Passa ai contenuti principali

Veleno per topi


Racconto di Vespina Fortuna
Tratto da “Donne maledette”

(ap) Una raccolta di storie (immaginarie) di donne che hanno vissuto sulla loro pelle un orrore, diverso per natura, ma sempre lacerante, affrontato con una forza disperata, alla ricerca di una via di uscita, forse impossibile da trovare.

Maleditemi pure, se volete, non m’importa! Ho dovuto fare ciò che ho fatto, l’ho dovuto fare, secondo coscienza. Era un uomo spregevole il mio. 


Mi picchiava prima di andare al lavoro, ogni mattina, perché diceva che almeno era sicuro che non sarei uscita a fare la smorfiosa con altri uomini. Mi lasciava con gli occhi gonfi e gli zigomi sanguinanti. Al ritorno, prima di tornare a casa si fermava all’osteria a bere e quando lo sentivo salire le scale, già sapevo che ne avrei buscate altre. Ogni sera trovava una scusa per picchiarmi: la cena era fredda, era poca, era salata, era insipida o chissà cos’altro. Era ubriaco e non aveva più fame, così mi dava la mia bella dose di schiaffi serali e se ne andava a letto a smaltire la sbornia.


Non l’ho mai amato, me l’hanno fatto sposare per forza perché alla mia età rischiavo di rimanere zitella e non si può. Magari nemmeno lui mi ha mai voluta, mi ha sposato solo perché così avrebbe avuto qualcuno da picchiare che non fosse abbastanza forte da rispondere alle botte, che non lo denunciasse alle autorità e che lo lasciasse fare. L’ho detto a mia madre che quello mi massacrava ogni giorno e lei mi ha risposto che certi uomini sono fatti così e non ci si può fare niente. “Zitta, figlia mia, zitta, non farti sentire da tuo padre che se no succede uno scandalo!” E io zitta, per lo scandalo, per la vergogna, per mia madre e per non mandare in galera mio padre, che quello, se si accorgeva che prendevo tutte quelle sberle, saliva a casa e lo crepava.


Troppo tempo sono stata buona, ma adesso non ho potuto più farlo. E’ stato il mio bambino a svegliarmi. Quando mi sono accorta che ero incinta ho capito che non c’era altra soluzione. Mai avrei permesso che quel bastardo mettesse una mano sopra il mio bambino. E che madre sarei stata per lui, tutta la vita? Una madre con gli occhi gonfi e gli zigomi sanguinanti che si vergognava pure di portarlo a scuola. E che figura avrei fatto con mio figlio, tutte le mattine e tutte le sere dell’anno? Gli sarei sembrata una poveraccia senza dignità. No! Mio figlio non doveva pensarmi senza dignità e non poteva vivere in una casa dove regnava solo violenza, senza amore, né pace. Amore mio, per te che devi nascere l’ho fatto, per l’amore che ho per te e perché so che la violenza genera violenza e che se fossi vissuto in questo schifo, saresti diventato un violento anche tu o magari, se sei una femminuccia, saresti diventata una povera martire come questa madre che ti porta in grembo. L’ho dovuto fare e sono contenta di averlo fatto.


Maleditemi se volete, non m’importa. Che ne sapete voi che giudicate? Che ne sapete di quanto si soffre nella carne e nell’anima? Il veleno dei topi gli ho dato, che quello un topo era! Un topo che se la prendeva con chi non aveva la forza di reagire.  Al medico ho detto che tenevamo il veleno in cucina e che lui, ubriaco com’era se l’era preso pensando che fosse la pastiglia per il mal di testa. Mi ha guardata il medico, mi ha preso le braccia fra le mani e mi ha guardato il viso e gli occhi, poi ha visto la pancia e ha parlato col brigadiere. Pure quello mi ha scrutata da capo a piedi, ha visto tutti i tagli sugli zigomi e il naso mezzo rotto, si è seduto al tavolo della cucina e ha detto “Portatelo via, è  morto per cause accidentali.”
Maleditemi ora, se volete, che dopo devo badare al mio bambino e non c’ho più tempo di stare a sentire le vostre chiacchiere! 

Commenti

Post popolari in questo blog

La ciabatta sepolta e l'inquilino fantasma: un’estate a Genova 🩴 ⛱️ 🚣‍♀️

(Introduzione a Daniela Barone). Il trasloco in un nuovo quartiere, un nonno dai capelli di neve che domina i campi di bocce e una notte movimentata da un ospite inatteso. In questo racconto, l’autrice ci riporta nell'Italia dei "musicarelli" e delle estati nel quartiere San Giuliano di Genova, dove i piccoli dispetti infantili diventano i ricordi più nitidi di un mondo che non c'è più. (Daniela Barone) ▪️ 🟢  Il trauma del quarto piano Era estate e ci eravamo appena trasferiti dalla casa popolare di Via Montanari a quella situata al quarto piano in Via Paolo della Cella. Pur trattandosi dello stesso quartiere, il cambiamento fu per tutti noi piuttosto traumatico. Il nuovo alloggio si trovava infatti in uno stabile che dava su una via rumorosa e trafficata.  Per di più non c’era neppure un poggiolino ove porre dei vasi di fiori e stendere comodamente il bucato. La mamma usava una lunga carrucola per appendere i panni sulla corda e ogni volta aveva il timore di cadere ...

Madre Arrighi: Il velo tolto e la danza segreta ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa resta degli anni di collegio? Spesso le sensazioni: il fruscio di una tunica, l'odore di un giardino o un sorriso che sapeva di libertà. In questo racconto, la memoria torna all’Istituto del Sacro Cuore di Castelletto, a Genova, per ritrovare il volto di Madre Arrighi, una figura che ha saputo trasformare il rigore della clausura nella leggerezza di una danza. (Daniela Barone) ▪️ Un sorriso tra le tuniche nere La suora che prediligevo nel maestoso Istituto liberty del Sacro Cuore che frequentai per cinque anni si chiamava Madre Arrighi. Non so quale fosse il suo nome di battesimo. Per tutte le piccole e grandi allieve del collegio lei era Madre Arrighi e basta. Com’era diversa dalle sue consorelle! Pur indossando la medesima tunica nera, si distingueva per il marcato accento emiliano, i lineamenti perfetti e la dentatura candida ma soprattutto per il sorriso disarmante. Nulla le faceva mai corrugare la fronte. Madre Arrighi era il ritratto dell...

Innamoratevi! La lezione di poesia e amore di Roberto Benigni

(a.p. – Introduzione) ▪️ Attilio De Giovanni è lo stralunato docente di letteratura italiana, impersonato da Roberto Benigni, che in una celebre sequenza del film La tigre e la neve (2005) si lancia, davanti a una platea di alunni, in un sorprendente elogio della poesia, dell’amore e del coraggio. Con immagini visionarie e intuizioni comiche, il docente cerca di trasmettere ai ragazzi la sua passione per l'arte e per la gioia di vivere. Una passione umana destinata a rimanere nella dimensione dell’impossibile e incrociare una cocente delusione? Nulla è impossibile. Per questo motivo, l'intervento di Benigni che segue non è solo un omaggio alla poesia, ma un vero progetto di vita e il contesto essenziale per comprendere a fondo la bellezza e la forza del testo tratto dal film. Roberto Benigni: «Innamoratevi!» (Roberto Benigni – Testo) ▪️ «Su, su, svelti, veloci, piano, con calma, non vi affrettate. Non scrivete subito poesie d’amore che sono le più difficili, aspettate almeno un...

Votare è un diritto, capire le conseguenze del proprio voto è un dovere verso la Costituzione ✍️ 🗳️

(a.p.). Il 22 e 23 marzo non saremo chiamati solo a barrare una casella, ma a decidere se e come modificare l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Un tema così denso merita uno spazio di riflessione laica, tecnica e civile. Per questo abbiamo deciso di confrontarci apertamente, analizzando le implicazioni reali di questa riforma sulla vita dei cittadini e sull'indipendenza della magistratura. Un'occasione per trasformare il dubbio in opinione consapevole. Vi aspettiamo. Ne parliamo a Pisa, in un luogo di ascolto e dialogo: • Dove: Chiesa Valdese di Pisa, Via Derna 13. • Quando: Lunedì 16 marzo, ore 18:30. • Con chi: L’Avv. Eunice Ng Pak e il Dott. Angelo Perrone (Giurista, già magistrato). ❇️ Postilla Letture per arrivare preparati all’incontro ℹ️ Riforma costituzionale: i 4 punti critici per i cittadini 📦  ℹ️ Referendum: la delega in bianco e il “salto nel buio” 🤸‍♂️

Riforma costituzionale: i 4 punti critici per i cittadini 📦

(a.p.). L'architettura costituzionale italiana poggia su un equilibrio delicatissimo, dove l'autonomia della magistratura non è un privilegio di casta, ma la garanzia ultima per ogni cittadino di fronte all'arbitrio del potere. 🟣 Oggi, quell'equilibrio viene messo in discussione da una riforma che, sotto il vessillo dell'efficienza, rischia di alterare profondamente il volto della nostra democrazia. Il discredito della politica — quando diventa così audace da voler "disciplinare" la giustizia — finisce per erodere le basi stesse della libertà.  🟣 Non è solo una questione per addetti ai lavori: riguarda la qualità della tutela che riceveremo domani in un'aula di tribunale. Per fare chiarezza nel labirinto normativo, abbiamo isolato i nodi cruciali del provvedimento. 📦 Sintesi della Riforma: I 4 Punti Critici La riforma costituzionale della giustizia introduce mutamenti profondi negli equilibri tra i poteri dello Stato. Al di là degli obiettivi dic...