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Il fortino neofascista

(Angelo Perrone) CasaPound, il cui nome deriva dal poeta statunitense Ezra Pound, si è imposto all'attenzione della cronaca nel dicembre 2003, quando ha occupato abusivamente un palazzo di proprietà demaniale in via Napoleone III a Roma, nel quartiere Esquilino.
Questa occupazione, presentata come risposta all'emergenza abitativa, è stata definita dalla Corte dei Conti come un'operazione che ha causato un danno erariale di oltre 4,5 milioni di euro.
La storia di CasaPound è costellata da indagini e processi penali. I militanti del movimento sono stati accusati di associazione a delinquere, incitamento all'odio razziale e violenza. Numerose inchieste hanno rivelato che il palazzo non era un rifugio per famiglie indigenti, l'organizzazione aveva minacciato un "bagno di sangue" se le forze dell'ordine avessero provato a sgomberare l'edificio. Quanto alle convinzioni ideologiche: «Casapound è un movimento dichiaratamente ispirato all’ideologia fascista, che auspica un ritorno del fascismo in Italia, ampiamente conosciuto per aver compiuto attività di violenza, razzismo e odio» (sentenza del 5 dicembre 2022 del Tribunale di Roma nel ricorso CasaPound contro Meta-Facebook a seguito dell’eliminazione della pagina del movimento).
Nonostante condanne per l'occupazione abusiva, una sentenza che ne ha ordinato il dissequestro e la restituzione al Demanio, le pronunce sulla natura del movimento, il palazzo rimane occupato. Questa situazione di tolleranza, che ha attraversato governi di diverso colore politico, è stata criticata come un segnale di complicità da parte dello Stato nei confronti dell'estremismo di destra.
Recentemente, si è riacceso il dibattito a seguito dell'ordinanza di sgombero del centro sociale Leoncavallo a Milano. Di fronte a questo, il ministro dell'Interno ha espresso una posizione di "tolleranza zero", ma per l'occupazione di CasaPound non è stato ordinato un analogo sgombero. Altri esponenti di governo (Alessandro Giuli, ministro della cultura) hanno addirittura affermato che «nella misura in cui Casa Pound si allinea a dei criteri di legalità, non bisogna sgomberarlo», una dichiarazione che contrasta con le sentenze che hanno già accertato l’illegalità.
L'occupazione di CasaPound è il simbolo di un abuso, che ha saputo resistere al sistema giudiziario e alla legge, ponendo in discussione l'effettiva uguaglianza di trattamento dei cittadini davanti alla legge.

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