Passa ai contenuti principali

10 giugno, un principio di Giustizia

(Altre riflessioni in Il pericolo per l'imparzialità della giustizia, Critica liberale, 18.6.25)

(Angelo Perrone) La riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati voluta da governo Meloni-Nordio mina l'unitarietà della giurisdizione e l'imparzialità delle decisioni giudiziarie. Non è una mera riorganizzazione, ma un intervento che intacca il cuore dell'amministrazione della giustizia italiana, La recente protesta delle toghe, anche a Roma, Milano e Bari lo scorso 10 giugno, evidenzia il rischio per la capacità di amministrare la giustizia nell'esclusivo interesse della collettività.
Nell'attuale sistema, la comune preparazione tecnica e la possibilità di passaggio tra funzioni giudicanti e requirenti (pur con limiti) hanno storicamente favorito una mentalità equilibrata e una migliore qualità professionale. Il pubblico ministero (PM), consapevole della prospettiva del giudizio finale, ha potuto ponderare l'accusa, mantenendo una visione garantista. Analogamente, il giudice, con esperienza delle dinamiche investigative, è risultato più attrezzato per valutare la fondatezza delle accuse. Questa "osmosi professionale" ha agito come deterrente contro la polarizzazione della giustizia.
Spezzando tale equilibrio, si rischia di creare magistrati più deboli e cittadini più indifesi. Il PM potrebbe trasformarsi in un mero "accusatore", perdendo il ruolo di garante di legalità che la Costituzione gli assegna, con l'obbligo di indagare sia a carico che a favore. Ciò comprometterebbe l'indipendenza del giudice, la cui imparzialità dipende anche da un PM altrettanto indipendente.
Già Cesare Beccaria nel XVIII secolo auspicava un processo giusto e imparziale, con funzioni distinte ma unite da una comune tensione verso la verità, non da logiche di parte. Un giudice privato della profonda conoscenza investigativa, garantita oggi anche dalle esperienze incrociate, potrebbe trovarsi di fronte a un'accusa meno ponderata e più aggressiva. Come sottolineato da Gustavo Zagrebelsky, l'indipendenza della magistratura è essenziale per la democrazia, e alterarne l'equilibrio interno compromette la libertà del cittadino dall'arbitrarietà.
Un PM allontanato dalla giurisdizione perderebbe la visione ampia necessaria alla nostra giustizia. Il cittadino si troverebbe dinanzi a un sistema meno flessibile, più incline a una giustizia polarizzata. Montesquieu, teorizzando la separazione dei poteri, intendeva un sistema di pesi e contrappesi contro le influenze esterne, non la creazione di corpi contrapposti all'interno della stessa magistratura.
Questa riforma, proposta dal governo Meloni-Nordio, non è una questione di privilegi, ma di preservare un baluardo della democrazia. Rischia di rendere la giustizia meno flessibile, equilibrata ed equa, minando indipendenza ed efficacia senza reali benefici, aprendo la strada a ingerenze politiche o a una giustizia meno garantista. La posta in gioco è la lesione dell'imparzialità dell'intero sistema. Il grido d'allarme di chi opera nella giustizia è un monito a salvaguardare la funzione giudiziaria, che deve rimanere imparziale, indipendente e al servizio esclusivo dell'interesse pubblico. Ignorare questo allarme sarebbe un prezzo troppo alto.

Commenti

Post popolari in questo blog

Tra i due litiganti il terzo gode: la saggezza popolare in una mollica

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti) ▪️ Il proverbio di oggi: “ Tra i due litiganti il terzo gode ”. Non si è mai soli neppure nei litigi. Chi beneficia dei contrasti altrui? La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca ,  Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco (Laura Maria Di Forti – PROVERBIO) ▪️ Senza pensieri seduto su una pan...

Il Piccolo Principe: un viaggio per ricordare l'essenziale

(Introduzione ad a.p.).  Il capolavoro di Antoine De Saint-Exupéry è molto più di una fiaba per bambini: è una bussola per l'anima che ci invita a un esame profondo delle nostre priorità adulte. Attraverso l'incontro nel deserto, impariamo che la verità non si nasconde nei numeri o negli affari, ma nella magia dei legami e nell'onestà del cuore. Questo tributo esplora il potere della fantasia, il rito dell'amicizia e la bellezza invisibile che i grandi hanno imparato a dimenticare. L'oblio dell'infanzia e il cappello misterioso (a.p.) ▪️ I grandi sono stati bambini almeno una volta, poi lo hanno dimenticato. Così, quando vedono un disegno a forma di cappello, pensano di aver visto un cappello e non un boa che ha inghiottito l'elefante. Questa cecità adulta è il primo grande monito di Antoine De Saint-Exupéry: la perdita della capacità di vedere oltre l'apparenza, di cogliere la fantasia e la meraviglia racchiuse nelle cose più semplici. È la rinuncia al ...

Quel fiume colmo che straripa: il ritorno della Terza Pagina, cura dell’anima 📝

(Introduzione a Paolo Brondi). C’è stato un tempo in cui aprire il giornale significava imbattersi in un’oasi di silenzio e riflessione. Si chiamava Terza Pagina: il luogo dove i fatti di ieri diventavano le idee di domani. Oggi che la cultura è spesso confinata negli angoli o sommersa da un flusso incessante di stimoli, riscoprire quella 'voce' non è nostalgia, ma resistenza. È la riconquista di quel fiume che, quando è troppo colmo, rischia di travolgerci. Fermiamoci un istante, per ritrovare noi stessi tra le pieghe di un foglio e i versi senza tempo di Borges. (Paolo Brondi) ▪️ La rigenerazione del pensiero La rilettura della terza pagina, così come compariva sul Corriere della sera ormai in tempi lontani, potrebbe valere come una rinascita, una rigenerazione, una riconquista d'equilibrio. Lo scorrimento delle pagine che oggi relega la cultura quasi in ultimo, oltre l'addensarsi di un sapere plurisignificante, è per la coscienza del lettore come un fiume che troppo ...

Il nostro mondo

di Marina Zinzani (“Dans le monde entier” – Françoise Hardy) Attorno al mondo  al nostro mondo mettiamo recinti per proteggere affetti

Curare il basilico

di Marina Zinzani Tratto da “I racconti dell’acqua” (Commento di Angelo Perrone) (ap) L’acqua è il tema ricorrente di questi Racconti. Qui,  è nutrimento delle piante, soprattutto di quelle più esili e fragili, esposte alle avversità di ogni tipo. E diventa metafora di una risorsa di altra natura: il sentimento affettuoso che alimenta i rapporti umani, li sorregge, li fa crescere dando loro persino una nuova vita. Il tema dà corpo ad un contesto, di pensieri e di sentimenti, rarefatto e suggestivo, per molti versi anche tranquillo e rassicurante.