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Monsieur Sancartes (4)

L’antiumanismo pratico


di Bianca Mannu

(angelo perrone) Uomini e donne dai nomi allusivi dialogano tra loro, in realtà chiacchierano in monologhi. Il testo raccoglie tutte le voci, ma le tiene separate. Così, distintamente, le presentiamo.
I personaggi spaziano su temi diversi, letterari, sociali, di varia umanità. Dalla poesia alla creazione di miti, dal patriarcato al femminismo, al ricorso alle pseudoscienze, infine alla inesauribile furbizia umana.
Constatano l’effetto del suono verbale sul silenzio circostante e si muovono sulla soglia del non-senso. Ma evitano di oltrepassarla, il loro in fondo è un gioco di parole. Per divertire il lettore.
Dopo Madame Hardie (1), Madame Combat (2), e Madame Sansoucis (3), ecco Monsieur Sancartes (4)

Il metro usuale del desiderio umano 
mitizza di Lui nel pieno del trambusto
e volendo spezzar le reni allo scompiglio 
lo invita a comparire di persona …
Eccolo – solenne idea! – pare aleggiare 
da dio pacioso sulle lacune umane. 
Tutto si tende e ferma - pare magia …
Lui - finto obbediente - sembra indicare  
d’essere presente: lo è - vuoto di figura -
lo è nel sogno d’uomo … solamente!
Sogna l’Uomo il suo vero sogno ricorrente:
sopra ogni cosa il suo Potere sogna!
Dice - mentendo - che il Silenzio vive. 
Dice – falsando – che respira nel taglio
della morta loquacità del suo dissimile...
Nasce atto sospeso – emerge in negativo 
- sì sì sì -
dentro strani segmenti matematici – 
polinomi dementi concepiti 
ed escreti da rari mostri umani. 
Noi normali o semplici siamo esclusi -
noi per avarizia o inopia di natura -
da quel vortice d’onda siamo esclusi!
Dal nostro ottuso fuori - iterando 
assiomi enigmatici - qualcosa balbettiamo 
della sua sorda almanaccata eco.
Giochiamo all’altalena delle apologie
in groppa alla relatività più seducente 
che salta il dosso dell’invenzione pura!
Sogna e ri-sogna l’Uomo – cocciutamente -
 il suo vero sogno ricorrente:
sopra ogni cosa d’essere possente
Anche su donna in molte guise sogna:
e come creatura del suo sogno stima – 
greve o leggera - scaltra o schietta sia -
purché scimmia d’ogni suo intento sia.
Entro la siepe del paterno fondo
l’arcaico occhio d’uomo striscia – maschio
e biscia – verso il femminile corpo -
in segreto lo cova - lo palpeggia
proprio nell’ora pia che al Silenzio  
- proprio lui devoto - consacrato aveva 
con tutta la compagnia dei convitati.  
Ma il naturale inciampo d’un respiro
turbato dalla soave crespa dell’orlo
garbatamente serico sull’inibito
patimento d’una seminuda gamba
 - tremula come se recisa e stramba –
pare colta nel cuore d’una malsana
frenesia … e stranamente deambula
tranciata dal corpo della bambola!
Allo stizzito Sssibilo che pare 
non avere fonte - il dio Silenzio 
certamente fonde giù dall’altare  
sbanda e muore per collasso …
Ciò pensa la fisica dell’uomo grasso!
«Il No-acusia giace detronizzato 
allo sfiato tremendo e ineducato» -
crede così l’uomo pio compunto.
Per vero il Silenzio era già defunto
all’incipit sonoro scriteriato
nel mezzo della silente liturgia 
quando la donna andò in telepatia. 
Lo sfiato non fu colpevole minaccia  
ma - forse appuntito - colse l’efficacia: 
giù vetri e cocci allora quanto un botto –
frantumi virtuali del Silenzio distrutto!
A piedi nudi potrò ballarci sopra
- calpestare i cocci senza dire: occi!
Ma lui – l‘Ectoplasma rotto – se rotto  
“non è né “mai è stato” - e se fu –
dove la traccia - dove il solco scavato?   
Eppure – cara material-scientista mia – 
in quella vacuità di fremiti accennati
potresti anche tu restarci trapassata!

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