Passa ai contenuti principali

Leggi di ferro, le risposte errate della politica

(Altre riflessioni in Critica liberale, 22.4.25, La repressione pericolosa ed inefficace)

(Angelo Perrone) I segnali sono chiari, e affatto tranquillizzanti per la collettività.
La strada tracciata dal governo Meloni-Nordio, in tema di sicurezza, è quella di un diritto penale con un forte connotato propagandistico, e parimente inefficace in concreto, con il ricorso a regole esorbitanti, irrilevanti o irragionevoli.
Uno strumento deleterio, perché, per inettitudine, fallisce i propositi e nega le utilità che necessitano al corpo sociale.
L’esempio del decreto Sicurezza appena varato è illuminante. La premessa da cui muove l’azione del governo prescinde da un esame della disciplina vigente e di riflesso da una radiografia affidabile dei problemi.
Lo stato attuale del diritto penale potrebbe definirsi addirittura «patologico» per l’affastellamento negli anni di interventi sconnessi e frammentari.
I tratti della nuova riforma sono eloquenti: numero eccessivo di reati, configurazione approssimativa delle figure criminose, incremento del sistema sanzionatorio. Orientamenti spendibili a fini propagandistici, ma privi di ragionevolezza ed efficacia concreta.
Quattordici nuove fattispecie incriminatrici, inasprimento delle pene di altri nove reati e introduzione di aggravanti prive di fondamento razionale: un apparato di un rigore ingiustificato e privo di effetti pratici, viziato alla radice.
Come osservato nel documento dall’associazione nazionale magistrati, esso «non si concilia facilmente con i principi costituzionali di offensività, tassatività, ragionevolezza e proporzionalità». Sarebbe questa, la conformità al dettato costituzionale, la soglia minima di avvedutezza legislativa di ogni riforma penale.
Così abbiamo sanzioni sproporzionate per comportamenti frutto di marginalità sociale e di scarsa pericolosità, sino al paradosso di un’occupazione abusiva di immobili punita con la stessa pena prevista per l’omicidio colposo con violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro.
Si estende la punibilità della resistenza alle modalità solo passive e non violente nelle carceri e nei Cpr, paragonandole a condotte ben più gravi compiute con violenza o armi. Si lambisce così il limite della repressione di manifestazioni di mero dissenso, si trasforma la norma in strumento di controllo e monito sociale.
Non parliamo delle carceri, fatiscenti, e inadeguate quanto alle finalità di rieducazione e reinserimento sociale. Il decreto non esita ad introdurre nuove cause di esclusione delle misure alternative e dei benefici penitenziari e persino ad incrementare le ipotesi di carcerazione delle donne incinte.
Ed omette invece di predisporre misure per fronteggiare la situazione incandescente, strumenti normativi a disposizione della magistratura di sorveglianza, e dotazioni materiali per le strutture alternative alla detenzione. 
Non ci solo limiti davvero all’uso deviante dello strumento penale, quando si trascurano i riferimenti costituzionali e gli apporti delle scienze umane, e magari semplicemente i criteri di ragionevolezza: la prospettiva è la strumentalizzazione della norma penale. 
C’è la continua falsificazione della domanda sociale di sicurezza, alla quale è attribuita erroneamente la richiesta di aumento crescente delle incriminazioni. Invece la protezione dei cittadini è correlata all’efficacia in concreto della norma penale rispetto agli obiettivi strategici, e richiede pertanto di concentrarsi sulle condotte davvero dannose o pericolose. 
La pena “giusta” è quella rapida, proporzionata, tendente al recupero individuale, la più efficace per la prevenzione e repressione. 
Appare davvero labile oggi, osservando l’operato di questo ceto politico, l’esigenza di razionalità, che metta un freno agli interventi settoriali, contingenti e strumentali, ritrovando una prospettiva di senso.
E persino sembra un miraggio l’ambizione di ricomporre i fili della trama lacerata da spregiudicatezza e incompetenza, con una visione ordinata ed efficace dei problemi, ritrovando le radici del diritto penale di ispirazione liberale.

Commenti

Post popolari in questo blog

La ciabatta sepolta e l'inquilino fantasma: un’estate a Genova 🩴 ⛱️ 🚣‍♀️

(Introduzione a Daniela Barone). Il trasloco in un nuovo quartiere, un nonno dai capelli di neve che domina i campi di bocce e una notte movimentata da un ospite inatteso. In questo racconto, l’autrice ci riporta nell'Italia dei "musicarelli" e delle estati nel quartiere San Giuliano di Genova, dove i piccoli dispetti infantili diventano i ricordi più nitidi di un mondo che non c'è più. (Daniela Barone) ▪️ 🟢  Il trauma del quarto piano Era estate e ci eravamo appena trasferiti dalla casa popolare di Via Montanari a quella situata al quarto piano in Via Paolo della Cella. Pur trattandosi dello stesso quartiere, il cambiamento fu per tutti noi piuttosto traumatico. Il nuovo alloggio si trovava infatti in uno stabile che dava su una via rumorosa e trafficata.  Per di più non c’era neppure un poggiolino ove porre dei vasi di fiori e stendere comodamente il bucato. La mamma usava una lunga carrucola per appendere i panni sulla corda e ogni volta aveva il timore di cadere ...

Madre Arrighi: Il velo tolto e la danza segreta ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa resta degli anni di collegio? Spesso le sensazioni: il fruscio di una tunica, l'odore di un giardino o un sorriso che sapeva di libertà. In questo racconto, la memoria torna all’Istituto del Sacro Cuore di Castelletto, a Genova, per ritrovare il volto di Madre Arrighi, una figura che ha saputo trasformare il rigore della clausura nella leggerezza di una danza. (Daniela Barone) ▪️ Un sorriso tra le tuniche nere La suora che prediligevo nel maestoso Istituto liberty del Sacro Cuore che frequentai per cinque anni si chiamava Madre Arrighi. Non so quale fosse il suo nome di battesimo. Per tutte le piccole e grandi allieve del collegio lei era Madre Arrighi e basta. Com’era diversa dalle sue consorelle! Pur indossando la medesima tunica nera, si distingueva per il marcato accento emiliano, i lineamenti perfetti e la dentatura candida ma soprattutto per il sorriso disarmante. Nulla le faceva mai corrugare la fronte. Madre Arrighi era il ritratto dell...

Innamoratevi! La lezione di poesia e amore di Roberto Benigni

(a.p. – Introduzione) ▪️ Attilio De Giovanni è lo stralunato docente di letteratura italiana, impersonato da Roberto Benigni, che in una celebre sequenza del film La tigre e la neve (2005) si lancia, davanti a una platea di alunni, in un sorprendente elogio della poesia, dell’amore e del coraggio. Con immagini visionarie e intuizioni comiche, il docente cerca di trasmettere ai ragazzi la sua passione per l'arte e per la gioia di vivere. Una passione umana destinata a rimanere nella dimensione dell’impossibile e incrociare una cocente delusione? Nulla è impossibile. Per questo motivo, l'intervento di Benigni che segue non è solo un omaggio alla poesia, ma un vero progetto di vita e il contesto essenziale per comprendere a fondo la bellezza e la forza del testo tratto dal film. Roberto Benigni: «Innamoratevi!» (Roberto Benigni – Testo) ▪️ «Su, su, svelti, veloci, piano, con calma, non vi affrettate. Non scrivete subito poesie d’amore che sono le più difficili, aspettate almeno un...

Votare è un diritto, capire le conseguenze del proprio voto è un dovere verso la Costituzione ✍️ 🗳️

(a.p.). Il 22 e 23 marzo non saremo chiamati solo a barrare una casella, ma a decidere se e come modificare l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Un tema così denso merita uno spazio di riflessione laica, tecnica e civile. Per questo abbiamo deciso di confrontarci apertamente, analizzando le implicazioni reali di questa riforma sulla vita dei cittadini e sull'indipendenza della magistratura. Un'occasione per trasformare il dubbio in opinione consapevole. Vi aspettiamo. Ne parliamo a Pisa, in un luogo di ascolto e dialogo: • Dove: Chiesa Valdese di Pisa, Via Derna 13. • Quando: Lunedì 16 marzo, ore 18:30. • Con chi: L’Avv. Eunice Ng Pak e il Dott. Angelo Perrone (Giurista, già magistrato). ❇️ Postilla Letture per arrivare preparati all’incontro ℹ️ Riforma costituzionale: i 4 punti critici per i cittadini 📦  ℹ️ Referendum: la delega in bianco e il “salto nel buio” 🤸‍♂️

Riforma costituzionale: i 4 punti critici per i cittadini 📦

(a.p.). L'architettura costituzionale italiana poggia su un equilibrio delicatissimo, dove l'autonomia della magistratura non è un privilegio di casta, ma la garanzia ultima per ogni cittadino di fronte all'arbitrio del potere. 🟣 Oggi, quell'equilibrio viene messo in discussione da una riforma che, sotto il vessillo dell'efficienza, rischia di alterare profondamente il volto della nostra democrazia. Il discredito della politica — quando diventa così audace da voler "disciplinare" la giustizia — finisce per erodere le basi stesse della libertà.  🟣 Non è solo una questione per addetti ai lavori: riguarda la qualità della tutela che riceveremo domani in un'aula di tribunale. Per fare chiarezza nel labirinto normativo, abbiamo isolato i nodi cruciali del provvedimento. 📦 Sintesi della Riforma: I 4 Punti Critici La riforma costituzionale della giustizia introduce mutamenti profondi negli equilibri tra i poteri dello Stato. Al di là degli obiettivi dic...