Passa ai contenuti principali

Franco Battiato, artista senza confini

La musica di Franco Battiato parla al cuore della gente. Il suo tono discreto regala una calma trasognata, che infonde una serenità misteriosa


(Angelo Perrone) Se n’è andato in “silenzio”, così come, in un certo senso, aveva sempre vissuto. Può sembrare paradossale, a proposito di Franco Battiato, morto a 76 anni in Sicilia dopo lunga malattia, evocare la dimensione del silenzio, come cifra di una vita. Tutto sbagliato di fronte a un artista famoso, spesso alla ribalta con tanti successi indimenticabili come La cura, Centro di gravità permanente, Voglio vederti danzare?
Eppure, sì, qualcosa, pensando a lui e ascoltando le sue note, ci spinge sempre oltre l’apparenza del clamore, disvela lo stile dell’uomo e delle sue note, rimanda ad un modo discreto e pudico di vivere i sentimenti. Appunto, descrive infine uno spirito sommesso e silenzioso.
I critici, non a torto, hanno difficoltà ad inquadrare la sua opera, a dar etichette, incasellare l’indefinito. Come potrebbero? Un artista come lui non si fa fissare da nessuna parte, sfugge alle classificazioni, vola libero ed inquieto. Il suo è un continuo passare da un genere all’altro, da una sponda a quell’altra della musica, per inquietudine e curiosità. 
Ecco le incursioni nel pop, nella musica elettronica, persino nella lirica. Per non dire dell’interesse per la pittura e il cinema. Battiato è sempre sfuggente, se lo si cerca in un posto convinti di andare a segno, eccolo che non lo si trova, è già altrove. Impossibile circoscrivere la sua opera a un genere. Non è eclettismo, superficialità, inseguimento delle mode. Lui non lo si trova mai di sopra, piuttosto di sotto, nel profondo.
La sensazione che rimane in chi ascolta le sue composizioni è piuttosto quella dell’urgenza di peregrinare. Questo, sembra dire, il bisogno che dà senso alla vita, addirittura il suo scopo più vero, seppur nascosto. Ciò che offre conforto è l’appassionata ricerca dell’elemento che manca o non vediamo. E poi la sensazione di avere colto qualcosa, prima di rimetterci di nuovo in viaggio.
La ragione ultima della vita, suggerisce Battiato, è nello scendere nel profondo, sotto traccia, senza farsi ingannare da scenari sgargianti e luccicosi. Il modo di sfuggire alla retorica dei sentimenti, alle parole facili e vuote è parlare sommessamente quasi senza farsi sentire, intrecciare un esile dialogo con chi vuole ascoltare. 
Non importa se le parole che inventiamo troveranno strade per essere ascoltate. Il cuore è raggiunto solo con delicatezza, come fa il canto dolente di Povera patria, struggente elegia della mancanza e della ferita di fronte ad un paese che assiste inerte alla decadenza della bellezza e della dignità.
Ciò che rimane, in chi ascolta, è più prezioso dei rumori che riempiono le giornate senza senso. I suoni di strada stordiscono, non regalano nulla allo spirito. Cosa rimane allora da tante delle sue note, cantate con estremo pudore? È il miracolo di una calma trasognata e silenziosa, che non sana le ferite né attenua i dolori, ma, chissà come, riesce a trasmettere una miracolosa serenità.
Forse accade perché, non fermandosi alla superficie e alle apparenze, si riesce ad ascoltare la voce che viene da molto lontano. Quasi un frammento di assoluto. Battiato, a chi chiedeva ragione del perché L’ombra della luce, che non era neppure tra le sue opere più riuscite, sapesse infondere quello strano senso di calma, spiegava che quel pezzo “era arrivato da altrove, mentre era assorto in meditazione”. 

Commenti

  1. maria Cristina Capitoni19 maggio 2021 alle ore 08:42

    ..."vola libero ed inquieto".
    Grande Dottore, grande pezzo, bravo!.
    Battiato non era "maestro", odiava essere cosi' appellato, era tutto cio' che lei eccellentemente descrive, ma sopratutto una delle poche persone che dell'onesta' mentale ha sempre fatto la sua bandiera, sbagliando tante volte, ma sempre con quel modo di parlare da "ragazzino imbranato", che gioca un po' a far l'asceta e sempre un passo avanti, semplicemente perche' seguiva se' stesso e non gli altri.Per un attimo e' tornata quell'estate dell'82 e tutto quel fine secolo di bandiere e cinghiali bianchi di patrioti alle armi e di caffe' de la Paix che non scorderemo mai.
    Grazie Francesco;
    Grazie Dottore, non sbaglia un colpo!

    RispondiElimina
  2. Grandissimo dottor Perrone
    Ha fatto una meravigliosa analisi
    Complimenti

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Lettera a Elisabetta, la figlia nata due volte 🤱

(Introduzione a Daniela Barone). I legami superano le distanze, le incomprensioni e persino le separazioni forzate. In questa lettera, una madre ripercorre la storia di sua figlia Elisabetta: un viaggio fatto di ribellioni necessarie, rinascite dolorose e una ricerca incessante della propria libertà. Dalla sofferenza di un "secondo parto" emotivo alla conquista di una vita autentica, questo racconto è un inno all'amore indissolubile e alla forza di ricominciare. (Daniela Barone). Il debutto di "Pentolina" e i primi anni Eri nata una mattina soleggiata di dicembre, alla stessa ora in cui avevo dato alla luce Francesco, il tuo fratello maggiore. Quando ti avevano messa fra le mie braccia ero rimasta un po’ delusa dalle tue fattezze: mi aspettavo una bimba dai capelli biondi e radi come quelli di Francesco ma tu stranamente avevi una capigliatura castana lunga e folta che ti faceva assomigliare ad una scimmietta.  Il tuo visino era così largo che tuo padre ti aveva...

Nefertiti, regina silenziosa, e la mia voce ritrovata: il riscatto come donna 👑

(Introduzione a Daniela Barone). Gli incontri attraversano i millenni per parlarci direttamente al cuore. Durante un viaggio in Egitto, tra i colossi di pietra e il soffio del deserto, la figura di Nefertiti esce dai libri di storia per diventare lo specchio di una rinascita personale. Questo racconto è il diario di un’epifania: la scoperta che la regalità non risiede in un copricapo d’oro, ma nella forza di riprendersi la propria voce. (Daniela Barone). Sotto il sole di Luxor: l’incontro con l’eterno Nel mio ultimo viaggio in Egitto trascorsi una giornata al maestoso sito archeologico di Luxor, la Tebe dell’antichità. La guida locale che parlava italiano con un leggero accento calabrese ci aveva mostrato sotto un sole rovente i colossi di Memnone, la Valle dei Re e il tempio di Karnak. Dopo aver ammirato la mummia annerita del giovane Tutankhamon, morto a soli diciannove anni, contemplammo i mirabili dipinti che ritraevano il faraone Akhenaton.  Nella stele di confine che prende i...

Il diritto a peso: quando la tangente diventa "modica" 💊

(Introduzione ad a.p.). L’Italia sperimenta la "farmacopea del diritto". Il ministro Carlo Nordio replica alle richieste di rigore dell’Unione europea in materia ammnistrativa e propone di sdoganare la corruzione di "lieve entità", equiparando la mazzetta alla modica quantità di stupefacenti. Un’analisi sul rischio di una democrazia svenduta al dettaglio, dove la legalità si misura col bilancino e il malaffare diventa un peccato veniale. (a.p.). Mentre l’Unione Europea sollecita l’Italia ad adottare misure più incisive contro la corruzione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde in Parlamento con una tesi che ha il sapore del paradosso: «Non è una bestemmia parlare di modeste mazzette». Secondo il Guardasigilli, se l’ordinamento già contempla la "lieve entità" per il possesso di stupefacenti, lo stesso principio dovrebbe valere per il pretium sceleris della corruzione. La farmacopea del diritto: dosi omeopatiche di malaffare Siamo alla farmacope...

25 aprile, la Resistenza come manutenzione della democrazia 🇮🇹

(Introduzione ad a.p.). Il 25 Aprile oggi: non solo memoria, ma cantiere aperto della democrazia. In un’epoca di spinte autoritarie e riforme che minacciano gli equilibri costituzionali, la Resistenza si riscopre come forza dinamica e costruttiva: il presidio necessario per garantire diritti, dignità e giustizia a ogni cittadino. (a.p.). Un’eredità dinamica tra memoria e progetto C’è un filo rosso che lega le montagne della Val d’Ossola alle aule della Corte Costituzionale, un’eco che non si è spenta con l’ultima raffica del 1945 ma che continua a vibrare ogni volta che un "peso" cerca di schiacciare il suo "contrappeso". Oggi la cronaca ci impone di declinare questo termine nel suo significato più alto e urgente: la resistenza delle istituzioni. È necessario però liberare il termine da una concezione puramente “negativa”: la Resistenza non è solo un’attività passiva e difensiva, un semplice "no" opposto al declino, ma una posizione costruttiva e dinamica,...

Michela, l’amore che bruciava in silenzio: una storia clandestina nata in ospedale 🏥

(Introduzione a Daniela Barone). Il ricordo di un primo amore è spesso custodito in un cassetto a doppia mandata, dove la nostalgia si mescola alla consapevolezza della maturità. La storia di Orlando e Michela non è solo il racconto di una passione nata tra le corsie di un ospedale alla fine degli anni '90, ma una riflessione profonda sul peso del tempo, sulle convenzioni sociali e sulla differenza tra l'amore clandestino e la libertà di tenersi per mano. Un viaggio emotivo che esplora il confine sottile tra l'incanto di un sogno giovanile e la realtà dell'età adulta. (Daniela Barone). L'inizio tra le corsie Era la metà di dicembre del 1999 quando io, Orlando, allora appena ventunenne, ero stato assunto come infermiere all’ospedale di C. Avevo conseguito brillantemente il diploma e non vedevo l’ora di iniziare a lavorare. I turni erano pesanti, specialmente quelli di notte ma dopotutto mi restava abbastanza tempo per il riposo e lo svago. Non uscivo con nessuna raga...