(Introduzione ad a.p.). Una riforma "di buon senso"? La verità scritta in piccolo è un’altra. Dietro l’etichetta della separazione delle carriere si nasconde la riduzione della garanzia fondamentale: l’imparzialità dei giudici. Ecco perché, a prescindere da chi governa oggi o governerà domani, l'obiettivo reale è un potere politico più libero dai controlli della legalità, a discapito dei più deboli.
(a.p.) ▪️ Il dibattito sulla riforma della giustizia è prigioniero di una distorsione cognitiva. La terminologia "separazione delle carriere" funge da specchietto per mascherare un cambiamento che colpirà, in ultima analisi, il cittadino.
Analizziamo le criticità di una riforma che rischia di modificare il funzionamento quotidiano della giustizia, partendo dai tre miti che ne accompagnano la narrazione.
✓ Il trucco delle parole: confondere il "lavoro" con lo "status"
Per capire, bisogna smascherare un equivoco:
• Le funzioni (Il lavoro).
Già oggi chi accusa non giudica. PM e Giudice hanno compiti diversi e non si scambiano i ruoli (succede solo nello 0,4% dei casi l'anno). La separazione delle funzioni è già realtà.
• Le carriere (Le garanzie).
La carriera unica serve a far sì che il Pubblico Ministero risponda solo alla Legge come il giudice, non altri.
• La verità smascherata.
Se leggete il testo della riforma, noterete un fatto clamoroso: non c’è una sola norma che spieghi come cambieranno le carriere. Il progetto si limita a prevedere una "differenziazione" (delle garanzie di indipendenza di PM e Giudice) e rimanda tutto a una futura legge ordinaria. È una delega in bianco: si chiede oggi al Paese di approvare una riforma senza indicare i criteri futuri. Lo scopo è chiaro: usare in seguito una legge ordinaria per ridimensionare le garanzie del PM. È un "tranello linguistico" che scardina l'imparzialità voluta dalla Costituzione per tutti i magistrati.✓ L’alibi della "promiscuità": un problema che non esiste
I sostenitori della riforma dicono che oggi tra Giudice e PM c’è troppa "vicinanza". Ma la realtà li smentisce:
• La metafora sportiva.
Immaginate una partita di calcio. Il PM è l’attaccante (l'accusa), il Giudice è l’arbitro. Oggi sono entrambi "tesserati" dalla stessa Federazione (lo Stato), ma hanno compiti e divise diverse. La riforma vuole creare due Federazioni distinte: una per gli attaccanti e una per gli arbitri.
• Il rischio del PM "Sceriffo".
Se separiamo geneticamente il PM dal Giudice, l’accusatore smetterà di cercare la verità e cercherà solo la condanna a ogni costo, diventando un super-poliziotto che risponde al potere politico anziché alla legge. Senza questa matrice comune della giurisdizione, l'imparzialità del sistema crolla.
✓ "Divide et Impera"?: il potere politico "libero" da controlli
Dietro la separazione c'è l'obiettivo di indebolire la magistratura come organo di controllo della legalità del potere:
• Due CSM (Più facile condizionarne l'azione).
Il CSM è lo scudo che garantisce l'imparzialità dei magistrati rispetto alle pressioni dei politici. Crearne due significa indebolirli entrambi.
• Il sorteggio (La lotteria della Giustizia).
Sostituire l'elezione dei membri del CSM con un'estrazione a sorte serve a togliere autorevolezza all'organo di governo. Un giudice scelto dal caso non avrà mai la forza morale di opporsi alle invasioni di campo della politica.
• L’Alta Corte (Il "super-giudice" dei magistrati).
Viene creato un nuovo tribunale speciale per punire i magistrati. Il rischio? Diventare un’arma di pressione psicologica per rendere i giudici più "docili" quando devono decidere su persone potenti
• La "pistola fumante" di Nordio.
La conferma delle reali finalità di questa manovra arriva dalle parole del Guardasigilli, Carlo Nordio. Il ministro si è dichiarato stupito del fatto che l'opposizione non comprendesse come questa riforma "
farebbe comodissimo anche a loro quando andranno al governo", poiché un esecutivo senza l'interferenza della magistratura è un "potere più libero". Questa ammissione svela tutto: non si cerca un processo più veloce, ma un potere politico libero dal controllo della legalità. Una tentazione pericolosa per chiunque sieda al governo, oggi o domani.
Il paradosso finale: una giustizia più pavida per tutti
Non è una guerra tra partiti. È una perdita di imparzialità che colpisce ogni cittadino:
• Giudici più timorosi:
Un magistrato meno protetto sarà meno propenso a tutelare il cittadino comune (lavoratore, paziente, piccolo risparmiatore) contro i "poteri forti" economici o politici. L'imparzialità diventa un lusso che il sistema non potrà più permettersi.
• Vittime trascurate:
Un PM sotto controllo politico si occuperà prioritariamente dei reati di allarme mediatico, trascurando la tutela quotidiana delle persone offese nei reati comuni.
• Tempi e carceri:
La separazione delle carriere non toglie un solo giorno alla durata infinita dei processi, né risolve il dramma delle carceri. È una riforma fatta sulla pelle della garanzia di una legge uguale per tutti.
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