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La stella di Roberta: studentessa speciale nel ricordo della sua prof

(Introduzione a Daniela Barone). Alcuni studenti lasciano un’impronta indelebile nella memoria di un insegnante, non solo per il loro profitto, ma per quell'innata scintilla che li fa risplendere tra i banchi. Roberta era una di loro: un’anima fiera, un’intelligenza brillante e una bellezza che sbocciava giorno dopo giorno. Questo racconto è il ritratto di una vita tragicamente interrotta nel suo fulgore più bello, e del legame invisibile, ma eterno, che continua a unire chi resta a chi è diventato luce nel cosmo. (Daniela Barone). I banchi del liceo e il sogno della Bocconi Roberta era stata mia alunna al liceo di Pavia per cinque anni. La ricordo in prima, con le fattezze ancora infantili dei suoi quattordici anni ma già faceva capolino in lei la straordinaria bellezza dell’adolescenza. Oltre a quella, madre natura l’aveva dotata di un’intelligenza brillante che la faceva distinguere in classe. Piuttosto altera o forse semplicemente riservata con gli insegnanti, era ammirata dai ...

Studentessa: la fatica dei banchi e il fischio della realtà 👩‍🏭

(Introduzione a Bianca Mannu). Un ritratto potente e materico della condizione studentesca e operaia d'altri tempi. Il treno non è solo un mezzo di trasporto, ma un "trapano" che lacera il sonno e introduce alla durezza del dovere. È una poesia di freddo, di braci scarse e di "treni Godot", dove però, tra le crepe di una quotidianità ostile, brilla la scintilla della resistenza intellettuale. (Bianca Mannu).  Il richiamo del ferro e del gelo A venti chilometri dall'alba il fischio trapanava la notte moribonda. Spesso violento  ed essenziale sempre il suo freddo richiamo vorticava l'incerto tepore del mio letto. La lotta contro il sonno quindicenne M'attaccavo a un rigurgito  di sonno quindicenne avvilito al ruolo d'abissale scampo all'ardua  memoria degli studi  trascinati a stento lungo l'arco del pendolo diurno Veglie forzate e stazioni spoglie fino a e oltre la precocità crepuscolare delle invernali notti invano lunghe per lenta consun...

Le carte da giocare

I giovani sono esposti alle eterne incertezze dell'età ma vogliono impegnarsi a costruire il loro futuro: l’importanza di incontrare una scuola di valore di Cristina Podestà  (Commento a " Te ne vai già? ", PL, 6/1/18) Il racconto ha un sapore d' antico ma, al tempo stesso, di eterno perché questi giovani, rari una volta, si possono trovare anche oggi. La gioventù ha come un cliché: gli interessi del ballo, della conquista amorosa, del gioco, del divertimento fine a se stesso.

Te ne vai già?

Gli affetti, la mente, le curiosità della vita: il percorso di un giovane Racconto di Paolo Brondi Non aveva ancora venti anni e già si comportava da vecchio. I suoi coetanei trascorrevano il loro miglior tempo agitando i piedi, calamitati da una selva di note, stringendo al petto le figure femminili di allora. Il loro discorrere, una sequela di ingenuità e di stupidaggini. Lui si traeva in disparte, assumendo verso gli avvenimenti serietà e rigore con il risultato di rendere anacronistico il suo corpo rispetto ad una società immemore di un futuro.

Lasci questo paese

Andare via? Anche no, io rimango di Marina Zinzani “Lasci questo Paese, vada via…” Frase famosa di un film famoso, “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana. A dirla era un professore, durante un esame all’università di uno dei protagonisti, Luigi Lo Cascio.

Incontrarsi dopo vent'anni

Una compagnia di studenti, diventati adulti, si ritrova una sera d’autunno vicino Siena di Paolo Brondi Erano in ventidue, in quella terza liceo, 12 ragazze, 10 maschi, e già nei mesi di scuola più spesso preferivano alla costrizione dei  banchi l’orizzonte del loro mare, delle spiagge, della barca a vela. Poi la vita, il lavoro, la professione li distanziò e forse passarono più di venti anni prima che la memoria di quella promessa non si risvegliasse in uno di loro, un importante avvocato.