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Dietro le sbarre, il palcoscenico

(Il Messaggero)
(Angelo Perrone) In un'epoca di profonde riflessioni sulla giustizia, il ministero della Giustizia, guidato da Carlo Nordio, ha partorito un'iniziativa storica, destinata a ridefinire il concetto stesso di rieducazione e riscatto.
Il progetto, denominato "Prison Got Talent", ha trovato la sua prima applicazione presso l'Istituto penitenziario di Velletri, trasformando il tradizionale percorso riabilitativo in un modello di espressione artistica e di rinascita individuale.
Un passo audace ma anche un successone. Si esalta il ministero su Instagram: «Nel teatro “Enzo Tortora” del carcere di Velletri, si è tenuta la finale di “Prison Got Talent”, il primo talent show in un penitenziario. I finalisti erano 15 e in 5 sono entrati nella top three
Ciò che per molti potrebbe apparire un intrattenimento televisivo, è un banco di prova per un format che si ambisce a esportare in ogni carcere del Paese. Galvanizzante. Non si tratta di un banale concorso, ma di una celebrazione del potenziale inespresso di ciascuno, per dare voce e dignità a chi, per le proprie scelte, si trova ai margini della società. Ogni talento artistico può essere un atto di fede nel cambiamento.
La serata finale è culminata con la vittoria di Tommaso, un giovane la cui arte del rap ha saputo toccare le corde più profonde dell'anima. «Un’ottima interpretazione di “Ultimamente” del compianto Alex Baroni», ha precisato soddisfatto il ministero sul social, fiero dell’impresa. La sua performance è testimonianza di una grande verità, la forza della creatività come strumento di redenzione. 
Le parole, pronunciate al momento della premiazione, hanno suggellato il valore dell'evento: «Aver potuto alzare una coppa qui dentro è una cosa che non dimenticherò mai più nella vita». Questa frase rimarrà scolpita nella memoria: la speranza non è un concetto astratto, può persino diventare un trofeo, una coppa da sollevare in segno di vittoria. La vita, per la prima volta, si sente degna di essere celebrata.

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