Passa ai contenuti principali

L'estate che non ti aspetti

di Marina Zinzani

Estate. Sentirsi privilegiati di essere lì, davanti al mare, in una giornata di sole. Mai dimenticarlo questo privilegio. E comunque sta agli occhi di chi guarda, al cuore di chi sente, il cogliere la poesia di una mattinata, quando si arriva al bagno, si sente il profumo del caffè, e si prova la piccola gioia di un croissant. La giornata è piena di promesse, i colori argentei del mare, la sua calma placida, invitano, poche ore dopo, ad un bagno ristoratore.
Estate. Sentirsi privilegiati di essere lì, davanti al mare. Ma una vena di malinconia nasce lo stesso. È estate, è il momento del divertimento, della movida, dei giovani e giovanissimi che concepiscono il divertimento come una giostra che non ha rispetto di nulla e di nessuno. La prova? La mattina presto è pieno di bottiglie e carte lasciate a terra, hanno fatto una festa, o no, hanno ballato, ascoltato musica a tutto volume, e sembra che siano passati dei barbari. Inciviltà, mancanza di educazione.
L’occhio di chi ha tanti anni sulle spalle guarda sconsolato la rappresentazione di un fallimento: educativo, genitoriale, scolastico, sociale. Perché oltre allo stato indecoroso della spiaggia la mattina presto, come un campo di battaglia della notte prima, si è saputo che nel bagno vicino dei ragazzini hanno buttato giù la torretta del bagnino e fatto una catasta di lettini vicino all’acqua. Forse si annoiavano e volevano divertirsi un po’. Quanta amarezza e la domanda “dove andremo a finire”, “questi sono ancora bambini”.
Estate. Sentirsi privilegiati di essere lì, davanti al mare, perché finalmente si è arrivati. Dopo una fila chilometrica di ore in autostrada, dopo avere mal digerito l’aumento assurdo del prezzo dell’albergo, e quindi essersi ridotti la vacanza di un giorno, rispetto ai già pochi giorni sempre più stringati. 
Si è contenti, perché si è lì, vacanze d’agosto tanto agognate, ma subentra ben presto un ulteriore malumore. Una mamma che parla a voce altissima, sgrida la figlioletta con un tono come fosse sola in casa sua e non in un luogo pubblico. Bambini che passano davanti e che urlano come dannati, con il silenzio complice dei genitori. Prezzi degli ombrelloni e lettini ulteriormente aumentati. Va beh, insomma. Si è un po’ seccati.
Mangiare al bagno? Menu esposto. Prezzi alle stelle. Una famiglia di 4 persone dovrebbe spendere un capitale, e non è il caso con lo stipendio di cui si dispone. È tutto aumentato, tutto. Già si devono pagare i parcheggi, è una tassa anche quella, 1 euro l’ora. Certo, da altre parti costano anche di più. Ci si deve sentire fortunati quindi, poteva andare peggio, si potevano spendere 16 euro rispetto agli 8 euro di una giornata al mare. Uno è fortunato e non lo sa.
Poi, il decalogo. Oddio, anche questo. Un cartello ben esposto che dice cose giuste, il decoro è importante. Non pranzare in costume, neanche andare al bar senza maglietta, cose di questo tipo. Ma su tutte queste regole (c’era il cartello l’anno scorso? sembra di no) arriva la disposizione tanto contestata, di cui si è parlato alla TV: divieto di consumare cibo proprio in spiaggia. In pratica divieto di portarsi cibo da casa.
Cibo. Neanche un’insalata di riso consumata sotto l’ombrellone? Si faceva così da anni e anni. Neanche due pesche per merenda, per i bambini? Neanche una frittata di spaghetti, così comoda perché si cuoce la mattina, è pratica, si taglia a fette ed è buona e nutriente? No, non si può. No. È vietato. Anche se si vorrebbe sapere dove è scritto, in quale legge, che non si può mangiare cibo proprio in spiaggia.
Si deve consumare quindi solo cibo del bagno, e sedersi a pranzo, è un obbligo. No. Non va sempre di spendere un patrimonio. Alla meglio si può mangiare un panino, ecco, quello si farà, anche se di malumore. Quando si scopre però che il panino, semplice semplice, un pezzo di baguette con due fette di salame, costa 8 euro, e quindi 4 panini farebbero 32 euro, il malumore sale ancora. C’è la crisi, dicono, questi gestori di bagni hanno lavorato poco anni fa, c’era il Covid, poi il caro energia, la guerra in Ucraina, devono rifarsi, c’è questo, c’è quello, e ci sono le tasse, questo sì.
Di malumore consolidato ormai, perché ci si sente spremuti più che si può, ci si adagia sul lettino e ci si convince che si ridurrà ancora la permanenza, il prossimo anno, se i prezzi sono questi e probabilmente aumenteranno ancora. Ma non è finita. Qualcuno, nell’ombrellone vicino, accende la radio a voce alta. Ma non c’era il divieto? Non era nel decalogo il non disturbare?
Poi, si gira lo sguardo e si nota per la prima volta una cosa: la spiaggia libera. Super affollata. Quella sì. Mentre gli ombrelloni del bagno sono chiusi per la maggior parte, e la spiaggia è semideserta. Una buona idea, quella della spiaggia libera. Sembrano persone più informate, più furbe. Forse più povere. Mangiano anche sotto l’ombrellone e non hanno accettato certi prezzi assurdi.
Estate. Il modo personale di vederla. Confusione, gente, pressione che si alza per l’arrabbiatura dietro l’angolo, il desiderio di trovare un’emozione che spesso non si trova.
Voglia di silenzio. Silenzio anche della propria mente. Voglia di pace in un luogo con poche persone. Un libro in mano e la voglia di ritrovare sé stessi.

Commenti

Post popolari in questo blog

Nefertiti, regina silenziosa, e la mia voce ritrovata: il riscatto come donna 👑

(Introduzione a Daniela Barone). Gli incontri attraversano i millenni per parlarci direttamente al cuore. Durante un viaggio in Egitto, tra i colossi di pietra e il soffio del deserto, la figura di Nefertiti esce dai libri di storia per diventare lo specchio di una rinascita personale. Questo racconto è il diario di un’epifania: la scoperta che la regalità non risiede in un copricapo d’oro, ma nella forza di riprendersi la propria voce. (Daniela Barone). Sotto il sole di Luxor: l’incontro con l’eterno Nel mio ultimo viaggio in Egitto trascorsi una giornata al maestoso sito archeologico di Luxor, la Tebe dell’antichità. La guida locale che parlava italiano con un leggero accento calabrese ci aveva mostrato sotto un sole rovente i colossi di Memnone, la Valle dei Re e il tempio di Karnak. Dopo aver ammirato la mummia annerita del giovane Tutankhamon, morto a soli diciannove anni, contemplammo i mirabili dipinti che ritraevano il faraone Akhenaton.  Nella stele di confine che prende i...

Michela, l’amore che bruciava in silenzio: una storia clandestina nata in ospedale 🏥

(Introduzione a Daniela Barone). Il ricordo di un primo amore è spesso custodito in un cassetto a doppia mandata, dove la nostalgia si mescola alla consapevolezza della maturità. La storia di Orlando e Michela non è solo il racconto di una passione nata tra le corsie di un ospedale alla fine degli anni '90, ma una riflessione profonda sul peso del tempo, sulle convenzioni sociali e sulla differenza tra l'amore clandestino e la libertà di tenersi per mano. Un viaggio emotivo che esplora il confine sottile tra l'incanto di un sogno giovanile e la realtà dell'età adulta. (Daniela Barone). L'inizio tra le corsie Era la metà di dicembre del 1999 quando io, Orlando, allora appena ventunenne, ero stato assunto come infermiere all’ospedale di C. Avevo conseguito brillantemente il diploma e non vedevo l’ora di iniziare a lavorare. I turni erano pesanti, specialmente quelli di notte ma dopotutto mi restava abbastanza tempo per il riposo e lo svago. Non uscivo con nessuna raga...

Lettera a Elisabetta, la figlia nata due volte 🤱

(Introduzione a Daniela Barone). I legami superano le distanze, le incomprensioni e persino le separazioni forzate. In questa lettera, una madre ripercorre la storia di sua figlia Elisabetta: un viaggio fatto di ribellioni necessarie, rinascite dolorose e una ricerca incessante della propria libertà. Dalla sofferenza di un "secondo parto" emotivo alla conquista di una vita autentica, questo racconto è un inno all'amore indissolubile e alla forza di ricominciare. (Daniela Barone). Il debutto di "Pentolina" e i primi anni Eri nata una mattina soleggiata di dicembre, alla stessa ora in cui avevo dato alla luce Francesco, il tuo fratello maggiore. Quando ti avevano messa fra le mie braccia ero rimasta un po’ delusa dalle tue fattezze: mi aspettavo una bimba dai capelli biondi e radi come quelli di Francesco ma tu stranamente avevi una capigliatura castana lunga e folta che ti faceva assomigliare ad una scimmietta.  Il tuo visino era così largo che tuo padre ti aveva...

Il diritto a peso: quando la tangente diventa "modica" 💊

(Introduzione ad a.p.). L’Italia sperimenta la "farmacopea del diritto". Il ministro Carlo Nordio replica alle richieste di rigore dell’Unione europea in materia ammnistrativa e propone di sdoganare la corruzione di "lieve entità", equiparando la mazzetta alla modica quantità di stupefacenti. Un’analisi sul rischio di una democrazia svenduta al dettaglio, dove la legalità si misura col bilancino e il malaffare diventa un peccato veniale. (a.p.). Mentre l’Unione Europea sollecita l’Italia ad adottare misure più incisive contro la corruzione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde in Parlamento con una tesi che ha il sapore del paradosso: «Non è una bestemmia parlare di modeste mazzette». Secondo il Guardasigilli, se l’ordinamento già contempla la "lieve entità" per il possesso di stupefacenti, lo stesso principio dovrebbe valere per il pretium sceleris della corruzione. La farmacopea del diritto: dosi omeopatiche di malaffare Siamo alla farmacope...

25 aprile, la Resistenza come manutenzione della democrazia 🇮🇹

(Introduzione ad a.p.). Il 25 Aprile oggi: non solo memoria, ma cantiere aperto della democrazia. In un’epoca di spinte autoritarie e riforme che minacciano gli equilibri costituzionali, la Resistenza si riscopre come forza dinamica e costruttiva: il presidio necessario per garantire diritti, dignità e giustizia a ogni cittadino. (a.p.). Un’eredità dinamica tra memoria e progetto C’è un filo rosso che lega le montagne della Val d’Ossola alle aule della Corte Costituzionale, un’eco che non si è spenta con l’ultima raffica del 1945 ma che continua a vibrare ogni volta che un "peso" cerca di schiacciare il suo "contrappeso". Oggi la cronaca ci impone di declinare questo termine nel suo significato più alto e urgente: la resistenza delle istituzioni. È necessario però liberare il termine da una concezione puramente “negativa”: la Resistenza non è solo un’attività passiva e difensiva, un semplice "no" opposto al declino, ma una posizione costruttiva e dinamica,...