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Libertà sotto attacco, Harvard resiste a Trump

(L'università di Harvard in America)
(Altre riflessioni su Critica liberale, 18.4.25, in La resistenza di Harvard)

(Angelo Perrone) Donald Trump ha intrapreso una campagna senza precedenti contro le università più prestigiose degli Stati Uniti, con particolare attenzione a Harvard. Questo attacco si basa su accuse (l’antisemitismo nei campus, la diffusione della cultura "woke" radicale e antiamericana), che prendono spunto da episodi reali ma amplificati e distorti.
Trump, con tali pretesti, ha minacciato di tagliare miliardi di dollari in fondi federali destinati alla ricerca e di revocare le esenzioni fiscali per le università che non si conformano alle sue richieste, le quali investono alla fine la stessa missione educativa e civile degli istituti.
Tra le richieste figurano il controllo su programmi accademici, criteri di ammissione degli studenti e politiche di assunzione del personale. Le restrizioni includono anche la minaccia di vietare l'accesso agli studenti stranieri, un provvedimento che potrebbe avere gravi ripercussioni sulla diversità e sull'inclusione nei campus americani. Il congelamento dei fondi ha già portato alla chiusura di laboratori di ricerca e al ridimensionamento del personale in diverse università. 
L’attacco all’autonomia universitaria è diretto alla libertà accademica, un pilastro della società americana e delle libertà democratiche. Le università, storicamente luoghi di critica e innovazione, rischiano di essere sottoposte a controllo politico.
Harvard, in particolare, ha resistito alle pressioni, rifiutandosi di modificare la governance, le pratiche di assunzione e le politiche di ammissione, difendendo la libertà accademica come principio fondamentale, anche a costo di subire la riduzione dei finanziamenti pubblici.
Alan Garber, presidente dell'università, ha espresso la posizione dell'ateneo: «Nessun governo—indipendentemente dal partito al potere—dovrebbe dettare cosa le università private possono insegnare, chi possono ammettere e assumere, e quali aree di studio e ricerca possono perseguire». Le parole sono diventate un simbolo della resistenza di Harvard e hanno ispirato altre istituzioni accademiche a seguirne l’esempio.
Nonostante il congelamento di 2,2 miliardi di fondi federali, l’università ha continuato a difendere principi fondamentali, sottolineando che la ricerca e l'insegnamento non possono essere sottoposti a verifiche politiche. 
La resistenza di Harvard e di altre istituzioni accademiche è un segnale importante, ma il rischio di un'erosione dei diritti costituzionali sul fronte dell’istruzione rimane alto. Le università, storicamente luoghi di dibattito e innovazione, rischiano il controllo politico. 
La politica di Trump, limitando l'autonomia delle istituzioni educative, mina il loro ruolo come centri di pensiero critico e progresso sociale. La riflessione sul valore della libertà accademica e sulla necessità di proteggerla da interferenze politiche mostra che, in tutto l’Occidente, sono gravemente minacciati i valori della democrazia liberale.

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