Passa ai contenuti principali

Come sciogliere i nodi della giustizia

Si avverte un modo raffazzonato di procedere


(Angelo Perrone) Di recente, sull’onda della accorata sollecitazione del Presidente Mattarella, il governo – con l’intento di affrontare la «riforma della giustizia» - si è soffermato su due temi specifici: la modifica delle regole elettorali del Csm (l’organo di autogoverno dei magistrati) e la questione delle cosiddette “porte girevoli”, cioè il passaggio di magistrati dalla politica all’amministrazione e viceversa.
Temi reali certamente, anche se sul primo va detto che non basta cambiare certe regole per ridurre il deplorevole potere delle correnti sulla progressione in carriera e sul secondo non si può prescindere dal fatto che la questione al momento riguarda quattro magistrati eletti.
Appena qualche settimana fa, il dibattito politico aveva identificato la stessa riforma della giustizia penale in altra questione, importante ma specifica, cioè la durata del processo, affrontata con l’introduzione di un istituto singolare, l’improcedibilità (cioè l’impossibilità di concludere il processo con una decisione di merito), ogni qual volta si superino determinati termini.
Di questo passo, piuttosto variabile, le problematiche più svariate sono state associate alla riforma della giustizia, per esempio le intercettazioni telefoniche, la prescrizione del reato. Vanno poi aggiunti i temi “sempre verdi”, che non possono mai mancare qualunque siano le questioni sollecitate dall’attualità, davvero bacchette magiche anzi miracolose.
Parliamo della responsabilità civile dei magistrati e della separazione delle carriere (tra pm e giudici), invocate a torto o ragione – magari senza conoscenza del significato o delle implicazioni - sino all’idea (peccato sia incostituzionale) di una apposita Corte (“alta”, per mascherarne la spregiudicatezza) con il compito di giudicare i magistrati che sbagliano.
Ma non siamo alla fine: tutta la materia è sovrastata ora dall’incandescente vicenda dei referendum, appena ammessi. Spicca un caleidoscopio di temi: ancora la separazione delle funzioni tra pm e giudici (come se, anche in questo campo, lo scambio culturale e professionale non migliorasse lo svolgimento di ciascun ruolo), la custodia cautelare (si propone che non vengano più arrestati criminali pericolosi per la società), l’incandidabilità al parlamento (caso Berlusconi) dovuta a condanne definitive per certi reati (va bene essere rappresentati da pregiudicati?).
Naturalmente, ciascuno di questi argomenti ha la sua importanza, merita di essere affrontato, e si possono (devono) trovare infinite possibilità di migliorarne l’impatto sul funzionamento della giustizia, ma questo è tutt’altro discorso. Appunto si dovrebbe aprire una riflessione di merito senza innalzare bandiere. Qui si evidenzia un modo raffazzonato e confusionario di procedere, che mescola le questioni senza esaminarle con cura, generando l’illusione di sciogliere un nodo cruciale della democrazia.

Commenti

Post popolari in questo blog

Tra i due litiganti il terzo gode: la saggezza popolare in una mollica

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti) ▪️ Il proverbio di oggi: “ Tra i due litiganti il terzo gode ”. Non si è mai soli neppure nei litigi. Chi beneficia dei contrasti altrui? La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca ,  Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco (Laura Maria Di Forti – PROVERBIO) ▪️ Senza pensieri seduto su una pan...

Quel fiume colmo che straripa: il ritorno della Terza Pagina, cura dell’anima 📝

(Introduzione a Paolo Brondi). C’è stato un tempo in cui aprire il giornale significava imbattersi in un’oasi di silenzio e riflessione. Si chiamava Terza Pagina: il luogo dove i fatti di ieri diventavano le idee di domani. Oggi che la cultura è spesso confinata negli angoli o sommersa da un flusso incessante di stimoli, riscoprire quella 'voce' non è nostalgia, ma resistenza. È la riconquista di quel fiume che, quando è troppo colmo, rischia di travolgerci. Fermiamoci un istante, per ritrovare noi stessi tra le pieghe di un foglio e i versi senza tempo di Borges. (Paolo Brondi) ▪️ La rigenerazione del pensiero La rilettura della terza pagina, così come compariva sul Corriere della sera ormai in tempi lontani, potrebbe valere come una rinascita, una rigenerazione, una riconquista d'equilibrio. Lo scorrimento delle pagine che oggi relega la cultura quasi in ultimo, oltre l'addensarsi di un sapere plurisignificante, è per la coscienza del lettore come un fiume che troppo ...

Come una farfalla: il battito d'ali che sa di casa 🦋

(Introduzione a Valeria Giovannini). L'elaborazione del lutto e il legame indissolubile con chi non c'è più passano spesso attraverso piccoli segni della natura. In questo racconto, un pranzo in montagna si trasforma in un momento di spiritualità e tenerezza, dove una farfalla diventa il ponte tra il passato e il presente, tra la terra e il "mondo altro". (Valeria Giovannini). Una visita inaspettata nel giardino di casa Nel giardino di casa, in montagna, oggi è avvenuta una magia. Stavamo pranzando all'aperto, come sempre, quando una stupenda farfalla si è posata su un muro. «Mamma, papà, guardate che bella!». «Ah sì, è la nonna Anna». Mio figlio mi ha guardata perplesso, mio marito ha fatto segno per dire che sono matta. No, è che io ho sempre avuto la convinzione che la nonna mi avrebbe salutata così, dal mondo altro. Così, l'ho raccontato ai miei due uomini. Il ricordo dell'ultimo fremito Quando le si fermò il cuore, avevo la sua mano, scossa dagli ulti...

Il nostro mondo

di Marina Zinzani (“Dans le monde entier” – Françoise Hardy) Attorno al mondo  al nostro mondo mettiamo recinti per proteggere affetti

Val di Susa: la violenza organizzata e la risposta che manca

(Introduzione ad a.p.). La gravità degli eventi in Val di Susa impone un'analisi che vada oltre l'emotività del momento. L’entità dei danni, il profilo dei manifestanti e i limiti dell'attività di prevenzione, portano ad una lettura critica delle implicazioni di quanto accaduto. (a.p.) La gravità dei fatti e la pianificazione dell'attacco A distanza dagli eventi della Val di Susa, la cenere degli scontri lascia il posto a una necessaria riflessione a freddo sui fatti, sulle loro implicazioni e sulle risposte che le istituzioni sono chiamate a dare. Quanto accaduto non può essere archiviato come l'ennesima protesta di piazza finita male, ma richiede un'analisi lucida della mutazione che ha interessato certi fenomeni di dissenso. Il dato di realtà da cui partire è la gravità delle conseguenze materiali e umane: la distruzione sistematica della logistica del cantiere e il ferimento di 124 agenti delle forze dell'ordine rappresentano il bilancio di un'azione...