Passa ai contenuti principali

Vannacci e la libertà d'espressione

Una figura pubblica in contrasto con i valori della Costituzione


(Angelo Perrone) Il libro di Roberto Vannacci, un generale ex comandante della Folgore, irrompe del dibattito pubblico e provoca una bufera politica. Il testo, Il mondo al contrario, non lascia dubbi su contenuti e intenzioni. Niente mezze misure, distinguo, sottigliezze. 
Il volume riversa sul lettore, con veemenza, l’intero orizzonte mentale dell’autore. Ne deriva una summa di ricostruzioni e teorie che confliggono con la coscienza del paese. Un manualetto ruvido, ad uso del populista contemporaneo.
A sorprendere, non è solo la postura mentale, perché non si tratta di una persona qualsiasi. Ma il fatto che un soggetto con simile background culturale rivesta un ruolo istituzionale importante. È stato tra l’altro al comando della Folgore.
Le conclusioni del testo, tagliate con l’accetta, fanno a pugni con la logica ed il buon senso. l’altro, si parla di italianità e delle sue caratteristiche antropologiche con un approccio storicamente errato, per sostenerne l’identificazione con la pelle bianca. «L’italiano da 8mila anni è identificato con la pelle bianca. Se vede una persona dalla pelle scura non pensa ad un italiano». Dunque, per dire, «Paola Egonu non ricorda i tratti dei nostri avi dipinti dagli Etruschi», e non è «somaticamente italiana».
Non è così semplice. La storia d’Italia è più antica, la percezione di “bianco” nel mondo non è misurabile al pari di quella di un detersivo e l’origine del “popolo italiano” rimanda alla molteplicità di migrazioni e influenze culturali che hanno portato ad una varietà di tradizioni e persino di aspetti fisici. 
Si parla anche di temi attuali, ed urticanti per il generale: i migranti, l’omosessualità, l’animalismo, l’ambientalismo, il femminismo e la natalità. Qui sono inanellati aspetti dell’epoca moderna mal ricostruiti e percepiti come segni di declino. Non c’è da stupirsi che il testo sollevi accuse di omofobia, razzismo e antifemminismo.
C’è infine la rivendicazione ardita di un “diritto all’odio” nei confronti del mondo “contrario” al proprio, in particolare quello costituito da gay («Non siete normali») o migranti, giudicato inferiore e spregevole. Non mancavano teorie di tal fatta, difettava però che a esporle con convinzione e veemenza fosse un esponente delle forze armate, con un ruolo di primo piano.
A giudicare dalle reazioni sembra che gli italiani abbiano passato metà dell’estate caldissima riversi sul libro del generalone, apprezzandone le farneticazioni spacciate per positivo anticonformismo contro il politically correct. 
Curiosità e polemiche hanno alimentato il successo editoriale del libro, a dispetto del linguaggio pieno di refusi, errori, contraddizioni, e delle conclusioni errate, ma la vicenda è costata all’autore la rimozione dall’incarico e l’inizio di un procedimento disciplinare. 
Il generale è stato subito corteggiato da esponenti di estrema destra e antagonisti (Alemanno, Fiore, Paragone) in cerca di visibilità, ha persino ispirato un “movimento” definitosi culturale e “al contrario”. Infine le idee di Vannacci hanno agitato la scena politica alimentando divisioni nella maggioranza. La vicenda ha fatto registrare l’offerta al Vannacci di una candidatura elettorale da parte della Lega. 
La vicenda sarebbe da ascrivere a turbolenze estive, provocate dalle suggestioni di un personaggio stravagante come Vannacci e alimentate da un politico scaltro quale Salvini, pronto a intercettare umori e cavalcare situazioni, per guadagnare consensi. 
Sennonché, meritano ancora riflessione due questioni sul tappeto: la legittimità etica e giuridica del presunto «diritto all’odio» nei confronti di avversari, e la definizione dei doveri che accompagnano l’esercizio di compiti istituzionali, come quelli svolti dal generale. 
C’è da supporre che «l’odio», anche non violento, comprenda la discriminazione, o denigrazione, od offesa verbale nei confronti delle minoranze disprezzate per motivi di etnia, origini, caratteristiche fisiche, atteggiamenti sessuali, od altro. Una categoria logica e giuridica anomala e alquanto pericolosa. 
«L’odio» verso le opinioni avverse, rivendicato dal Vannacci e giustificato dai suoi sostenitori, è concetto che suscita domande ed esige precisazioni. Per quanto non vi siano nella Costituzione previsioni esplicite e divieti (salvo che a proposito del fascismo) è tuttavia evidente che la “libertà d’espressione” rimanda al principio di tolleranza verso tutti, cioè alla regola dell’uguaglianza tra tutti i cittadini.
Anche le tesi contrarie hanno dignità d’esistere, possono essere legittimamente avversate ma esigono il rispetto preteso per sé stessi e dovuto a chiunque. Coloro che rivendicano, come il Vannacci, il diritto all’odio (e/o alle pratiche conseguenti: discriminatorie, denigratorie) disattendono il principio liberale del rispetto delle posizioni altrui, violando la regola costituzionale. 
Quanto poi al secondo tema dei doveri istituzionali connessi all’esercizio di responsabilità pubbliche, la questione è stata posta soltanto sotto il profilo, pur importante, della compatibilità dell’espressione delle idee personali con il dovere di riservatezza o imparzialità. 
Tuttavia non si può trascurare un altro profilo, la coerenza tra il bagaglio culturale personale della figura pubblica e i valori etici e giuridici su cui la Repubblica è fondata. Anche il militare, come altri soggetti pubblici, ha giurato fedeltà alla Costituzione e alle leggi. 
Qui emerge un’esigenza più profonda che riguarda la formazione del personale che svolge ruoli pubblici, non l’esteriorità pur doverosa dei comportamenti. È preoccupante che figure istituzionali nutrano convinzioni dissonanti con i principi della Costituzione. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Lettera al ‘figlio dell’avventura’, il viaggio di una madre tra ricordi, fragilità e nuove nascite ✉️ ✨💙

(Introduzione a Daniela Barone). Un brano di Elisa alla radio diventa il pretesto per un viaggio a ritroso nel tempo. In questa lettera densa di nostalgia e orgoglio, una madre ripercorre le tappe di quel "figlio dell'avventura" che, tra fragilità infantili e conquiste d'uomo, ha saputo trasformare ogni sfida in un passo verso la propria, unica felicità. (Daniela Barone). L'inizio di un viaggio straordinario Caro Fabrizio, ascoltando la canzone ‘A modo tuo’ di Elisa oggi ho rievocato il ballo con te la sera del tuo matrimonio. Mai avevamo danzato insieme e quel momento unico me lo godetti pienamente. Del resto perché una madre dovrebbe ballare con suo figlio? Forse quando eri piccolo avevamo improvvisato un balletto sulle note di una musichetta per bambini ma di certo non mi avevi cinto come quando, giovane uomo innamorato, ti eri unito in matrimonio con la splendida Cecilia, radiosa nel vestito da sposa svolazzante e candido come i suoi denti. A dire la verità, n...

Ogni uomo è un cimitero: il presente abitato dai nostri cari 🍁

(Introduzione a Marina Zinzani). Un legame invisibile annulla la distanza tra chi resta e chi se ne è andato. Non è solo memoria, ma una forma di coabitazione spirituale. In questa riflessione, l’autrice prende spunto dalle parole profonde della serie TV "Shtisel", centrata su una famiglia di ebrei ultra-ortodossi, per esplorare l’idea dell’uomo come "cimitero vivente": un luogo dove i nostri cari continuano a guardare il mondo attraverso i nostri occhi, trasformando l'assenza in una presenza lieve e costante. (Marina Zinzani). «Perché alla fine i morti non vanno da nessuna parte, sono stati sempre tutti qui. Ogni uomo è un cimitero, un cimitero presente in cui vivono tutti i nostri nonni, il padre, la madre, la moglie, il figlio.» Il dialogo mai interrotto Questa è una delle frasi più intense e commoventi della serie Shtisel, una citazione di Bashevis Singer ripresa in una scena magnifica in cui si riuniscono, idealmente e visivamente, i vivi e i morti. È un me...

Papà Nino: dallo chic del Bristol al volante dei bus 🚌

(Introduzione a Daniela Barone). Un paio di forbici che danzano tra i capelli nel lusso di un hotel milanese, poi le mani che stringono il volante dei grandi bus di Genova. La storia di Nino è il racconto di un'integrazione coraggiosa, di una famiglia che si ritrova al capolinea di un bus e di un orgoglio che non sbiadisce, nemmeno quando le tinte per capelli diventano bizzarre. Un viaggio tenero e ironico tra i ricordi di una figlia e l'eroismo quotidiano di un padre. (Daniela Barone). Il parrucchiere del Bristol e il diploma sulla parete Sono sempre stata orgogliosa del lavoro di mio padre. Prima che nascessi aveva lavorato come parrucchiere da donna nel prestigioso hotel Bristol della centralissima Via XX Settembre. Era solo un di-pendente ma molte clienti richiedevano espressamente il suo intervento. Aveva addirittura vinto il terzo premio in un concorso regionale: il diploma, una pergamena adornata da un lungo ricciolo castano, troneggiava sulla parete del salotto e inorgo...

Trump contro Papa Leone: la verità del sacro contro lo spettacolo del potere ☧♛

(a.p.). Qual è lo spazio vitale capace di nominare la realtà quando il mondo sembra scivolare nell’irrazionale? Abbiamo perso la forza di dare un nome alla "blasfemia della guerra" e alla "brutalità del business", come ha fatto Papa Leone davanti al delirio di Donald Trump? La patologia del comando e il primato della pietas Un potere che si auto-ritrae nei panni di un Gesù guaritore, mentre deumanizza i bambini sotto le bombe, smette di essere un interlocutore politico: non c'è dialogo possibile, né replica dovuta a chi incarna una patologia dell’essere e del comando. All'onnipotenza di un comandante in capo che alterna il campo da golf all'annuncio di uno sterminio, bisogna opporre una sfida epistemica: la riaffermazione che la violenza non avrà l’ultima parola e che la pietas verso gli innocenti resta l’unico, vero cardine della civiltà. Quando la propaganda diventa spettacolo della morte Quando il linguaggio del diritto e della diplomazia viene svuota...

Donne maledette: il mito, il sacrificio, la metamorfosi 🧜‍♀️

(Introduzione a Vespina Fortuna e ad a.p.). Ci sono ferite che la terra non può rimarginare e scelte così estreme da apparire inspiegabili. Esiste un confine sottile dove l’orrore subito si trasforma in una tragica forma di libertà: è qui che nascono le "Donne Maledette". Segue Commento a.p. (Vespina Fortuna). La voce del Mare del Nord A nord del mondo le chiamavano “donne maledette”. Erano quelle che erano state abusate e avevano deciso di non far crescere dentro di loro il frutto del dolore e dell’orrore preferendo la morte. Erano quelle che si erano sacrificate per non giacere con i loro padri, i loro fratelli e i loro padroni. Erano le donne che si erano macchiate di sangue per difendere i propri figli e quelle che li avevano uccisi per sottrarli all’orrore del massacro. Una di loro si era gettata in mare da una torre che la teneva prigioniera e un’altra aveva ucciso il re despota per provare a cambiare il destino del proprio popolo. Erano tutte donne maledette. Fu mandat...