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Verità come scelta d'amore

di Laura Bonfigli

Ammesso che possa esistere la verità (in greco "alètheia", ciò che non resta nascosto) e per di più che ce ne sia una “ultima”, ovvero definitiva, come suggerisce il racconto di Paolo Brondi, L’ultima verità, Pagine Letterarie 1/5/15, io credo che, in questo caso, la verità abbia molto a che fare con il tema della scelta.
In tal senso, la vicenda della protagonista del racconto è emblematica: Silvia è una donna bella, autonoma, consapevole di sé, realizzata nel lavoro, ma sul piano sentimentale è divisa tra l'amore per Luca, amico di una vita ed amante sporadico e Gabriele, il porto sicuro, ovvero il progetto di una vita più stabile.
Forse neppure Gabriele riuscirà a corrispondere alle sue aspettative sentimentali, ma il fatto che Silvia possa scegliere la fa sentire libera, e soprattutto in grado di raggiungere l' ultima verità.
La vita, infatti, non è mai un destino interamente tracciato; certamente intorno a noi esistono molte cose che non possono cambiare e che non possiamo cambiare: la famiglia, il paese di origine, l'ambiente culturale, ma, come dice Virginia Woolf, "Si può sempre rompere il cerchio con una risata".
L'ultima verità, quindi, sta proprio nella capacità di riappropriarci di noi stessi attraverso l' opportunità della scelta; ogni scelta, inoltre, si fa azione attraverso l'esercizio della parola, concepita come lògos che, non a caso, in greco si collega al verbo lego e significa non solo parlare, raccontare, ma anche raccogliere, ovvero disporre in ordine le cose e le idee, e dunque scegliere. Pertanto la parola, attraverso la quale si veicola ogni nostra scelta, è la sola che ci consente di costruire il mondo, sia esteriore, sia interiore, di sfuggire alla casualità, al caos indifferenziato, e di avere il pieno controllo della nostra vita, che è, e resta, "l'unica verità".

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