Passa ai contenuti principali

Le regole del cuore

Commento a "Movida e alcol, viaggio nella notte dei giovanissimi"


di Marina Zinzani

Quando si leggono notizie che riguardano i giovani, come il precoce consumo di alcol, ci si chiede cosa manchi, cosa non abbia funzionato nella loro formazione. Dove sia andato il più normale rispetto per un luogo non proprio, per gli abitanti di quel luogo che si ritrovano la mattina dopo bottiglie vuote, sporcizia, degrado, e inoltre non hanno potuto riposare la notte. Come altre notti, anche se la mattina dopo devono andare a lavorare. Il mancato riposo è un danno, non è una cosa da poco, a lungo andare porta a delle conseguenze, oltre al nervosismo e alla rabbia. 
Pervade il senso di non essere più padroni della propria piccola realtà, fatta di un quartiere che magari un tempo era tranquillo, e che oggi si trasforma sull’onda della movida. Divertirsi. Sballarsi. Con ogni mezzo artificiale possibile. È la moda. Conformarsi a tutti i costi. E pensare anche alla droga che gira sotto casa non è una cosa divertente.
Ci si sente impotenti, e si ricordano i propri tempi, il padre che alzava la voce se si aveva risposto male a qualcuno, o non diceva nulla ma fulminava con un’occhiata. C’era un’idea del rispetto che non era fatta solo di forme, il buongiorno, il buonasera alla vicina di casa, ma c’era una sensibilizzazione alle esigenze dell’altro, e se questa sensibilizzazione veniva circostanziata da regole il risultato finale era positivo lo stesso: la regola permetteva il mantenimento della libertà dell’altro. Nel caso in questione che si può far sì baldoria la sera, ma la gente ad una certa ora deve dormire.
Pochi rimpiangono il pre ’68, in cui la figura del padre dominava su tutto. Non venivano rispettate le esigenze di chi stava sotto questa figura e doveva subire le sue decisioni, fare i conti con le sue aspettative, la sua figura autorevole non veniva messa in discussione.
Purtroppo da un estremo si arriva spesso ad un altro estremo, e le rivoluzioni difficilmente finiscono bene, lo insegna la storia. Si abbatte un potere, ma ne arriva un altro, più subdolo, che sembra liberatorio. Ma sono altri lacci, altre violenze, condizionamenti psicologici, e quando lo si capisce è troppo tardi.
Forse Pasolini lo aveva intuito, forse quando parlava di omologazione aveva visto il futuro. Quel futuro che ha portato al guardare ora alle nuove generazioni e ai loro eccessi, uno dei quali l’alcol. Il corpo così segnato dal bere in giovane età cosa diventerà avanti negli anni? Quali conseguenze fisiche ci saranno? Non esiste neanche l’idea di preservare la propria salute, perché su di tutto prevale quell’omologazione che porta a non avere pensieri propri, l’importante è stare nel gruppo, non essere emarginati, non esprimere un’opinione diversa, non tentare un altro comportamento per non essere additati e forse denigrati. L’importante è non rimanere soli.
Il post ’68, andando ad abbattere la figura del padre, ha reso fluido ogni potere. Talmente fluido che non lo si riconosce, l’educazione non trova particolari punti di riferimento, il rispetto insegnato forse da piccoli non viene applicato, il mondo è loro, in una sorta di egocentrismo in cui questi giovani sono cresciuti, fin da quando sono nati. 
A chi ha vissuto il post ’68 ma con i genitori che la pensavano ancora come i loro nonni, ed ha combattuto per un’emancipazione delle idee, che sa cosa significhi “l’uccisione del padre”, processo necessario per trovare la propria identità, la propria strada, a chi ha vissuto le battaglie di allora, rimane un senso di smarrimento, perché quelle battaglie sembra abbiano prodotto ben poco. I genitori non hanno saputo trasmettere delle cose essenziali ai figli e si è creato un vuoto dilagante, che i giovani cercano di riempire con l’idea effimera ed avvilente di un divertimento a tutti i costi, appunto artificiale. Un tempo era il ballo, incontrare persone, innamorarsi, l’attesa. L’attesa anche di un motorino, di un capo di abbigliamento.
In questo mondo invece pieno di oggetti, si sente che manca tanto altro. La capacità di emozionarsi, l’attenzione all’arte, al bello, agli altri. Certo, la vita è ben complicata, e crescere i figli oggi non è cosa facile, la madre deve fare mille lavori, dentro e fuori casa, il padre non alza più la voce, anche giustamente, cerca di essere amico, di parlare con il figlio, e la linea più comune che si segue è quella di seguire gli altri. Un amico fa una cosa, i genitori glielo permettono, e anche quei genitori restii e dubbiosi alla fine cedono. Come se qualcuno avesse deciso per loro, gli altri, qualcun altro che alla fine educa il proprio figlio.
Un potere misterioso, non individuabile solo nella mamma o nel padre di quell’amico, ma qualcosa di più subdolo, per cui alla fine si cede per stanchezza, per quieto vivere, per cui c’è una sorta di resa. D’altronde il ragazzo non deve restare solo, è giusto che stia con degli amici, non può diventare un asociale. Anche se quello che accade spesso ai loro figli è cosa sconosciuta, solo intuita.
Il cammino difficile non può essere definito solo da regole scritte. C’è molto da fare. Educare ai sentimenti, non solo iscrivere i giovani ai tanti corsi, per farli sentire parte di qualcosa che fanno tutti. E i sentimenti si apprendono in modo misterioso, per svariate vie. Anche in solitudine. L’empatia verso gli altri è un percorso che alla fine porta alla comprensione delle fragilità altrui. Delle necessità altrui. Che alla fine porta al rispetto, senza regole imposte, se non quelle che uno si dà, quelle del cuore.

Commenti

Post popolari in questo blog

La minaccia che sconvolge la vita

Il coronavirus ha provocato anche reazioni irrazionali. Psicosi? Le società moderne, così interconnesse, sono impreparate di fronte ad eventi insidiosi. L'insicurezza rispetto a ciò che è sconosciuto e incontrollabile (ap *) Ci vuole tempo per rispondere a domande difficili. Quelle che affiorano con il passare dei giorni, appena riavuti dal primo spavento. Sulla normalità della vita, sullo stravolgimento del tran tran quotidiano, sul modo di lavorare, di divertirsi. Prima ancora sulla maniera di affrontare un problema collettivo, serio ed importante. E’ avvenuto in questi giorni. Sono i momenti, così attuali e drammatici, del virus che viene dalla Cina e ha un nome tanto strano, “corona”, che non sembrerebbe proprio quello di una malattia terribile.

🖋️ Felicità senza limiti: Hemingway e la nostalgia della Parigi anni '20

(Introduzione a Marina Zinzani). Può una sola frase racchiudere il peso delle relazioni umane e il desiderio di libertà? Attraverso le pagine di "Festa mobile", Marina Zinzani ci conduce tra i bistrot di una Parigi perduta, dove la creatività cercava spazio tra i limiti imposti dal mondo e dagli altri. (Marina Zinzani) ▪️ La Parigi di "Festa mobile" “Quando giungeva la primavera, anche la falsa primavera, non restava che da risolvere il problema del posto in cui sentirsi più felici. L’unica cosa che poteva rovinare una giornata era la gente e se riuscivi a evitare di prendere impegni, non c’era giorno che avesse limiti. Era sempre la gente a limitare la felicità, tolti i pochissimi buoni proprio come la primavera.” (Ernest Hemingway, “Festa mobile”). “Era sempre la gente a limitare la felicità.” È la Parigi degli anni Venti di cui Hemingway parla, quella che lui ricorda con struggente nostalgia. Si può immaginare un mondo a sé, affascinante e privilegiato, appuntame...

Viaggio in treno: il tempo sospeso di una vecchia e di una giovane 🚂

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa diremmo a noi stessi se potessimo incontrarci in un vagone sospeso nel tempo? In questo racconto a due voci, una stazione di Genova avvolta dalla nebbia diventa il portale per un incontro impossibile. Tra scompartimenti anni '70 e libri dai titoli quasi identici, una donna matura e una giovane ragazza si specchiano l'una nell'altra. Un dialogo delicato che attraversa i decenni, dove i sogni di ieri diventano i ricordi di oggi e la vita, come un treno, corre veloce tra rimpianti e insperate rinascite. (Daniela Barone).  La viaggiatrice vecchia: un ritorno al passato Stamattina soffia un rigido vento di mare. Rabbrividisco nel piumino pesante e mi affretto in stazione.  Il mio treno è in ritardo ma lo preferisco all’autobus, sempre molto affollato e lento a districarsi nel traffico di Genova. Finalmente sento il fischio che segnala il suo arrivo. La visione delle vetture di un marrone inconsueto mi ha lasciato a bocca aperta: sembrano pro...

Lettera di un padre alla figlia che parte

(a.p.*) ▪️ L'annuncio e i ricordi. “Papà, abbiamo intenzione di sposarci”. È la frase che ogni genitore si aspetta di sentire prima o poi, che ascolta con qualche timore, e con cui deve confrontarsi, facendo i conti con un groviglio di emozioni. La sua bambina è improvvisamente cresciuta, e lui, il genitore, non è più l’unico uomo, o donna, della sua vita, il soggetto principale intorno al quale la vita del figlio ha ruotato per tanto tempo. Pagine di letteratura, saggi, immagini di vita quotidiana, scene cinematografiche memorabili sono dedicate a questo tema eterno e sempre attuale: il figlio che lascia la casa paterna e comincia una nuova vita. E il padre e la madre, di fronte a quell’annuncio, rivedono, in sequenza, tanti passaggi della vita familiare. 🎈 Radici d'infanzia: Fregene, film e confidenze Anche a me è capitato, come a quel genitore, nel film “Il padre della sposa”, di ricordare alcuni momenti trascorsi con te, Daria: La carrozzina che ...

Un attimo di respiro: la vulnerabilità dell'amore 🎻

(Introduzione a Laura Maria Di Forti).  Un'esposizione totale dell'anima, dove il sentimento si fa vibrazione e ferita. In questo testo, l’amore non è rifugio, ma una tempesta che scardina ogni difesa, lasciando il cuore nudo e alla mercé di uno sguardo, anche se distratto. Una riflessione sulla fragilità del desiderio e sull'effimero respiro di un legame che appare e svanisce come vento. (Laura Maria Di Forti). La nudità del sentimento Mi sento nudo, esposto. L’amore che sento forte e vibrante come corda di violino, come un tamburo percosso dalla ferocia del colpo inferto con audacia devastante, ebbene questo amore mi rende fragile, dolorosamente alla mercé del tuo sorriso, di un tuo interessamento e di uno sguardo buttato anche per caso verso di me. L'incendio e la seduzione Sei un fuoco che mi arde dentro, sei la tempesta che sconquassa ogni mia resistenza distruggendo l’impalcatura della mia anima, e sei la magia, l’incanto, sei la seduzione che si è fatta persona e...