Passa ai contenuti principali

Le chiamano scadenze: le auto elettriche tra transizione green e costi umani

una foto che ritrae sopra una signora che rifornisce l'auto di elettricità e sotto il lavoro in una miniera africana per estrarre materiale necessario alla transizione
(Introduzione a Alì Abdelmohsen). La lotta al cambiamento climatico ha imposto una tabella di marcia serrata alle economie occidentali. Tuttavia, dietro la promessa tecnologica delle emissioni zero si nasconde un costo umano devastante che la geopolitica e il mercato tendono a ignorare. L'autore esplora le profonde contraddizioni della transizione ecologica globale.

(Alì Abdelmohsen).

Il punto di non ritorno: la soglia degli 1,5 gradi

Per molti di noi la vita è fatta di scadenze e ognuno ha le sue. Ma c’è una scadenza che accomuna tutti noi. Non è un limite temporale, ma è un numero: 1,5 gradi. Oltre il quale, dicono gli scienziati, esiste solo il punto di non ritorno. 
Il cambiamento climatico a cui stiamo assistendo ci sta mettendo davanti a un bivio dal quale non possiamo sfuggire, andare verso il collasso totale o cambiare rotta. Il tema è stato affrontato e viene costantemente discusso negli incontri del G20, G7 e soprattutto nel Parlamento UE che, nel 2021, ha promulgato il Green Deal con l’obiettivo di raggiungere la “net-zero emission” entro il 2050. E al riguardo è stata emessa una serie di normative con l’intento di costringere le aziende ad adeguarsi ai limiti imposti.

L'illusione occidentale delle emissioni zero

Difatti, è innegabile che negli ultimi decenni la tecnologia abbia fatto passi da gigante rendendo più efficiente e meno inquinante la maggior parte degli apparecchi di cui facciamo uso. In particolar modo, il settore dell’automobile, che in questo scenario la fa da padrone, offre sul mercato sempre più modelli con emissioni di CO2 più contenute e zero nel caso dell’elettrico.
Fino a qui tutto bene, se guardiamo solo al “mondo occidentale”, la parte del mondo perfetta, dove vige la democrazia, l’attenzione ai diritti dell’uomo e un grande impegno verso l’ambiente. Ma nel resto del mondo, purtroppo, le cose non stanno esattamente così.
Le auto elettriche, una volta in circolazione, non rilasciano in aria sostanze inquinanti. Con questa informazione è facile pensare che più auto elettriche ci sono in giro e più sarebbe respirabile l’aria dei centri urbani più trafficati nelle ore di punta. In effetti dovrebbe essere così a rigor di logica. Ma c’è un aspetto di cui si discute poco.

Il lato oscuro del cobalto nella Repubblica Democratica del Congo

Uno degli elementi principali ed indispensabili per la realizzazione delle batterie elettriche è il cobalto, un minerale di cui il 70% è proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo. Il processo di estrazione avviene nelle miniere e nelle cave, spesso gestite da miliziani o imprese non molto attente all’etica del lavoro, sfruttando uomini, donne e bambini della popolazione locale.
Il reclutamento degli operai avviene spesso forzatamente dai villaggi prossimi alle miniere, senza che ci possa essere la possibilità degli abitanti di rifiutare o ribellarsi, trovandosi così ad accettare una vita di schiavitù. Le condizioni disumane in cui versano i minatori sono state oggetto di varie inchieste e sono state approfondite da Federico Rampini nel suo libro “La speranza africana”. 

L'appello inascoltato per una batteria etica

Nel 2019 Amnesty International, in occasione del Nordic Electric Vehicle Summit di Oslo, ha sollecitato l’industria delle macchine elettriche a realizzare entro 5 anni una batteria completamente etica, in modo cioè la sua realizzazione non sia motivo delle gravi violazioni dei diritti umani che alcuni processi della filiera hanno causato fino a quel momento. Purtroppo, ad oggi si può dire che è stato fatto poco al riguardo.
È risaputo che nei paesi in via di sviluppo, non solo in Africa, ma ahimé in buona parte del mondo, i diritti umani della fascia più povera e vulnerabile della società vengono calpestati. Il dilemma odierno a cui veniamo messi di fronte è il quesito: cosa è giusto fare?

Una transizione su due binari per il futuro

Una risposta esaustiva non esiste o forse è troppo complicata da formulare, ma con uno sforzo di immaginazione possiamo pensare ad un mondo diverso. Un mondo che riesca a correre su due binari, dove le tecnologie siano più accessibili a tutti ovunque e i processi di realizzazione siano più virtuosi, senza dover negare la dignità a nessuno.

Commenti

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

Tra rigore del velo e libertà del cuore: il mio viaggio nella fede ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Crescere nell'Istituto del Sacro Cuore di Genova negli anni Sessanta significava abitare un universo di simboli austeri e silenzi carichi di attesa, dove la fede veniva impartita come un dovere tra divise blu e velette nere. In questo racconto, l'autrice ripercorre il sentiero tortuoso che l’ha portata da una formazione basata sul timore alla riscoperta di una spiritualità libera, capace di curare le ferite del passato e scoprire che Dio abita altrove rispetto alla paura. (Daniela Barone) ▪️ L'Istituto del Sacro Cuore: un mondo in bianco e nero Era stato mio nonno a volermi mandare all’Istituto del Sacro Cuore che frequentai per due anni di ‘asilo’, come si diceva allora, e tre di elementari. Ricordo ancora quanta insofferenza provavo per quella scuola prestigiosa e severa. Mio padre, all’epoca autista dei mezzi pubblici, non avrebbe potuto certamente permettersi di pagare quelle rette elevate. Però la Madre Superiora, Suor Platania, dagli s...

Caso Roggero, il miraggio della vendetta privata

(Introduzione ad a.p.). Il caso Roggero illustra un travisamento della legittima difesa, trasformata in vendetta privata.  Questo ha causato un “corto circuito” tra gli organi dello Stato, con pressioni del governo sul Quirinale per la grazia e critiche alla magistratura per una pena già minima. La politica, inseguendo atteggiamenti alla Vannacci, manipola il concetto di sicurezza, evidenziando la debolezza dello Stato nel garantire la certezza della pena e la legalità democratica. (a.p.). Vendetta travestita da legittima difesa Il caso Roggero, in cui il gioielliere di Grinzane Cavour ha inseguito e ucciso due rapinatori in fuga, ferendone un terzo nel 2021, è un esempio lampante di travisamento della legittima difesa.  Tre gradi di giudizio, basati su prove video schiaccianti, hanno escluso la legittima difesa, che richiede una minaccia imminente e inevitabile.  Le azioni di Roggero si sono svolte quando il pericolo era cessato, trasformando lo sparo alle spalle dei fug...

La voce di Dio ai tempi del terrore

di Marina Zinzani (Commento di Angelo Perrone) (ap) È dedicato a padre Daniele Badiali, da Faenza, questo racconto. Il terrore attraversa il nostro tempo, fa strage di vite innocenti, violenta le anime di tanti, e insieme rapina il diritto ad una esistenza serena ed operosa. Non solo a Parigi e Bruxelles, ma in tante parti del mondo.  Ovunque l’uomo è barbaramente ucciso, perseguitato, umiliato od offeso. Pone interrogativi che lasciano sgomenti e rimangono senza risposte. Come è possibile? Cosa spinge l’uomo (perché anche i terroristi lo sono, nonostante tutto) al male atroce, assurdo, intollerabile, incomprensibile per la mente umana?