Passa ai contenuti principali

Riscrivere la verità

(Altre riflessioni in “Il vittimismo politico, arma di vendetta e prevaricazione”, su Critica liberale 17.3.25)

(Angelo Perrone) Il passato diventa spesso un’arma, non sempre di verità, tanto meno di giustizia. Tragedie, ferite, persino falsità sono brandite come spade. E spingono a commettere nefandezze. La strategia induce a formulare rivendicazioni infondate, compiere abusi ed aggressioni, giustificare violenze verso innocenti, siano essi individui o popoli.
Leader come Vladimir Putin e Donald Trump stanno utilizzando narrative storiche, reali oppure costruite artificiosamente, per motivare le loro azioni. La cosa funziona, garantisce consensi, ed è persino contagiosa, perché seduce maggioranze. 
Il tratto politico esteriore che caratterizza simili atteggiamenti è una forma di “nazionalismo” comune a tutti i regimi di destra, autarchici e illiberali, che fa presa sulle masse, mentre oppositori e critici sono incapaci di adottare contromisure retoriche.
Putin ha promosso una narrativa di "grandezza russa" che giustifica interventi militari e permette repressioni interne. Trump, invece, ha adottato lo slogan "America First", che porta a politiche protezionistiche (i dazi sulle merci) e a un atteggiamento conflittuale con gli alleati storici su rapporti commerciali e alleanze strategiche. 
Di solito si finisce per interpretare l’enormità di questi atteggiamenti clamorosi in termini imprevedibilità. L’azione dei leader mondiali è così stupefacente e clamorosa da risultare alla fine imprevedibile, in sostanza incomprensibile. 
Putin, in spregio delle norme internazionali e dei propositi di distensione globale, ha sostenuto conflitti regionali, ha annesso la Crimea nel 2014, soprattutto ha invaso l’Ucraina, violando la sovranità del paese.
Trump, dal canto suo, cogliendo di sorpresa alleati e avversari, si è ritirato dagli accordi internazionali sul clima e il nucleare iraniano, ha deriso volgarmente il dramma palestinese immaginando di creare a Gaza un resort e di deportarne gli abitanti, soprattutto ha compiuto un voltafaccia durante la messinscena alla Casa Bianca con il presidente Volodymyr Zelenskij. 
È ribaltata l’idea che l’America sia il paese leader del mondo libero, difensore di valori di giustizia e libertà.
Eppure l’imprevedibilità non è così indecifrabile perché ha come premessa ideologica proprio la retorica falsamente vittimistica iniziale. La Russia è portatrice (per sua volontà) irrisolta del trauma storico della seconda guerra mondiale, e ricorre alla mitologia dei caduti sovietici contro il nazismo per giustificare ogni suo passo odierno, sia pure il più abominevole e violento, come i massacri di civili in Ucraina, gli stupri delle donne, il bombardamento di obiettivi civili, il trasferimento forzato di 20.000 bambini ucraini in Russia a scopi di pulizia etnica e rieducazione.
L’America, per bocca di Trump, ha l’ardire di presentarsi oggi come vittima del mondo intero, in particolare dei paesi occidentali ma anche del terzo mondo, lamentando che “l’hanno saccheggiata”, da predatori che si sono arricchiti alle sue spalle, tanto da pretendere oggi che venga risarcita. 
Sarebbe solo ridicolo se non fosse drammatico e pericoloso. Il paese più ricco del mondo, il più benestante, quello che domina il mondo quanto a forza militare e tecnologica, ha la spudoratezza di presentarsi, lui, come vittima del mondo, in particolare della vecchia Europa, e persino di tutti quei paesi poveri (vedi il discorso di Trump alla nazione) che hanno avuto sì soldi, ma erano aiuti contro la fame, la disoccupazione, le guerre.
L’atteggiamento di oggi è motivato da narrazioni di un passato, nel migliore dei casi, mai risolto e metabolizzato o artatamente tenuto vivo (trauma sovietico della guerra), altrimenti strumentalizzato o addirittura falsificato alla maniera di Donald Trump.
Il profilo più grave e pericoloso è che la risultante di queste letture storiche è la vendetta, la ritorsione, il risarcimento rispetto a torti veri o presunti del passato. Sono leciti i massacri ucraini. Si possono mettere le mani su Groenlandia, Panama, terre rare, e poi nelle tasche degli europei. L’oggi esige risarcimenti e restituzioni anche se sono trascorse generazioni, altri sono gli interlocutori e i rapporti. I vecchi torti (ammessi che ci siano) vanno vendicati, ripagati e con gli interessi.

Commenti

Post popolari in questo blog

Tra i due litiganti il terzo gode: la saggezza popolare in una mollica

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti) ▪️ Il proverbio di oggi: “ Tra i due litiganti il terzo gode ”. Non si è mai soli neppure nei litigi. Chi beneficia dei contrasti altrui? La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca ,  Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco (Laura Maria Di Forti – PROVERBIO) ▪️ Senza pensieri seduto su una pan...

Quel fiume colmo che straripa: il ritorno della Terza Pagina, cura dell’anima 📝

(Introduzione a Paolo Brondi). C’è stato un tempo in cui aprire il giornale significava imbattersi in un’oasi di silenzio e riflessione. Si chiamava Terza Pagina: il luogo dove i fatti di ieri diventavano le idee di domani. Oggi che la cultura è spesso confinata negli angoli o sommersa da un flusso incessante di stimoli, riscoprire quella 'voce' non è nostalgia, ma resistenza. È la riconquista di quel fiume che, quando è troppo colmo, rischia di travolgerci. Fermiamoci un istante, per ritrovare noi stessi tra le pieghe di un foglio e i versi senza tempo di Borges. (Paolo Brondi) ▪️ La rigenerazione del pensiero La rilettura della terza pagina, così come compariva sul Corriere della sera ormai in tempi lontani, potrebbe valere come una rinascita, una rigenerazione, una riconquista d'equilibrio. Lo scorrimento delle pagine che oggi relega la cultura quasi in ultimo, oltre l'addensarsi di un sapere plurisignificante, è per la coscienza del lettore come un fiume che troppo ...

Come una farfalla: il battito d'ali che sa di casa 🦋

(Introduzione a Valeria Giovannini). L'elaborazione del lutto e il legame indissolubile con chi non c'è più passano spesso attraverso piccoli segni della natura. In questo racconto, un pranzo in montagna si trasforma in un momento di spiritualità e tenerezza, dove una farfalla diventa il ponte tra il passato e il presente, tra la terra e il "mondo altro". (Valeria Giovannini). Una visita inaspettata nel giardino di casa Nel giardino di casa, in montagna, oggi è avvenuta una magia. Stavamo pranzando all'aperto, come sempre, quando una stupenda farfalla si è posata su un muro. «Mamma, papà, guardate che bella!». «Ah sì, è la nonna Anna». Mio figlio mi ha guardata perplesso, mio marito ha fatto segno per dire che sono matta. No, è che io ho sempre avuto la convinzione che la nonna mi avrebbe salutata così, dal mondo altro. Così, l'ho raccontato ai miei due uomini. Il ricordo dell'ultimo fremito Quando le si fermò il cuore, avevo la sua mano, scossa dagli ulti...

Il nostro mondo

di Marina Zinzani (“Dans le monde entier” – Françoise Hardy) Attorno al mondo  al nostro mondo mettiamo recinti per proteggere affetti

Gli amanti di Marc Chagall, tra sogni volanti e la solitudine della realtà

(a.p. - INTRODUZIONE) ▪️ Fantasie popolari, figure volanti, personaggi solitari. Il presente, in Marc Chagall, è sempre trasfigurato in un sogno che richiama le suggestioni della sua infanzia, comunque felice nonostante le tristi condizioni degli ebrei russi, come lui, sotto lo zar. Colori liberi e brillanti accompagnano figure semplici e sinuose, superano i contorni dei corpi e si espandono sulla tela in forme fantastiche. Le sue opere sono dedicate all’amore e alla gioia di vivere, descrivono un mondo poetico che si nutre di ingenuità ed è ispirato alla fiaba, così profondamente radicata nella tradizione russa. (Marina Zinzani - TESTO) ▪️ Desideravo una casa, un luogo caldo ed accogliente in cui tornare la sera. Desideravo qualcuno a cui raccontare la mia giornata. Desideravo un grande albero, a Natale, pieno di luci e di regali. Desideravo una bambina che mi accogliesse buttandomi le braccia al collo. “Il mio papà!”: ecco le sue parole. Desideravo un luogo di vacanze, ma soprattutt...