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L'identità dimenticata: la maschera che ruba il volto 🪞

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). C’è un momento in cui smettiamo di essere noi stessi per diventare la proiezione di ciò che abbiamo costruito. In questo componimento, Maria Cristina Capitoni esplora il "guaio" di un'identità che si annida in un profilo fittizio, talmente curato e verosimile da indurre all'oblio del proprio volto originario. Una lirica sull'autoinganno e sulla vertigine del non riconoscersi più. Segue a.p. – COMMENTO. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Sì, ma non abbastanza  da chiamarlo “io” invece è qui che mi annido adesso  ed è questo il guaio ho disegnato un profilo diverso  talmente vero che poi col tempo  ho scordato chi ero. (a.p. – COMMENTO) Il cuore della poesia risiede nel passaggio tra il disegno di un "profilo diverso" e la constatazione finale: l'eccesso di verosimiglianza ("talmente vero") è ciò che trasforma la maschera in realtà e la realtà in ricordo sbiadito. L'autrice definisce questo processo com...

Che specie d'amore?

Women  di Shelby McQuilkin Le domande del femminile su di sé e il perenne confronto con il maschile di Bianca Mannu (Commento di Angelo Perrone) (ap) Il senso di inferiorità è un frutto vasto, distorto ed avvelenato. Molto diffuso ovunque, a prescindere dalla condizione personale e da vicende specifiche. Non limitato per esempio alle storie di abuso, o a situazioni meno estreme, comunque correlate a squilibri esistenziali mai risolti. Trova il suo ascendente più robusto, e perciò difficilmente scalzabile, nelle incrostazioni sociali. Lungamente sedimentate nella psicologia più spicciola. Perciò in grado di attraversare, immuni da correzioni, tutti i tempi, compresi quelli attuali, pur più evoluti per tanti aspetti. Sino ad assurgere alla apparenza – falsa - di verità inoppugnabile.

Maschere

L’intima natura delle persone, astutamente nascosta anche agli altri: la paura di rivelarla e il rifiuto di farla scoprire di Bianca Mannu Se avessi potuto concepire - senza tremare d’ombra - d’aver diritto alla gaiezza della mia carne d’animale avrei i tuoi sensi vellicato con le mie zampe di velluto avrei estroflesso artigli da pantera per lacerare al tuo spirito involuto il suo vello di paura …

Maschere di Carnevale, tra nostalgia ed illusione

Il travestimento è un rito ancora attuale. Nostalgia di una realtà passata, gusto dell’avventura, spirito di trasgressione. Una festa per entrare in un altro mondo, forse quello in cui avremmo sempre voluto vivere (ap*) Una pioggia di coriandoli, sfilate di carri allegorici, festeggiamenti collettivi di piazza, burla irridenti e dissacratorie: ogni anno si rinnova l’appuntamento con il carnevale , coinvolgente e fascinoso nonostante tutto. Festa senza età, a volte preparata in tutti i mesi precedenti, perché travestirsi è sempre una suggestione irresistibile. Accade così da sempre, in forme che si rinnovano nel tempo e si attualizzano, ma che mantengono un elemento costante: l’uso del mascheramento, come rappresentazione della condizione umana. Perché allora resiste nel tempo il fascino della maschera? Il bisogno di apparire altro da sé?

Carnevale, perché abbiamo bisogno delle maschere

Il travestimento è un rito ancora attuale: nostalgia di una realtà del passato, gusto dell’avventura e persino della ribellione (ap) Una pioggia di coriandoli, sfilate di carri allegorici, festeggiamenti collettivi di piazza, burla irridenti e dissacratorie: ogni anno si rinnova l’appuntamento con il carnevale , coinvolgente e fascinoso nonostante tutto. Festa senza età, a volte preparata in tutti i mesi precedenti, perché travestirsi è sempre una suggestione irresistibile.

Troppo tardi

Violenze domestiche, storie di silenzi e di rabbia: la risposta che sembra mancare di Marina Zinzani Marianna aveva denunciato molte volte il marito violento. L’hanno trovata in un parcheggio, massacrata con trenta coltellate. E’ stato proprio lui. Nessuno si era mosso per proteggerla. Lorenza era andata dieci volte dai carabinieri. “Quello mi ammazzerà” aveva gridato. Un giorno i vicini hanno sentito una forte lite e dei rumori, poi silenzio, poi lui è sceso in strada pieno di sangue. Lei non ce l’ha fatta. Inascoltata. Come se avesse predetto la propria morte.

A volto scoperto

di Marina Zinzani (Guardando il quadro Le Maschere , 1922, di Felice Casorati) E’ puro il volto del bambino, sembra di latte la sua pelle, latte della madre, primo nutrimento della vita. Sarà un ricordo, quella pelle candida, foto di un album in un cassetto. Ci sono maschere pronte per essere indossate, prigioni silenziose in cui la pelle non respira, non trova il nutrimento dell’aria fresca e dell’ossigeno. Si costruiscono immagini di sé, alla meglio, e terribile, tortuoso, è il percorso per togliersi quelle maschere, il pensiero prestabilito degli altri su chi siamo, su come siamo. Rimane poco, di quel bambino. Qualche sogno, qualche emozione segreta.

Maschere femminili nel Teatro romano di Volterra

(Immagini di Franco Silvi) (ap) Una sera d’estate, quando la calura offre una breve tregua e sembrano più allettanti il divertimento, la buona cucina, la visione di una manifestazione teatrale all’aperto, può accadere che, a Volterra, un evento insolito attragga l’attenzione e susciti curiosità.