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Visualizzazione dei post con l'etichetta *autore:Maria-Cristina-Capitoni

La scintilla del ritorno ✨

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Basta a volte un'immagine, un dettaglio dimenticato in un cassetto, per innescare una rivoluzione interiore. In questi versi, l’autrice cattura il momento esatto in cui la consapevolezza squarcia il velo dell'abitudine: una "scintilla" che brucia i condizionamenti e restituisce a ciascuno la propria direzione, il proprio autentico cammino. (Maria Cristina Capitoni). Poi prevalse quel qualcosa sul ricordo nonostante i condizionamenti non tutto era andato storto la scintilla fu una foto e quello sguardo perso quindi ognuno riprese il proprio verso.

Dopo il temporale, leggerezza 🌧️

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). A volte il rumore della battaglia interiore si placa, lasciando spazio al silenzio rigenerante. In questi versi l’autrice ci conduce sulla soglia di una nuova consapevolezza: quella di chi ha smesso di combattere nemici esterni per accogliere un’altra dimensione. La poesia trasforma il peso del passato in un elemento naturale, necessario e purificatore come l'acqua di un temporale. (Maria Cristina Capitoni). Non ho più nemici son scappati tutti  dietro alle paure non ho più giudizi né parole dure solo comprensione da smaltire come troppa acqua  dopo un temporale.

Oltre il conflitto: la "veste nuova" dell’impegno civile 👕 🎓

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni – Commento di a.p.). Pubblichiamo questa riflessione di una collaboratrice. Un testo che nasce in un momento di sintonia, nei giorni di intenso impegno profuso per la difesa dei valori costituzionali. È una dedica, ma anche un manifesto per chiunque cerchi la Giustizia oltre la sterile contrapposizione delle parti. (Maria Cristina Capitoni). Il peso dell'anima Capitolerai rovinosamente sotto il peso di un’anima, la tua, alimentata inconsapevolmente ed involontariamente a suon di Giustizia ed imparzialità. Ti osserverai dall’alto della sua piena coscienza ormai completamente migrata e quel che vedrai non sarà uno, ma innumerevoli piccoli ego tremanti e impauriti intenti a chiedersi dove sei finito, perché li hai abbandonati. È lì che deciderai se tornare a mischiarti con loro, o prendere il volo, e tornare a casa. La scelta del distacco Seguire il gioco da sopra con pazienza fino alla vittoria non delle parti ma di chi non gioca questa la vest...

Il ritorno sospeso 🐎

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Questa lirica è un esercizio di minimalismo contemplativo. Attraverso pochi elementi essenziali — una strada, un cavallo, una bicicletta — l’autrice cattura quel momento raro in cui il tempo smette di essere un peso e diventa uno spazio da abitare. (Maria Cristina Capitoni) Ho un’immagine intensa una stradina stretta e lenta e un cavallo fermo  a destra   oltre la palizzata una pedalata in bicicletta  e nessuna fretta di tornare a casa.

Il cuore senza onde ❤️

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Il sacrificio può diventare un atto spirituale? In questi versi, l’autrice esplora la trasformazione profonda di un cuore che, pur restando "in piena", impara la quiete assoluta per riportare all'essenziale ciò che si era smarrito fuori. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Perché è una profonda  trasformazione  quella che si compie col cuore in piena ma senza più onde, offrire all’altro ogni sacrificio  non è scambio  di favori  ma riportare al centro  ciò che era fuori

Un distacco, dal finestrino dell'ultimo vagone 🚃

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Le partenze non sembrano tali finché lo sguardo non si posa sul paesaggio che arretra. Il finestrino di un treno diventa la lente attraverso cui osservare non solo una stazione che svanisce, ma il peso specifico che i ricordi assumono solo quando il tempo ha depositato il suo velo. Un componimento sulla casualità degli istanti che, a posteriori, scopriamo essere stati decisivi. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Dal finestrino dell’ultimo vagone la stazione si allontana in maniera diversa questa volta quasi fosse l’ultima eppure nessun sentore di partenza immagini che solo col tempo assumono importanza era un mattino anticipato solo di qualche giorno finito lì per caso.

La danza dei padroni e l'illusione del bene 💃

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Questi versi nella loro essenzialità fotografano l'immobilismo della storia dietro la frenesia del cambiamento. L’autrice ci interroga sul senso del nostro procedere: un cammino che sembra percorrere sentieri già battuti, dove le "nuove sfide" non sono che vestiti moderni per antiche forme di schiavitù. È un invito a svegliarsi dal sonno del "finto bene". (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Ci proviamo di nuovo ogni volta  in uno scenario diverso ma consecutivo  che senso avrebbe altrimenti  percorrere il sentiero  per sé stesso? eppure è questo che succede  millenni di rappresentazioni apparentemente diverse  dove il finto bene  tiene occupati i buoni ed i padroni costruiscono nuove sfide  per i vecchi schiavi.

La coscienza e il risveglio dell’anima 🌊

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Un viaggio nel peso specifico dell'anima. La coscienza non è un'entità eterea e astratta, ma una forza magnetica che risponde alle leggi di un "corpo pesante". L’autrice ci conduce in uno spazio denso, quasi sottomarino, dove l'io si rifugia in attesa di una nuova luce. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ La coscienza  non decide dove stare viene attratta inevitabilmente  dal rumore  del suo corpo più pesante che si muove  in uno spazio denso  e qui si nasconde  sino al risveglio.

Il battito del tempo ⌛

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Un vuoto tra un istante e l’altro, una frazione d’ombra che la retina non può cogliere ma che sostiene l’intera struttura del nostro percepire. In questi versi, l’autrice ci conduce sulla soglia dell'impercettibile: quel buio che non è assenza di luce, ma un silenzioso meccanismo di interruzione che scandisce il ritmo del tempo e frammenta la continuità del movimento.  (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Ad occhio nudo quel buio non si vede  ma divide sequenze di tempo interrompendo impercettibilmente  il movimento.

Un attimo ancora: tra paura di cadere e voglia di volare ✈️

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Il distacco non è sempre un atto immediato. Può essere un lento e faticoso bilancio dell'anima. L’autrice ci conduce sulla soglia di questa scelta: un bagaglio troppo pesante, il desiderio di un nuovo slancio e il timore di inciampare ancora una volta lì dove il volo è stato solo accennato. Una riflessione sulla necessità di scegliere cosa portare con sé e cosa avere il coraggio di abbandonare. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Un attimo ancora  devo controllare  prima di lasciare andare  il bagaglio è greve ed io non so  cosa buttare per primo o tutto insieme  per non cadere di nuovo  qui dove ho tentato il volo.

Il cipresso segato: memoria e silenzio in collina 🌳

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Versi, come istantanee sbiadite dal tempo, che catturano la ferita ancora aperta di un paesaggio. L’autrice ci conduce per mano lungo un sentiero di collina dove il ricordo di un vecchio trasforma un albero abbattuto nel simbolo di un'epoca che non può più tornare. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Quel cipresso fu segato  perché altrimenti  non entrava la camionetta  dei tedeschi racconti d’altri tempi  un vecchio che cammina  e ricorda  qui in collina è tutto fermo  ma non è più  come una volta.

La trappola delle scelte ⚙️

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Un movimento che si fa denso, una scelta che sposta l'asse del mondo. In questi versi, l’autrice cattura il momento esatto in cui la libertà si trasforma in gabbia, rivelando la fragilità delle nostre finzioni esistenziali. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Fu rallentato ulteriormente  il movimento  che da lento prese forma consistente una scelta incomprensibile e incosciente portò in fondo l’universo  bastò poi cambiare il polo d’attrazione  perché mutasse in gabbia quella semplice finzione.

L'identità dimenticata: la maschera che ruba il volto 🪞

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). C’è un momento in cui smettiamo di essere noi stessi per diventare la proiezione di ciò che abbiamo costruito. In questo componimento, Maria Cristina Capitoni esplora il "guaio" di un'identità che si annida in un profilo fittizio, talmente curato e verosimile da indurre all'oblio del proprio volto originario. Una lirica sull'autoinganno e sulla vertigine del non riconoscersi più. Segue a.p. – COMMENTO. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Sì, ma non abbastanza  da chiamarlo “io” invece è qui che mi annido adesso  ed è questo il guaio ho disegnato un profilo diverso  talmente vero che poi col tempo  ho scordato chi ero. (a.p. – COMMENTO) Il cuore della poesia risiede nel passaggio tra il disegno di un "profilo diverso" e la constatazione finale: l'eccesso di verosimiglianza ("talmente vero") è ciò che trasforma la maschera in realtà e la realtà in ricordo sbiadito. L'autrice definisce questo processo com...

L'infinita rincorsa dell’anima ♾️

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Nel vortice della vita, spesso ci troviamo a rincorrere un futuro che sembra ripetersi, intrappolati in un ciclo di attese e ansie. L’autrice qui cattura questo paradosso e ci invita a riflettere su come la mente possa proiettare un domani già vissuto, trasformando il presente in un "adesso" senza fine.  (Maria Cristina Capitoni) ▪️ La fuga dal presente L’infinita rincorsa per saltare ogni volta alla prossima angoscia ignorando il presente come fosse passato Il circolo vizioso della mente è un inganno frequente la mente ripete il futuro uguale a sé stesso L'eterno adesso fin quando adesso diventa per sempre.

Geometrie di luce

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). La lirica cattura un istante di perfezione geometrica tra natura e sguardo. Attraverso l'immagine del sole che gioca a nascondino tra le verticalità dei cipressi, l'autrice ci restituisce una riflessione profonda sulla soggettività dell'incanto: la bellezza è un evento che accade "al ritmo del passo", svelando che la verità di un’immagine appartiene esclusivamente a chi sa trovare il giusto punto di vista. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Cade precisa in mezzo ai cipressi  la sfera del sole  si muove cambiando di spazio  da un tronco all’altro  al ritmo del passo  e poi fissa fedele soltanto  ad un punto di vista

Rispondere al grido: il coraggio di perdersi per ritrovarsi

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). In questi versi, l’autrice ci conduce in un territorio dove il perdersi non è un errore, ma una necessità etica. La poesia esplora quella solitudine necessaria per chi decide di ignorare i sentieri battuti per correre incontro al "lamento stridente" di un cucciolo umano, ricordandoci che la vera direzione non è data dai segnali, ma dall'empatia. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Lasciami andare Non solo per fare il buffone  o per chiedere aiuto  lasciami andare  anche quando  mi perdo nel buio cercando il cammino  Oltre i sentieri battuti non seguo sentieri  o segnali  ma un grido lontano  lamento stridente e impaurito  di un cucciolo umano.

Teatro della mente: il sonno profondo e l'inganno 🪞

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni).  L'inganno della mente Questi versi ci ricordano che la nostra mente è un palcoscenico perennemente attivo. Solo nel " sonno profondo " questo teatro viene smantellato. L'autrice usa metafore potenti per descrivere la fine dell'affanno quotidiano, indicando nel silenzio l'unica vera forma di rilascio della mente. Tuttavia, l'uso della parola " potenza " nel finale suggerisce che l'inganno del mondo vigile non sparisce, ma attende solo il risveglio per tornare in atto. La sospensione del teatro interiore (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Solo nel sonno profondo  la mente riposa ritira il teatro  zittisce gli attori  rilascia lo spazio al silenzio  finisce l’affanno  ritorna in potenza l’inganno.

✨ Il tappeto: ingresso segreto nel mondo misterioso

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). L’autrice ci guida in una poesia intensa, catturando il momento di stasi e sospensione tra il dovere di muoversi e il desiderio di restare. È proprio in questa immobilità che un oggetto comune, il disegno di un tappeto, si rivela la porta d'accesso a un universo interiore e misterioso. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Non quando tutto è in ordine perché è l’ora di andare ma sempre in quel frattempo quando invece vorresti restare a fissare quel disegno del tappeto ingresso segreto del mondo sommerso veloce riassunto dell’universo.

🥀 Vederti infine deriso, il coraggio di riconoscerti nel distacco

  (Introduzione a Maria Cristina Capitoni). C’è un istante preciso, spesso doloroso e controintuitivo, in cui amare qualcuno significa fare un passo indietro e lasciarlo solo davanti al giudizio del mondo. È il momento in cui la protezione cede il passo al riconoscimento: non sei più un’estensione delle mie ansie, ma un individuo che affronta il suo destino. Questa poesia cattura esattamente quel passaggio, definendolo come la “prima vera vittoria» dopo anni di fatica. (Maria Cristina Capitoni - POESIA) ▪️ Il momento della resa Vederti infine deriso piccolo mio e trattenere a stento  la tua difesa  quasi ti avessi spinto io  in quell’arena, La vittoria del riconoscimento fu la mia vittoria  la prima vera di una vita  dopo anni di fatica  t’ho riconosciuto La consapevolezza finale non chiedermi aiuto è stato quel che doveva adesso l’ho capito. ✒️ Post scriptum  Il testo gioca sulla tensione tra l'istinto primordiale della difesa («trattenere a sten...

📝 L'argine. Ricordi e nostalgia

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). C’è una corsa che ci portiamo dentro, troppo breve per lasciare il segno. Maria Cristina Capitoni riflette in versi sulla nostalgia del tempo, quando l'unica via è tornare indietro a quegli istanti felici solo nel ricordo. (Maria Cristina Capitoni - POESIA) ▪️ Quella corsa sull’argine fu forse troppo breve per lasciare il segno avrei dovuto correrla fino alla fine del fiato per non dover poi tornare indietro a quegli istanti felici solo nel ricordo scanditi in fretta per nascondere un dolore sordo.