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Il Sosia di Fëdor Dostoevskij

di Liana Monti

Il Sosia è un libro avvincente. La storia stranisce e ci lascia con mille domande. Suscita riflessioni.
Cattura il lettore con empatia verso "il nostro eroe". A tratti appare un’immersione sotto il profilo filosofico, psicologico e sociale.
Un’incredibile miscela di cose non dette, spiegazioni non ricevute, ricerca disperata della verità. L’accanimento nell'inseguire la via giusta, e la disperazione dello sprofondare nell'allontanamento fisico e sociale anche e soprattutto provocati dal suo sosia. Ma in realtà tutto questo decadimento sociale inizia prima dell'apparizione del suo "nemico".
L’incipit del romanzo ci introduce in una inquietudine del vivere quotidiano. Ci sono routine che sono alla base delle sue giornate, ma coperte da un velo di nebbia, vetri appannati, una giornata grigia e torbida, pareti polverose, e queste appaiono come le parole chiave per meglio comprendere l’intero romanzo.
Il protagonista già da tempo si è accorto di una sorta di malessere. Viene seguito da un medico che gli propone una cura e offre consigli sulla sua vita quotidiana che, a quanto pare, egli fatica a seguire. “Lei deve realizzare una radicale trasformazione di tutto il suo sistema di vita, e in un certo senso riformare totalmente il suo carattere.” Sembrerebbe semplice, un problema e una soluzione. Ma nel mondo della narrazione di Dostoevskij nulla è mai realmente semplice come potrebbero suggerire le parole, la vita vera, fatta di mille ostacoli, di sottili difficoltà con grandi conseguenze, è tutt’altra cosa.
“La maschera me la metto solo a carnevale, e non la porto ogni giorno davanti agli altri.” Egli non vuole scendere a compromessi, vorrebbe rimanere sé stesso, ma con tanta sofferenza interiore. “Goljàdkin avrebbe voluto non soltanto fuggire da sé stesso, ma addirittura distruggersi, ridursi in polvere!”.
Ad un certo punto della storia, in un momento particolare, succede un evento scatenante: avviene la spaccatura nel personaggio, appare un altro lui, identico esteticamente anche negli abiti. “D’un tratto … quel visitatore notturno non era altri che lui stesso … il suo perfetto sosia.”
Egli si divide in due: senior e junior. L'ombra del suo alter ego, del suo lato oscuro, che l'eroe sembra non riconoscere in quanto estraneo a sé stesso e che diventa realtà incancellabile. Il nuovo sé, Junior, sembra l’impersonificazione della persona che il medico gli aveva suggerito di diventare, tanto che il lettore non sa più esattamente se esistano realmente le due persone descritte o se si tratti di un incubo, o come sia stata possibile questa scissione della stessa persona e diventate a tutti gli effetti due persone distinte.
Il Sosia, un interrogativo con mille dubbi che l’autore volutamente non chiarisce, ma lascia alla libera interpretazione del lettore, forse anche perché per una eventuale spiegazione il lettore non sarebbe pronto.
E lentamente il vortice degli eventi cresce inesorabile. Ci sono il buono e il cattivo, il bello e il brutto, l’integro e il corrotto. Fra queste due personalità, fra queste due persone, si crea una tensione sempre più forte con conseguenze senza possibilità di soluzione. Nella società c’è posto solo per uno di loro. Solo uno vincerà questa lotta. Solo uno raggiungerà il suo obiettivo di vita.
“Tutto verrà a suo tempo, se solo si ha la pazienza di aspettare.” Frase incredibilmente vera e sotto certi aspetti è universale in quanto come filosofia di vita la ritroviamo anche nella cultura orientale.
Anche la natura rimarca i quesiti e accompagna i turbamenti. La neve che insistentemente cade, inzuppa gli abiti e il buio che domina nei momenti cupi sono una chiara parafrasi per meglio spiegare lo stato di disperazione che avvolge l'eroe e lo trascina in isolamento, respinto dalla sua società, dal suo mondo, dal suo alter ego, verso un’oscurità ignota.

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