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Marc Chagall e il messaggio biblico: la poesia oltre il colore 🎨 🧑‍🎨

Su un tavolo accanto a due finestre aperte su un ampio panorama, il testo aperto della Bibbia, mentre sopra appare una nuvola con i personaggi volanti di Chagall
(Introduzione a Marc Chagall – Commento a.p.). Entrare nel Museo Marc Chagall a Nizza non è solo un'esperienza estetica; è un'immersione in un 'messaggio' che trascende l'arte stessa. Prima di lasciarsi rapire dalle immense tele del Messaggio Biblico, dai blu profondi e dai rossi vibranti, esiste un luogo, fisico e ideale, in cui l'artista stesso ci accoglie.
È la sua dedica, scritta nel 1973, un testo che è insieme testamento artistico, preghiera laica e utopia di pace. Queste parole sono la soglia necessaria: ci dicono non 'cosa' guardare, ma 'come' ascoltare.

Marc Chagall
(Dedica del 1973 al Museo di Nizza)

La soglia delle parole

Fin dalla mia prima giovinezza sono stato conquistato dalla Bibbia: mi è sempre apparsa e ancora mi appare come la più grande fonte di poesia di tutti i tempi.
Fin d’allora ho cercato questo riflesso nella vita e nell’arte. La Bibbia è come una grande eco della natura ed è questo segreto che ho cercato di trasmettere.
Secondo le mie forze, tutta la mia vita, sebbene abbia talvolta l’impressione di essere assolutamente un altro, di essere nato - si potrebbe dire - tra cielo e terra, che il mondo sia per me un grande deserto in cui la mia anima vaga come una fiaccola.
Ho fatto questi quadri all’unisono con questo sogno lontano, ho voluto lasciarli in questa Casa perché gli uomini cerchino di trovarvi una certa pace una certa spiritualità, una religiosità, un senso della vita.
Questi quadri, nel mio pensiero, non rappresentano il sogno di un solo popolo, ma quello dell’umanità. Ho pensato di lasciarli alla Francia, il paese dove sono nato una seconda volta.
Non tocca a me commentarli: Le opere d’arte devono esprimersi da sé.
La pittura, il colore, non sono forse ispirati dall’Amore? La pittura è solo il riflesso del nostro io interiore e per questo stesso la maestria del pennello è superata, non conta affatto. Il colore con le sue linee contiene il vostro carattere e il vostro messaggio.
E poiché la vita va inevitabilmente verso la fine vediamo, durante la nostra, di colorarla con i nostri colori di amore e speranza. In questo amore si trova la logica sociale della vita e l’essenziale di ogni religione. Per me la perfezione, nell’arte e nella vita, è sgorgata da questa fonte biblica. Senza questo spirito, la sola meccanica di logica e di costruttività, nell’arte e nella vita non porta frutti.

Il sogno del Museo

Forse in questa casa verranno i giovani e meno giovani a cercare un’ideale di fraternità e d’amore così come i miei colori e le mie linee l’hanno sognato. Forse vi si pronunceranno anche le parole di quell’amore che io provo per tutti. Forse non ci saranno più nemici.
Come una madre con amore e dolore mette al mondo un bambino, i giovani e i meno giovani costruiranno il mondo dell’amore con un nuovo colore e tutti, qualsiasi religione abbiamo, potranno venirvi e parlare di questo sogno, lontano dalle malvagità e dalla violenza.              
Vorrei che in questo luogo si esponessero opere d’arte e testimonianze della spiritualità di tutti i popoli; che si facesse udire la musica e la poesia dettate dal cuore di tutto il mondo.
È possibile questo sogno? Credo di si. Nell’arte come nella vita tutto è possibile se si comincia dall’amore.     

💠💠💠💠💠
(a.p.)

Il messaggio biblico come poesia universale

Un intero ciclo poetico di opere di Marc Chagall è custodito nel Museo del Messaggio Biblico a Nizza, una scelta voluta dallo stesso artista, grato alla Francia per averlo accolto fin da giovane dopo gli anni difficili vissuti nel suo paese d’origine.
Nato in una famiglia ebraica in Bielorussia, all’epoca parte dell’Impero Russo, Chagall vide il suo villaggio attaccato dai cosacchi e la sinagoga data alle fiamme proprio il giorno della sua nascita.
Ricordando le sue origini, amava dire: «Io sono nato morto», mentre nel periodo francese sentiva di «essere nato una seconda volta».
Nelle sue opere emerge spesso il ricordo della giovinezza, felice nonostante la difficile condizione degli ebrei sotto il dominio zarista, animata dalla precoce passione per la pittura.
Il Museo di Nizza sorge in un parco di pini, cipressi e ulivi, con una struttura in pietra volutamente essenziale, espressione dell’esigenza di spiritualità che permea l’arte di Chagall.
I suoi colori vibranti danno vita a personaggi e scene sospesi in un’atmosfera onirica, attraverso un linguaggio simbolico che invita l’osservatore a scoprire significati nascosti: la creazione è una luce che si apre tra le nuvole.

Un museo senza confini

La decisione di lasciare le sue opere alla Francia non fu solo un gesto di riconoscenza, ma anche una testimonianza visibile del suo spirito e della sua ispirazione.
Chagall cercava, nell’arte come nella vita, quel riflesso magico e divino che aveva percepito fin da ragazzo leggendo e studiando le Scritture.
Nella dedica del 1973 al Museo, scrisse che la Bibbia «lo aveva conquistato» perché rappresentava «la più grande fonte di poesia di tutti i tempi».
Quel riflesso, colto nella lettura del Talmud, divenne una costante ricerca nelle sue opere, spazi in cui la sua anima poteva vagare «tra cielo e terra» come «una fiaccola».
Se il senso dell’arte potesse mai essere racchiuso in poche parole, per Chagall era l’espressione più autentica del suo io interiore, un sogno che prendeva forma attraverso il pennello.
L’ambiente sobrio del Museo oggi è ricco non solo dei suoi quadri, ma anche dell’anima dei visitatori e di quell’umanità che condivide il suo stesso sogno, in cerca di «una certa pace, una certa spiritualità, una religiosità, un senso della vita».

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