Passa ai contenuti principali

Tajani e la Polizia “oppressa” dal PM: se la Legge diventa un ostacolo 🧭

screenshot di un video, un uomo fa una dichiarazione sulla giustizia
(Introduzione ad a.p.). La proposta del ministro Antonio Tajani di "liberare" la Polizia Giudiziaria dal controllo del PM nasconde l'insidia dello smantellamento dei presidi costituzionali. L'articolo 109 della Costituzione (sulla dipendenza della Polizia dal pubblico ministero) non è un laccio burocratico, ma lo scudo che garantisce a ogni cittadino una giustizia indipendente dal potere politico.

(a.p.)

Le parole di Tajani: se la "liberazione" diventa sottomissione

«La separazione delle carriere non basta. Dobbiamo liberare la Polizia Giudiziaria dal controllo dei Pubblici Ministeri». Questa frase, pronunciata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani (La7, 25 gennaio 2026), apre uno scenario oltre la cronaca politica. Non siamo di fronte alla scelta di un lessico opinabile, ma a un impianto ideologico che sembra voler riscrivere i principi della nostra Costituzione.
È una dichiarazione che, forse più di ogni altra, illumina il senso profondo della riforma al voto: il rischio di recidere quel legame tra magistratura e forze dell’ordine per spostare l'asse del comando verso l’Esecutivo.

Il paradosso semantico: quale libertà?

L’uso del verbo "liberare" suggerisce, quasi implicitamente, l'esistenza di uno stato di oppressione. Ma se analizziamo la realtà del nostro ordinamento, sorge una domanda: da cosa dovrebbe essere liberata la Polizia Giudiziaria?
Oggi, il coordinamento del PM garantisce che la Polizia sia "libera" di indagare ovunque, anche nei corridoi del potere, proprio perché risponde a un magistrato indipendente e non rimovibile dal Governo. Il timore è che, sotto la suggestiva parola "liberazione", si celi un esito opposto: sottrarre la Polizia a un organo tecnico-giuridico per restituirla alla catena di comando gerarchica che fa capo ai ministeri.
Più che una liberazione della Polizia, il dubbio è che si tratti di un tentativo di sollevare il Potere dal controllo rigoroso della Legge.

Un presidio per il cittadino, l’art. 109 Cost

La Carta non è neutra su questo equilibrio. L’Articolo 109 stabilisce che «l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria». Questa disposizione nasce per offrire uno “scudo” al cittadino.
È la garanzia che ogni atto di forza — una perquisizione, un arresto, un’intercettazione — risponda esclusivamente a fini di giustizia e non a logiche di opportunità politica o di pubblica sicurezza temporanea.
Senza questo legame funzionale, la Polizia Giudiziaria rischia di smarrire la sua natura di "ancella della Giustizia" per trasformarsi in uno strumento amministrativo. Se il PM non può più disporre direttamente della PG, l'azione penale rischia di diventare una facoltà subordinata alle disponibilità o agli orientamenti del ministero dell'Interno.

Dalla "Polizia della Legge" alla discrezionalità

Quello che potrebbe apparire come un tecnicismo nasconde in realtà una scelta di campo. Lo scenario è quello di una Polizia Giudiziaria trasformata in un corpo separato, che non debba più rendere conto del proprio operato a un organo giudiziario in tempo reale.
È qui che le perplessità della "cultura del NO" rivelano la loro concretezza. Il rischio non è solo un calo di efficienza, ma l'introduzione di un elemento di discrezionalità nelle indagini. Se la Polizia può "scegliere" i tempi e i modi delle comunicazioni alla magistratura, si spezza quell'automatismo per cui la legge è uguale per tutti.
In questo senso, una PG meno legata al magistrato potrebbe rendere il cittadino più vulnerabile, privandolo del contrappeso fondamentale del rigore giuridico e della cultura del dubbio.

Un monito di civiltà

L'articolo 109 fu inserito dai Padri Costituenti con una consapevolezza: evitare che le forze dell'ordine potessero tornare a essere uno strumento di parte come era avvenuto sotto il fascismo. Smantellare questo presidio oggi richiede un'attenzione estrema.
Quando si utilizzano concetti universali come "libertà", è necessario fermarsi a riflettere. Non c'è nulla da "liberare" in un meccanismo che funziona a tutela della legalità; c'è invece molto da difendere. La subordinazione funzionale della Polizia alla magistratura resta, a oggi, la bussola più sicura per mantenere l’azione delle divise saldamente ancorata ai valori costituzionali.

Commenti

Post popolari in questo blog

La guerra, lato oscuro dell’uomo: un’eredità di memoria e speranza 🌈

(Introduzione a Daniela Barone). Dai racconti di guerra dei genitori all'impegno civile tra i banchi di scuola. Un viaggio nella memoria familiare che attraversa l'orrore dei conflitti e il dovere della testimonianza, per approdare a una convinzione profonda: solo la cultura della riabilitazione e dell'inclusione può spezzare il ciclo della violenza. (Daniela Barone) ▪️ Tra Genova e i Nebrodi: la guerra come racconto familiare Fin da piccola amavo ascoltare le storie dei miei genitori sulla guerra. Ciò che mi piaceva di più era però la diatriba che ogni volta si innescava in modo quasi teatrale fra papà e la mamma.  « Genova fu colpita duramente dai bombardamenti, sai? Ancora adesso ricordo le sirene che ci svegliavano di notte. Che incubo! Scappavamo da casa con coperte e cuscini per raggiungere in fretta le gallerie-rifugio. » mi raccontava con enfasi.  « Eh, quante ne abbiamo passate » continuava la mamma lanciando occhiate provocatorie a papà.  Lui ogni volta l’interr...

L'attesa di Felice Casorati: il tempo sospeso e la speranza 🎨

(Introduzione a Marina Zinzani e ad a.p.). Il ciclo poetico di Marina Zinzani evoca la solitudine del nido vuoto e l'inquietudine di chi cerca un segno. Questa tensione tra il desiderio di pienezza e l'isolamento trova un riflesso pittorico intenso nell'opera di Felice Casorati, "L'Attesa" (1918). Il quadro, austero e metafisico, non dipinge solo uno stallo, ma la membrana sottile e vibrante che separa la paura dalla speranza. 📝 La casa vuota: tra nido svuotato e silenzio sacro (Marina Zinzani - POESIA) ▪️ Casa vuota, e attesa. Attesa di un figlio, cambiato dalla sua nuova vita, si è sposato. Io sono la madre, mi sento improvvisamente sola, la sindrome del nido vuoto, forse. Casa vuota e attesa. Attesa che lui torni, il suo cuore torni, il suo cuore è altrove, lo sento. Sento l’amarezza e l’inquietudine dei suoi silenzi, qui in casa. Casa vuota e attesa. Attesa di un segno, che Dio torni a parlarmi, io, con la mia tunica da prete, e il silenzio che è calato ...

Valentino, l'ultimo imperatore: il rosso, la seta e l'eredità della bellezza

(Introduzione a Marina Zinzani). Questo omaggio a Valentino Garavani non è solo una cronaca del lusso, ma un'analisi estetica sul senso profondo del "creare". L'autrice esplora il contrasto tra l'artigianalità lenta di un tempo, paragonabile alle belle arti, e la velocità spesso priva di anima della moda contemporanea. Attraverso il celebre "Rosso", il testo celebra la capacità di uno stilista di trasformare la stoffa in energia vitale e in uno strumento di riscoperta del sé. (Marina Zinzani) ▪️ Il tocco del genio e la ricerca della bellezza Una vita dedicata alla rappresentazione della bellezza. La recente scomparsa di Valentino ricorda il suo talento unico, il tocco particolare, fatto di leggerezza e ricerca, quel tocco che voleva rendere più belle le donne. Il suo mondo emerge anche nel film-documentario “Valentino: l’ultimo imperatore”, che mostra il dietro le quinte di una sfilata, la sua vita quotidiana, l’attenzione estrema ai dettagli. L’idea che...

Separati, per essere meno liberi: il paradosso del Giudice "terzo" 🧭

(a.p.). Si fa un gran parlare di "separazione delle carriere" come di una riforma necessaria per garantire che il Giudice sia davvero imparziale e "terzo" rispetto al Pubblico Ministero. Ma se usciamo dall'astrazione dei codici e guardiamo alla cronaca e alle parole dei protagonisti, emerge una realtà diversa. Il dibattito sulla terzietà è spesso un paravento: ciò che la politica sembra desiderare non è un giudice distante dal PM, ma un giudice che non ostacoli l'azione del Governo. L'interpretazione autentica: le parole di Carlo Nordio Per capire il senso profondo di questo cambiamento, non serve interpretare: basta leggere quanto dichiarato dal ministro della Giustizia. Nel suo libro Una nuova giustizia (2026), Nordio è candidamente esplicito nel definire il rapporto tra magistratura e politica: " È abbastanza singolare che [le opposizioni] per raccattare qualche consenso oggi compromettano la propria libertà di azione domani " (pagg. 122-123...