna in riva al fiume, passi lenti nella nebbia

di Marina Zinzani La nebbia avvolge e tutto diventa confuso, non sono chiare le forme, sembra di essere in un paesaggio fatato, a tratti misterioso e forse ostile. Ma in quel paesaggio, pensa Setsuko, ci sono le impressioni, le riflessioni più intime, c’è il silenzio con i battiti del cuore, c’è il vagheggiare della mente fra figure del passato, perdute nella nebbia, e figure del presente.

Il presente dietro queste ansie

di Maria Cristina Capitoni Se riuscissi a coltivare il presente tutto scomparirebbe il cielo dietro queste colline le ansie mattutine il futuro sperato  il passato  la casa all’angolo della strada questa passeggiata.

Donna in riva al fiume, una bella festa

di Marina Zinzani Si vedono luci in lontananza, si festeggia qualcosa, si immagina. In quella casa c’è un momento lieto, i figli tornano dai padri, vengono accolti dalle madri, il cibo diventa prezioso, c’è una sorta di ringraziamento del cibo, si ascoltano gli ultimi avvenimenti di tutti. E’ un giorno di festa in quella casa, si sente in lontananza quasi un vociare, tutti si scambieranno dei doni.

Speranze

di Cristina Podestà Quell’attimo di luce in più che da oggi illumina il nostro cammino verso un anno nuovo, ci porta a ben sperare in giornate mai uguali, ma sazie di vita per noi e il pensiero a chi è in sofferenza, a chi subisce la guerra, a chi non ha da mangiare.  Sperare non costa: dunque io voglio fortemente credere che si possa raggiungere un punto d’incontro nel mondo, così compromesso, così sofferente. Mi piacerebbe vederlo sorridere. Auguri di cuore. 

Premierato: il capo fa miracoli

L’illusione di recuperare efficienza affidandosi al capo di turno ( Il saggio è pubblicato su Critica liberale, 18 dicembre 2023 ) (Angelo Perrone) Il premierato, elezione diretta del capo del governo, parte sotto cattivi auspici. L’iniziativa si è già infranta in pesanti giudizi critici. «È un progetto di legge quasi eversivo per alcuni aspetti ed estremamente debole per altri», ha detto Ugo de Siervo, ex presidente della Consulta. Un verdetto condiviso dagli emeriti Gustavo Zagrebelsky, Gaetano Silvestri, Cesare Mirabelli, Giuliano Amato. Anche quaranta costituzionalisti, persino gli esperti convocati dal centro destra, hanno espresso riserve.

Donna in riva al fiume, il vento avverso

di Marina Zinzani Non passa giorno in cui ci si senta in bilico. Ora una notizia ora un’altra, così vicina a noi da spaventarci, ma anche lontana, tanto che il suo effluvio si sente, lasciandoci una sottile angoscia. Il vento avverso c’è sempre stato, pensa Setsuko in riva al fiume. In tutte le epoche, in tutte le stagioni. E non si può fare molto, intimamente, per alleviarlo. Si può agire imponendo alla mente di non andare in certi luoghi, in particolari ricordi, o in anfratti dove si possono percepire le ombre di un drago, o lasciare che il tempo passi, sperando che arrivino stagioni migliori.

In ascolto

di Maria Cristina Capitoni Quei toni inconsapevoli  della voce ecco cos’era parlare con Dio non io che t’ascoltavo  ma un continuo richiamo  ogni volta che suonavi le tue corde senza alcun significato

Donna in riva al fiume, i colori tenui

di Marina Zinzani Esistono colori che passano inosservati, non catturano l’occhio, non danno risalto, raramente appaiono nella loro grazia, nei toni tenui che possono dare una sensazione di riposo. Esistono anche persone che passano inosservate ai più, che conducono vite senza nessuna evidenza, nessun successo riscontrabile ad una prima facile lettura, che restano in penombra, che appaiono sobrie, con i loro pensieri racchiusi, con una timidezza a volte che è raramente interrogata.

Inverno

di Maria Cristina Capitoni L'inverno restringe gli spazi e costringe ad entrarci così da sentire tutto in minor tempo che non d’estate quando ogni volontà evade dal suo intento  mischiando nell’ascolto  grida e cori che non si appartengono ma che distraggono l’attenzione l’inverno è più intenso perché in poco freddo  raccoglie ogni momento.

Ritrovarsi

di Maria Cristina Capitoni Sto meglio con te che con me  perché me ripete spesso schemi che non mi appartengono  ma che diventano legge a mia insaputa  con te ritrovo  il modo mio di esistere  che scorre lungo linee di minor resistenza  un’esistenza piacevole come in assenza di regole.

Donna in riva al fiume, un brindisi

di Marina Zinzani In una sera d’inverno, con il cammino acceso, ci si trovava a mangiare caldarroste, in una conversazione che scivolava fra i ricordi, il parlare in modo ameno. Una serata intima, in cui anche un buon vino rosso scaldava l’ambiente. Immagini di persone, cose lette in un libro, o viste in un film. O ricordi. La partecipazione di qualcuno ad un momento in cui il tempo era rilassato, una piccola bolla in cui la confidenza era svelata, fra un sorriso, fra lo scivolare delle parole.

Donna in riva al fiume, la leggerezza

di Marina Zinzani Il fiume scorre, il fiume racconta, cela segreti. Setsuko chiude gli occhi e sente qualcosa di lieve, un volo di farfalla. Le ali delicate di una farfalla. Le sue ali leggere. La leggerezza nell’aria. Una foto che incuriosisce, un luogo pieno di fascino che si espande oltre l’immagine, ha energia, viaggia ed entra dentro la porta finora tenuta chiusa della mente. Il soffio magico che la spalanca, e la curiosità diventa compagna di qualche istante, forse di giorni, può lenire. Può lenire.

Scarpe rosse

di Cristina Podestà  Volevo essere altrove. Non mi piaceva quell’atmosfera fumosa e grigia, greve e strana.  Mi ero fidata ma avevo sbagliato.  Avevo sentito dire tante cose sulla violenza, ma non poteva certo capitare a me.  Ero una ragazzina scaltra e intelligente, frequentavo ragazzi perbene, i migliori della città, tutti figli di gente titolata.  Ma quel giorno provavo sensazioni differenti e difficili, non ero a mio agio.  Sempre sulla porta, dalla quale non mi ero ancora mossa, guardavo l’interno del salone e non mi si confaceva.

Donna in riva al fiume, il colore arancione

di Marina Zinzani Quando il silenzio arriva e cala la sera e le voci si allontanano, si ricerca l’armonia data da un colore. È a metà fra il fuoco e la luminosità, fra il giallo del sole e la forza del rosso del fuoco, parla di sensazioni di calore, di vicinanza alla gioia, di intraprendenza, di ricordi mitigati dal tempo. La poesia di un tramonto sul lago. O sul mare. Quel colore che dà risalto ad un viso un po’ spento, illuminandolo. La vita in tutte le sue sfumature che ci fa sentire sereni, anche se per qualche momento, in un momento che sembra irripetibile.

Giulia Cecchettin, la violenza tra i giovani

Il funerali di Giulia Cecchettin a Padova La crisi di una generazione nel percorso di responsabilità ( Il testo completo su Critica liberale 4 dicembre 2023 ) (Angelo Perrone) Accade sempre dopo ogni femminicidio. Reazioni immediate e lodevoli intenti, spesso fuochi di paglia, destinati a lasciare le cose come prima, almeno a prima vista. Nel caso di Giulia Cecchettin, però, l’emozione per il delitto è diventata un’onda, che travolge tutto e ogni persona. L’invito di Elena, la sorella più grande, a «fare rumore», cioè a reagire energicamente, ad assumersi responsabilità, a cambiare rotta, è stato capace di scuotere le coscienze dal torpore. Ha indicato un modo diverso di reagire, non limitato al silenzio, ha espresso l’esigenza di consapevolezza. Ovunque, nelle manifestazioni, si è diffuso il colore rosso, per simboleggiare la lotta alla violenza di genere. Anche la politica ha manifestato sussulti.  Sarebbe illusorio pensare che basti questo per risolvere il problema della violenz...

La fragilità del Natale

di Cristina Podestà  Non importa affatto quanto tu sia grande, forte, personaggio pubblico, rivesta un ruolo importante o tu sia diventato indifferente.  Arriva così, improvvisamente, una sferzata che si colloca a metà strada tra te e le luci dell’albero, il babbo Natale che hai comprato per tuo figlio e il tuo passato, e ti scuote senza che tu te lo aspetti.  Natale riapre le ferite di tutti, è il punto debole che rimescola le carte e si insinua nel nostro non detto, si impone prepotente con i suoi ricordi e le sue mancanze, e rende fragile anche la persona più abituata a reggere duri colpi.