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Global Sumud Flotilla, le vele della non violenza

(Angelo Perrone) La Global Sumud Flotilla, che si avvicina a Gaza, è un messaggio sull'acqua, non solo un convoglio di aiuti.
Per questo sono inefficaci gli inviti, autorevoli come quello del presidente della Repubblica Mattarella, alla desistenza in nome della prudenza.
La composizione della flottiglia, prevalentemente barche a vela, esprime la fiducia radicale nella non violenza come forza in grado di scuotere le coscienze.
La vela diventa così metafora dello spirito umanitario dell’iniziativa.
Impossibile, nella sua purezza, strumentalizzarla, scambiarla per altro, inquinarla.
Mentre il fragore delle navi a motore richiama concetti di impeto e energia, la vela è l'emblema della forza pacifica, disarmata, che conta, per procedere, solo sulla precarietà della natura e sulle braccia dei naviganti. In realtà il vento che sospinge quelle piccole barche è la coscienza pubblica, la solidarietà internazionale e la purezza del messaggio.
Nelle manifestazioni in cui la rabbia e l'infiltrazione di violenti hanno generato caos, molti hanno trovato il pretesto per screditare una causa nobile. Il rumore degli scontri e delle violenze di strada è la loro alleata, distrae dalla verità e permette di manipolare la narrazione, bollando le lotte umanitarie come estremismo. Permette di guardare il dito, anziché la luna.
È proprio la sua manifesta non violenza a rendere la Global Sumud Flotilla così pericolosa per i fautori del conflitto, per gli aggressori della popolazione inerme di Gaza. Il messaggio di queste imbarcazioni non può essere manipolato né banalizzato.
C’è solo una vela che avanza sfruttando una corrente morale che, una volta sollevata, è impossibile da fermare.
La flottiglia dimostra che la battaglia per i diritti e la dignità umana non si vince amplificando la violenza, ma utilizzando la persistenza della giustizia e il soffio della verità. La rotta di queste barche, tracciata sul GPS dei valori universali, dimostra che la forza più grande risiede nell'assenza di forza, un’avanzata che fa tremare chi vive solo nel fragore.

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