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Quel fiume colmo che straripa: il ritorno della Terza Pagina, cura dell’anima 📝

Foto delle pagine del Corriere della sera nella rotativa

(Introduzione a Paolo Brondi). C’è stato un tempo in cui aprire il giornale significava imbattersi in un’oasi di silenzio e riflessione. Si chiamava Terza Pagina: il luogo dove i fatti di ieri diventavano le idee di domani. Oggi che la cultura è spesso confinata negli angoli o sommersa da un flusso incessante di stimoli, riscoprire quella 'voce' non è nostalgia, ma resistenza. È la riconquista di quel fiume che, quando è troppo colmo, rischia di travolgerci. Fermiamoci un istante, per ritrovare noi stessi tra le pieghe di un foglio e i versi senza tempo di Borges.

(Paolo Brondi) ▪️

La rigenerazione del pensiero

La rilettura della terza pagina, così come compariva sul Corriere della sera ormai in tempi lontani, potrebbe valere come una rinascita, una rigenerazione, una riconquista d'equilibrio. Lo scorrimento delle pagine che oggi relega la cultura quasi in ultimo, oltre l'addensarsi di un sapere plurisignificante, è per la coscienza del lettore come un fiume che troppo colmo tende sempre più spesso a straripare, fino ad ingenerare l’oblio e, quindi, l’indifferenza verso un sapere altro quale è quello della cultura. 

Custodire il presente, conservare la tradizione

Non si dà cultura che non sia promotrice della conservazione integra e riflessiva della tradizione e custode non distratta, ma attenta e critica dei tempi presenti. Ne costituiva fondamento la terza pagina tradizionale, aiutando il pensiero a coltivare gli spazi della riflessività, della meditazione, dello stupore, per aprirsi poi a comprendere meglio le nostre presunzioni aprendoci a voci capaci di scuoterci nel profondo.

La voce di Borges: l'istante e l'eterno

Una di queste voci, apparsa sul Corriere quel giovedì 5 marzo del 1981, ci ricorda ancora oggi chi siamo, spogliandoci di ogni maschera: 

Non sei gli altri Non ti potrà salvare quello che lasciarono. Scritto coloro che la tua paura invoca. Non sei gli altri, e ti ritrovi ora centro del labirinto che i tuoi passi ordirono. Non ti salva l'agonia. Di Gesù o di Socrate, né il forte Siddharta d'oro che accettò la morte In un giardino, al declinar del giorno. Polvere pure è la parola scritta. Da te, o il verbo pronunciato. Dalla tua bocca. Non c'è pietà nel Fato. E la notte di Dio non ha confini. La tua materia è il tempo, l'incessante Tempo. Sei ogni solitario istante.
(Jorge Luis Borges, in Terza Pagina del Corriere della sera, giovedì 5 marzo 1981) 

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