di Valeria Giovannini (con un commento di Angelo Perrone) (ap) Tre versi, un haiku, su ciascun ombrellino. Seguendo la tecnica poetica giapponese nata nel XVII secolo. Una mano leggera e sapiente li scrive lentamente. È la ricamatrice di ombrellini. Il suo occhio attento osserva il mondo. Non ha bisogno di parole superflue ed inutili per guardarsi intorno e descrivere l’essenza di un accadimento. Una semplicità di parole che cristallizza i particolari irrinunciabili del presente con rapidità e concisione, squarci di rara intensità emotiva.
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