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Visualizzazione dei post con l'etichetta femminicidio

💔 Il volto da ricostruire: femminicidio, lo sfregio e la frammentazione nell'arte di Picasso

(Introduzione a Marina Zinzani e ad a.p.). Questo post unisce due mondi apparentemente distanti: la violenza subita dalle donne e l'espressione astratta dell'arte. La poesia di Marina Zinzani dipinge il dramma del volto sfregiato dall'acido, dagli insulti e dalle paure, un volto da ricostruire che ha perso la sua unità. In questo contesto di dolore e frantumazione, il commento di Angelo Perrone introduce l'analisi della pittura cubista di Pablo Picasso. La scomposizione del viso, come quella nella " Testa di donna in nastro rosso cappello blu " (1939), diventa un'evocazione potente della violenza che spezza l'immagine e la dignità umana, offrendo una nuova dimensione interpretativa della realtà ferita.

🧬 Femminicidio e alibi del DNA: i rischi della genetica nelle scelte della politica

(a.p.) ▪️Incredulità, ascoltando le parole del ministro Carlo Nordio alla Conferenza internazionale contro il femminicidio. L'uomo accetta la parità con la donna, ma nel suo "subconscio il codice genetico trova sempre una certa resistenza". Sembra quasi una citazione tratta da un manuale di biologia ottocentesca, non il contributo di un ministro in un dibattito cruciale sulla violenza di genere.  1. L'alibi biologico: un inganno da manuale ottocentesco Il ministro, pur riconoscendo la necessità di agire con leggi e prevenzione per rimuovere il senso di superiorità maschile sedimentato in millenni di sopraffazione, introduce un elemento di determinismo biologico. Suona come giustificazione scientifica per inaccettabili pregiudizi. Si sposta l'attenzione dalle responsabilità umane a una sorta di destino inevitabile come se la violenza fosse un errore di codice inscritto. 2. La crisi del codice interpretativo Ma l'inganno è doppio. Ci si chiede come un uomo d...

Storie di donne

di Marina Zinzani Non c’è giorno in cui manchi una storia di cronaca nera legata alle donne, alle donne uccise, fatte sparire, dando vita a dei veri e propri gialli. Ci si chiede cosa trasmettevano alla TV anni fa, quando la parola femminicidio non esisteva. Non c’erano inchieste, ricerche dello scoop, aggiornamenti dell’ultima ora. E neanche c’erano gli opinionisti, quelli che sanno tante cose della vittima pur non avendola mai conosciuta, intuiscono il suo profilo psicologico, vanno a fondo nei suoi legami famigliari, in una sorta di curiosità collettiva, anche morbosa, operante pure sui social. È vero, c’è il giallo che richiama l’attenzione. In giornate uguali, in una quotidianità a volte apatica, il giallo attira sempre, prende la mente, la fa risvegliare, lavorare, la fa diventare un piccolo detective. L’attenzione a queste storie garantisce poi un audience importante.  Poi c’è la vita, oltre le telecamere. Le foto di queste donne e il loro mondo semplice, fatto di foto con f...

Per Giulia Cecchettin: l'eco profetica di Alda Merini nel "Canto delle donne"

(Alda Merini – TESTO, “CANTO DELLE DONNE”, 1988) ▪️ Io canto le Donne prevaricate dai bruti la loro sana bellezza, la loro ‘non follia’ il canto di Giulia io canto riversa su un letto la cantilena dei Salmi, delle anime ‘mangiate’ il canto di Giulia aperto portava catene pesanti la folgore di un codice umano disapprovato da Dio. Canto quei pugni orrendi dati sui bianchi cristalli il livido delle cosce, pugni in età adolescente la pudicizia del grembo nudato per bramosia. (a.p. – COMMENTO) ▪️ L'eco profetica di Merini è agghiacciante: il nome "Giulia" in questi versi, affiancato alle donne prevaricate e a Vita Bello, risuona oggi come un dolore archetipico. Merini non denuncia un singolo orrore, ma il "codice umano" brutale che divora la "sana bellezza" femminile. La poesia si fa qui preghiera, grido per le "anime mangiate" e unica sentinella di lucidità contro la violenza impunita, ovunque essa si manifesti. (Foto 1. L'immagine di Gi...

Dal buio

La cosiddetta “zona grigia” nelle relazioni umane esiste davvero, ma non deve essere un alibi per sottrarsi alla chiarezza di Marina Zinzani (Commento a Il corto circuito , PL, 15/1/18) "Saluto fraternamente tutte le vittime di atti odiosi che possono essersi sentite offese. È a loro e soltanto a loro che presento le mie scuse".  La parziale marcia indietro di Catherine Deneuve è arrivata, l’aver firmato la lettera s u Le Monde in cui il confine fra molestia e corteggiamento era decisamente vago l’aveva sommersa di critiche. Ma basta questa rettifica per dimenticare, per voltare pagina?

Tornare a brillare

Rapporti amorosi che degenerano in violenza quando le ombre si fanno più pesanti di Paolo Brondi  (Commento a Aurora , PL 11/1/18) I rapporti d’amore, quando sono nella “fase aurorale”, è innegabile che abbiano il potere di illuminare il grigiore della quotidianità.

Aurora

La vita come una prigione buia, quando prevalgono dolore e sofferenza. Ancora violenza sulle donne.  La ricerca del coraggio Racconto di Marina Zinzani Lui urla. Lui mi picchia. Lui se la prende con il bambino. Avvocato, mi aiuti. Piccola figlia mia, devi avere pazienza, sopporta, ho sopportato tanto io con tuo padre. Devi ritrovare la tua dignità, Aurora, devi riprenderti la tua vita, lo denunci, come ti ha consigliato l’avvocato, e poi prendi tuo figlio e te ne vai. Io sono tua amica, ti aiuterò. E poi sei giovane, hai tante opportunità di conoscere un altro uomo, di rifarti una vita.

Oprah Winfrey: un nuovo giorno

Oprah Winfrey, icona del riscatto black, dei diritti e del femminismo: le parole di una donna che si è fatta da sé, ai Golden Globes 2018 di Marina Zinzani “Questa sera io vorrei ringraziare tutte le donne che hanno sopportato anni di violenze perché magari, come mia madre, avevano bambini da crescere e bollette da pagare o sogni da inseguire. Sono donne di cui non conosceremo mai il nome.

La diga che crolla

La rivista Time dedica la sua cover alle donne che, denunciando le molestie sessuali subite sui luoghi di lavoro, hanno fatto crollare il muro del silenzio e dell’omertà di Angelo Perrone * Time pubblica la sua tradizionale copertina di fine d’anno per indicare una persona o un fatto che abbia avuto un impatto rilevante sull’opinione pubblica. Stavolta “persona dell’anno” sono definite le cosiddette Silence Breakers , coloro che hanno infranto il muro del silenzio, soprattutto le donne protagoniste di tante denunce per le molestie subite sul lavoro e nei rapporti sociali a cominciare dalle attrici di Hollywood.

Ricominciare

24 novembre, giornata contro la violenza sulle donne di Marina Zinzani I fiori raccolti nei prati i fiori dei primi incontri anniversari e una vaga felicità i fiori della sposa i fiori e i petali che cadono

Il mostro tra noi

Prevenzione e interventi per contrastare la diffusione della violenza nelle relazioni affettive. Una riflessione in occasione della giornata nazionale della mediazione familiare del 19 ottobre (ap) Si ampliano in Italia e in Europa gli interventi che tendono a favorire sul territorio percorsi di mediazione familiare nella gestione dei conflitti in ambito relazionale/affettivo, utilizzando conoscenze specifiche della psicologia, sociologia, pedagogia, anche del diritto.

Tra le mura di casa

Una storia vera quella raccontata nel film: la quotidianità di una donna maltrattata, l’incapacità di uscirne se non con la disperazione di un gesto estremo di Marina Zinzani Guardando il film   “L’amore sbagliato” (2015) di Claude-Michel Rome Il film “L’amore sbagliato” lascia uno squarcio nello spettatore. E’ la  storia vera di Alexandra Lange, una donna francese che ha ucciso il marito per legittima difesa dopo anni di terribili violenze,  raccontate durante il processo. Verrà poi assolta.

Le pietre che rimangono tra noi

Linguacce, sorrisi strafottenti dopo la violenza omicida: i gesti che mostrano la mancanza di vergogna e del senso di colpa per quanto commesso (*) (ap) Lo abbiamo visto tutti in video: ha rischiato il linciaggio, all’uscita dalla caserma dei CC, il diciassettenne assassino, reo confesso, di Noemi Durini, la fidanzata di 16 anni, uccisa a Lecce in modo crudele (con pietre? a coltellate?). La reazione forte della folla alla vista del giovane assassino non è stata suscitata semplicemente dall’efferatezza del crimine, dalla possibile premeditazione e dalla drammaticità dell’intera vicenda in cui erano coinvolti i due protagonisti e le stesse famiglie di appartenenza.

Società malata? La guarigione difficile

Crimini efferati, come quelli ai danni delle donne, suggeriscono interrogativi inquietanti: sui comportamenti di ciascuno, sul futuro possibile di Marina Zinzani Si poteva fare qualcosa? Si poteva prevedere? Potevano le istituzioni intervenire in tempo?  Di fronte all’ennesimo caso di cronaca, Noemi Durini di Lecce o chi altro, i nomi ormai non si ricordano più, sono troppi, dettagli quotidiani di cui non è più possibile tenere il conto, di fronte alla follia degli uomini, di un più forte su un più debole, rimangono solo interrogativi di un momento, durante un servizio televisivo: si poteva evitare?

Il momento delle donne: l’amore presuppone il rispetto dell’altro

La consapevolezza che l’amore presuppone il rispetto dell’altro: un processo culturale che vede protagonista proprio il mondo femminile di Maria Grazia Passamano * (Intervento di Angelo Perrone) (ap) Le pagine dei giornali mostrano puntualmente le vecchie fotografie raccolte negli album di famiglia: visi sorridenti e rassicuranti di mariti, compagni, fidanzati accanto alle donne amate, e del tutto ignare del loro futuro; magari anche con qualche pargolo in braccio, per completare il quadretto edificante. Famiglie tanto felici e senza screzi, secondo la versione di amici e parenti compiacenti di lui, increduli davanti alle tragedie, di cui ovviamente non hanno mai colto alcun segnale premonitore. E’ il rituale che accompagna di solito la notizia che una donna è stata abusata, oppure trucidata, o perseguitata e maltrattata, ed emerge che il motivo è sempre lo stesso: aver detto un “no di troppo” al proprio partner, che diceva di amarla tanto. Troppe mani maschili si accaniscono sui cor...

Ricordando la rivista Effe

Una rivista per le donne, e per tutti di Catia Bianchi Effe nasceva nel 1973. Rivista mensile, continuò ad uscire per 10 anni fino al dicembre 1982. Era diretto inizialmente da Adele Cambria, poi   la responsabilità venne assunta, in forma cooperativa, dall’intera redazione. Sulla copertina il sottotitolo, che recava la scritta “mensile femminista autogestito”, racchiudeva il senso profondo di quell’iniziativa, coltivata da un gruppo di donne, pieno di speranze e di energie, che peraltro poteva contare soltanto sull’autofinanziamento e sulle vendite del giornale. Un periodico autogestito, che per i pochi mezzi a disposizione non poté durare a lungo.

Nel piccolo, si può

Carta e penna, un modo di ascoltare e di uscire allo scoperto di Sonia Scarpante * La mia arma è la penna E solo con questa posso dire e agire, posso cucire le sofferenze della vita. Mi porto nel cuore la tristezza e l’angoscia di alcune donne che si trovano a vivere esperienze dolorose e difficili con il proprio compagno.

Muro di bambole

di Marina Zinzani (Ricordando Sara Di Pietrantonio, 22 anni, la ragazza bruciata viva dall’ex fidanzato alla Magliana – Roma) Le prime amiche delle bambine. Bambole che si animano con l'immaginazione, che diventano reali, perché reali sono le emozioni che trasmettono. Bambole da vestire, da portare a letto, con cui parlare. C'è un muro a Milano su cui sono state appese delle bambole. Portate da molte persone, non ha importanza se famose o no. Guardando quelle bambole non vengono in mente i giochi di bambine, ma donne aggredite, molestate, uccise. Sembrano i sogni abbandonati di tante di loro. Il femminicidio è un crimine contro l'umanità, c'è scritto nel cartello.