Passa ai contenuti principali

La voce silenziosa

 Racconto di Marina Zinzani


C’era una formica sul tavolo, una formica con la testa rossa. Camminava senza una precisa direzione, tornava vicino a lei e poi si allontanava. Forse voleva scendere da quel tavolo, chissà. Tutto, intorno, era quieto, in quel pomeriggio di fine primavera.
Il grande albero nel giardino creava un’ombra che copriva il tavolo e le sedie. Pareva che lì, sotto quell’albero, ci fosse solo qualche mosca che girava, e quella formica che da una decina di minuti passeggiava senza meta.
Era quello il momento del pomeriggio che Sonia preferiva. Scendeva nel giardino e stava lì, ad ascoltare. Non le interessava portarsi qualcosa da leggere. Sapeva che i brutti fatti di cronaca l’avrebbero distolta, che le sarebbe salita una tristezza mista a vuoto che ben conosceva. Essere informata del mondo non le interessava. Non più, da anni.


Doveva stare lì, nel silenzio. Perché, forse, in quel silenzio, lui sarebbe venuto. Era già successo una volta, e l’aveva salvata. Non l’aveva fatta impazzire, almeno.
Doveva solo chiudere gli occhi e respirare profondamente. Sentire lo stridio di qualche uccello lì vicino, sentire il sole che superava le foglie, i rami, e si posava lieve sulle sue guance. E poi aprire gli occhi, e guardare le ombre del grande albero sul tavolo, che parevano muoversi anch’esse, ombre mosse dal vento.
Doveva stare lì e respirare… Forse era quello il momento giusto… Tenere chiusi gli occhi… sentire il silenzio… perdersi nel silenzio… perché lì stava lui… Cominciò a ricordare, e non erano forse ricordi, era un sogno. O forse qualcosa di accaduto.


I vicini di ombrellone, i ghiaccioli, il telo con cui asciugare Guido che da ore era in acqua e non voleva risalire. Le albicocche e le pesche che si era portata da casa, custodite in un contenitore di plastica. Frutta, tè freddo. Guido e suo padre che vanno insieme ai giochi e ci stanno un’ora, Guido che non vuole più andarsene, che fa i capricci quando è ora di smettere.
Una vicina di ombrellone incinta. Partorirò fra tre mesi. Suo figlio quanti anni ha? Ne ha sei. Ah, sembra più grande. Sì, è grande Guido, sembra già un ometto, con lo sguardo di bambino e una saggezza strana da adulto.
Il giornale di pettegolezzi fa compagnia, sotto l’ombrellone. Guido arriva con un bambino conosciuto poco prima in spiaggia, hanno delle palline di plastica, quelle palline che cominciano a fare scorrere in una pista creata fra la sabbia.  Una pallina bianca e blu, la sua.


Dura poco il gioco. L’altro bambino si arrabbia, urla, si allontana rabbioso. Guido la guarda, e lei, sua madre, gli dice di non preoccuparsi, che quel bambino è prepotente e maleducato. Stai qui, guarda questi giornalini, non ci pensare più. Ad un tratto Sonia fu interrotta da quel torpore. Urla di bambini chiassosi, una mamma che chiamava un bambino ad alta voce.
La formica le si era avvicinata di più. Lei ne vedeva perfettamente la sua testa rossa. E la formica si trovò a girare attorno ad una goccia, poi ad un’altra, ad un’altra ancora… Con il dorso della mano Sonia si passò una mano sugli occhi.


La giovane madre si era avvicinata al piccolo e lo rimproverava, ma questi la guardava e rideva. Era la prima volta che Sonia vedeva quel bambino, chissà se abitava nel palazzo…
Ad un tratto il bambino lanciò per terra una pallina guardando la madre, una pallina che arrivò vicino a Sonia. Allora la donna si alzò e la raccolse. Fece per darla al bambino, che le stava venendo incontro.  La guardò, la girò fra le dita, quella pallina era metà bianca e metà blu.
E allora tornò a sedersi e si sentì improvvisamente leggera. Con una sensazione che solo una volta, poco dopo l’incidente che si era portato via Guido, aveva sentito. E ora sentiva di nuovo una pace strana, lieve, che si mescolava a quella pallina bianca e blu, alle foglie, agli alberi, alle voci dei bambini che giocavano, ai fili d’erba mossi dal vento.

Commenti

Post popolari in questo blog

Lettera a Elisabetta, la figlia nata due volte 🤱

(Introduzione a Daniela Barone). I legami superano le distanze, le incomprensioni e persino le separazioni forzate. In questa lettera, una madre ripercorre la storia di sua figlia Elisabetta: un viaggio fatto di ribellioni necessarie, rinascite dolorose e una ricerca incessante della propria libertà. Dalla sofferenza di un "secondo parto" emotivo alla conquista di una vita autentica, questo racconto è un inno all'amore indissolubile e alla forza di ricominciare. (Daniela Barone). Il debutto di "Pentolina" e i primi anni Eri nata una mattina soleggiata di dicembre, alla stessa ora in cui avevo dato alla luce Francesco, il tuo fratello maggiore. Quando ti avevano messa fra le mie braccia ero rimasta un po’ delusa dalle tue fattezze: mi aspettavo una bimba dai capelli biondi e radi come quelli di Francesco ma tu stranamente avevi una capigliatura castana lunga e folta che ti faceva assomigliare ad una scimmietta.  Il tuo visino era così largo che tuo padre ti aveva...

Nefertiti, regina silenziosa, e la mia voce ritrovata: il riscatto come donna 👑

(Introduzione a Daniela Barone). Gli incontri attraversano i millenni per parlarci direttamente al cuore. Durante un viaggio in Egitto, tra i colossi di pietra e il soffio del deserto, la figura di Nefertiti esce dai libri di storia per diventare lo specchio di una rinascita personale. Questo racconto è il diario di un’epifania: la scoperta che la regalità non risiede in un copricapo d’oro, ma nella forza di riprendersi la propria voce. (Daniela Barone). Sotto il sole di Luxor: l’incontro con l’eterno Nel mio ultimo viaggio in Egitto trascorsi una giornata al maestoso sito archeologico di Luxor, la Tebe dell’antichità. La guida locale che parlava italiano con un leggero accento calabrese ci aveva mostrato sotto un sole rovente i colossi di Memnone, la Valle dei Re e il tempio di Karnak. Dopo aver ammirato la mummia annerita del giovane Tutankhamon, morto a soli diciannove anni, contemplammo i mirabili dipinti che ritraevano il faraone Akhenaton.  Nella stele di confine che prende i...

25 aprile, la Resistenza come manutenzione della democrazia 🇮🇹

(Introduzione ad a.p.). Il 25 Aprile oggi: non solo memoria, ma cantiere aperto della democrazia. In un’epoca di spinte autoritarie e riforme che minacciano gli equilibri costituzionali, la Resistenza si riscopre come forza dinamica e costruttiva: il presidio necessario per garantire diritti, dignità e giustizia a ogni cittadino. (a.p.). Un’eredità dinamica tra memoria e progetto C’è un filo rosso che lega le montagne della Val d’Ossola alle aule della Corte Costituzionale, un’eco che non si è spenta con l’ultima raffica del 1945 ma che continua a vibrare ogni volta che un "peso" cerca di schiacciare il suo "contrappeso". Oggi la cronaca ci impone di declinare questo termine nel suo significato più alto e urgente: la resistenza delle istituzioni. È necessario però liberare il termine da una concezione puramente “negativa”: la Resistenza non è solo un’attività passiva e difensiva, un semplice "no" opposto al declino, ma una posizione costruttiva e dinamica,...

Il diritto a peso: quando la tangente diventa "modica" 💊

(Introduzione ad a.p.). L’Italia sperimenta la "farmacopea del diritto". Il ministro Carlo Nordio replica alle richieste di rigore dell’Unione europea in materia ammnistrativa e propone di sdoganare la corruzione di "lieve entità", equiparando la mazzetta alla modica quantità di stupefacenti. Un’analisi sul rischio di una democrazia svenduta al dettaglio, dove la legalità si misura col bilancino e il malaffare diventa un peccato veniale. (a.p.). Mentre l’Unione Europea sollecita l’Italia ad adottare misure più incisive contro la corruzione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde in Parlamento con una tesi che ha il sapore del paradosso: «Non è una bestemmia parlare di modeste mazzette». Secondo il Guardasigilli, se l’ordinamento già contempla la "lieve entità" per il possesso di stupefacenti, lo stesso principio dovrebbe valere per il pretium sceleris della corruzione. La farmacopea del diritto: dosi omeopatiche di malaffare Siamo alla farmacope...

Stupiscimi ancora: un amore che sfida il tempo e la vecchiaia ⏳

(Introduzione a Giovanna Vannini – Commento a.p.). Un’invocazione attraversa il tempo, dai sensi allo spirito. L’autrice ci conduce in un viaggio che parte dal desiderio di essere "invasi" dall'altro per approdare a una saggezza superiore. È il ritratto di un amore che non teme la vecchiaia e che, anzi, vede nel reciproco sostegno la soglia per un "oltre" dove la separazione non ha più cittadinanza. (Giovanna Vannini). L'invocazione dei sensi e della memoria Stupiscimi ancora  come l’inizio oramai già in memoria.  Avvolgimi  nelle spire della tua fragranza in abbraccio.  Invadimi  di versi sussurrati sul collo.  Guardami  unica alla tua vista che di me s’acceca.  La saggezza del dono silenzioso Sorprendimi  con le tue rughe di saggezza.  Dammi  ciò che in silenzio non chiedo. Traghettami  nel futuro in rimanenza. Sorprendimi con le tue rughe di saggezza. L'approdo dove il tempo si ferma Quando stupirsi  sarà soltanto la ma...