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Visualizzazione dei post con l'etichetta *autore:Giorgia-Deidda

Gola di luci: il volto dell'amato tra le costellazioni ⭐

(Introduzione a Giorgia Deidda). Esiste un istante, tra l'ultimo quarto di luna e il primo chiarore dell'alba, in cui il mondo sembra guarire. In questa lirica, l’autrice ci conduce lungo un sentiero di pini bagnati, dove il profumo della pioggia e il "ticchettio delle stelle" diventano la culla per un pensiero d'amore. È un invito a farsi piccoli davanti alla vastità, per scoprire che solo nel silenzio dell’ascolto possiamo finalmente diventare "tutt'uno" con l'universo. (Giorgia Deidda).  Il sentiero della pioggia Era l’ultimo quarto di luna. Uscii nel bosco ed attraversai il sentiero di pini sentendomi toccare dalle gocce di pioggia che cadevano dagli alberi anneriti, e la terra bagnata la sentivo tutta tra la fragranza del diluvio e la freschezza dell’aria risanata. Un ricamo di stelle Mi sedetti sull’erba a rimirare le stelle; Venere formava una gola di luci con l’altre costellazioni d’intorno, e io mi beavo nel cercare di uniformare quei pu...

Aspettare di vivere: il Big Bang dell'anima 🕰️

(Introduzione a Giorgia Deidda). Cosa siamo prima di diventare polvere e respiro? L’autrice ci conduce nel cuore pulsante del mistero pre-natale, dove il "grumo di sangue" dialoga con l'infinito. La nascita emerge non come un approdo sereno, ma come una "luce bestiale" che interrompe la quiete assoluta, costringendo l'anima a misurarsi con il fango della terra e l'anelito verso il cobalto del cielo. Una lirica potente, che vibra tra astri, radici e il desiderio prepotente di esistere. (Giorgia Deidda).  Non sai cos’ero io prima di nascere, grumo di sangue imperpetuo che respirava l’infinito e poteva l’infinito perché infinita potenza di grammi di nero. E poi la luce bestiale che ha accecato l’infinita tranquillità, l’assurdo silenzio spazzato via come big bang e l’esplosione che ha soffiato nel mio petto sgualcito Io che mi contorcevo - non sapevo nemmeno cosa volesse dire respirare a stento - quando amori impossibili nascono tra le tue labbra  e aspetti...

Noia: Lame di luce e notturni silenziosi

(Giorgia Deidda)    ▪️ A mezzanotte l’aria riverberava / in spiragli e lame sottili dalla finestra; / io me ne stavo quatta sul letto ad aspettare / che il soffitto si muovesse e / mi rendesse immagini interessanti. / Ma tutto continuava a rimanere imballato / E cieco come un sacco d’aria, senza movenze / alcune, / né colpi di scena / che mi potessero smuovere dalla condizione / imperturbabile / in cui versavo. / La noia non è che petrolio che si appiccica alla / pelle, / non è che / liquido viscoso che tira giù nei meandri della terra / e tu non puoi liberarti, rimani / incollata al suolo senza possibilità di divincolartene / risucchiata delle speranze, bianca, asettica.

Di Dio ed altri oggetti

di Giorgia Deidda Ma sono un’altra donna? Chi è questa donna che si alza col sorriso traboccante e ripensa a Dio? Era da tanto che non mi capitava. Tanto che, ero sommersa da ogni malanno, ogni giorno. Vuoto che non si colma nemmeno pensando alla bellezza eterna.

Orta nova

di Giorgia Deidda C’è nel mezzo del paese una processione sfatta di volti umani senza occhi, e camminano come dei lumini accesi senza essere accesi, figure stolte in ombra al cui passaggio mi sembra di tremare tutta, assenza di empatia. C’è nel mezzo del paese un rigoglio di cose assolutamente superflue, mentre io vorrei

Immemore

di Giorgia Deidda Credo che il tempo scavi il suo corso, dove scorrere imperturbabile da ogni intemperia. Se sono non credibile sono incredibile. Perché il mio carattere è tutt’uno con la malattia; quando mentiamo, siamo la malattia. Quando seduciamo, siamo la malattia. Il mostro alberga in me tutte le notti, parzialmente di giorno.

Linfa

di Giorgia Deidda Non sai cos’ero io prima di nascere, grumo di sangue imperpetuo che respirava l’infinito e poteva l’infinito perché infinita potenza di grammi di nero. E poi la luce bestiale che ha accecato l’infinita tranquillità, l’assurdo silenzio spazzato via come big bang e l’esplosione che ha soffiato nel mio petto sgualcito

Poesia

di Giorgia Deidda Poesia, versi per rabbrividire e strappare il tragico dai denti. Voglio un luogo abbandonato, sono stanca di tutto questo verde, chi è ridotto a pelle e ossa, chi ha dei chiodi nella pelle, chi ha del sangue sulle guance, chi dei versi per le stelle, lo scoppio è avvenuto, miliardi di particelle esangui, è l’anemia di un universo che non trova più il suo infinito.

Bianco asettico

di Giorgia Deidda La casa era antica, piena di muschio. L’aria gelida faceva da sfondo mentre mi avvicinavo piena di paura; un brivido mi percorse la schiena e seppi, proprio in quel momento, che ogni cosa era ritornata al suo posto. Non riuscii a capire come, ma era proprio così, doveva esserlo.

Giunture

di Giorgia Deidda E così siamo a casa insieme, dopo ogni cosa; è solo il tempo che ci pesa sulle mani, è solo il tempo, ed ha poca importanza. Io passo il limite stupidamente;  conosco il fondo. Lo conosco con la mia grande radice: è quello di cui tu hai paura.  Ed anche noi avevamo una catena –

Fuoco

di Giorgia Deidda Camminai. Incedetti lenta e crepuscolare verso i pallidi campi; scivolai via senza vento in un rotolo di fuoco che mi avvolgeva tutta  e viaggiai oltre la mente ed il suono. Udii il vento ancorarsi oltre il golfo in un turbinio di voci e chiacchiere; un tempo il sole spezzò l’uomo e rovesciò il mare, ma ora sono carne e radice di linfa che volteggiano nella città colante, in un vento di fiamma, oltre le cose. 

Ritorno alla vita

di Giorgia Deidda Sedevo alla finestra, il dolore muto. Ascoltavo le rondini riecheggiare volteggiando in spirali tortuose e arabeggianti, mentre io rimanevo vuota come un sacco tagliato dietro il vetro, le mani a conca sul viso. Non seppi come, ma il sole mi brillò da una fessura delle dita e mi rischiarò il volto, timido.

Ricordi perduti

di Giorgia Deidda Nella stanza bianca, asettica conversando animosamente, il corpo a metà; io mi elevo a cielo e sogno d’essere stella chiusa in una campana di vetro. Dentro, le storie appiccicose che faticano a districarsi, ci vorrebbe – un acido che sciogliesse e mi rendesse immune ai dolori, alle intarsiature, alle cose degli altri.  Sembra che i nodi si rattrappiscano per quanto duri,

Orlo

di Giorgia Deidda Non sono un albero con foglie piene; mi manca la linfa vitale.  Assomiglio più a certi alberi smagriti e dimenticati  che traggono nutrimento dalla terra asciutta,  cercando di guardare lontano verso le stelle e di toccare un po’ di luce con i rami disgiunti,

Rem

di Giorgia Deidda Non è un lavacro di sogno questo dove m’intingo, ma verità nascosta che salterà agli occhi  all’universo insipido; io non sono un’appendice della terra,  ma amica della gente; sono quella che fu eletta nel canto dell’espansione un soprano lento che s’insinua senza tregua,

Assenza

di Giorgia Deidda   C’è una vita dentro di me. È l’assenza, non preghiera, delle cose lontane. È il guardare la pellicola da vicino e toccarne gli arabeschi e le intarsiature, è godere della bellezza nascosta nelle cose dimenticate, è guardare senza rimpianti i propri occhi, è guardare quelli degli altri senza più paura. 

Mamma

di Giorgia Deidda Mamma, non importa cosa tu sia stata - Eri solo una bambina impaurita in mezzo a giganti –  Ma hai creato dal nulla e sei diventata artefice di  poesia, e tu stessa poeta e hai lavorato per tramutarti in cura e fiele dolce senza remore mi hai accolta e la carne è diventata uno, fondendosi in fuoco eterno. 

Pozzo nero

Vedersi dentro di Giorgia Deidda Se la gente potesse vedermi dentro, inorridirebbe  del buco nero sfilacciato e del profondo pozzo  pieno di intarsiature vuote, ma più di tutto  della grande finta scena  che lo avvolge. 

Tessuti

Il sillabario dei colori di Giorgia Deidda Da oggi il bianco si riaccende afferra la spina dell’inesistente, il mio sillabario senza condono con abiti uguali tutti gli anni, ci svia mentre parliamo del vulnerabile che formiamo.

Fremiti

Dal sogno alla realtà di Giorgia Deidda Ero entrata in una specie di sogno; le ossa molli e la fronte imperlata di sudore che scendeva come degli insetti lenti, e poi il cuore come pesca acerba  che si rimpiccioliva ed ingrandiva  ad ogni sussulto.