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La via nel bosco

di Laura Bonfigli

Un racconto (Il figlio del giudice, Pagine Letterarie 14/6/14) che si snoda e si sviluppa come una sorta di apologo in cui l'autore, con gli strumenti propri del "logos", traccia in una sua personalissima mappa la via attraverso la quale natura e cultura, superato il conflitto, tornano a riconciliarsi in un cerchio di slanci e corrispondenze.

Nel labirinto di fatti e misfatti, qual è la vita, c'è sempre un varco che consente, a prescindere dal richiamo del sangue, sia di ritrovare se stessi, sia di riscoprire l'altro da sé come parte di una totalità più ampia, dilatata e magica.
Lo stesso bosco in cui, suo malgrado, il protagonista si inoltra, si configura come metafora della vita; ed è proprio nella vita che, fatalmente, ci si perde, si è perduti e ci si ritrova ogni volta, purché si presti ascolto al richiamo profondo della proteiforme natura che, in questo caso, assume le sembianze del cane- lupo (lupo: simbolo della natura; cane: prodotto della civiltà, dopo il processo di domesticazione). Solo così, come ci insegna questa "favola bella", nessuna severa categoria logica, o rigida struttura sociale, potrà impedire al vento, ovvero all'essere, di incidere la carne viva della creatura e di imprimervi in modo indelebile il proprio segno, perché: "la vita risponde alla vita". 

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