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Giulio

di Marina Zinzani
(Introduzione di Angelo Perrone)

(Tratto da “Racconti della metro”)

(Angelo Perrone) La metro non è l’unico luogo-simbolo delle città moderne. Certo particolare. In uno spazio piccolo e super affollatosi ritrova un’umanità eterogenea. Persone sconosciute con destinazioni diverse. Difficile scambiarsi sguardi, rivolgersi parole. Ogni persona, un mondo a sé. Pensieri, desideri, preoccupazioni.
C’è poi una maschera espressiva che nasconde l’intimità. Il viso è chino sullo smartphone, sedotto dalla magia dello schermo. Un ripiegamento fisico, oltre che mentale. Non siamo più abituati a guardarci intorno, non accade di incrociare gli sguardi. Ciascuno conserva la sua diversità, persino il mistero.
Marina Zinzani prova ad immaginare pensieri e sentimenti di qualcuno dei viaggiatori. Dietro ogni volto, può esserci una storia da conoscere, tutta da scoprire. E in cui ritrovare qualcosa di noi. Dopo le storie di Agnese, Sergio, Lucia, Enrico, Roberta, Vincenzo, Vittoria, Benedetta, Ettore, Francesca, Annalisa, Miriam, Piero, Lucrezia, Simona, Claudio, Elisa, Teresa, Roberto, Virginia, ecco quella di Giulio

Il mondo d’oggi non è più quello di una volta. È tutto cambiato, è tutto irriconoscibile. Guarda quei ragazzi lì seduti e quell’anziano in piedi, gli cedono il posto? No, sono fissi sui loro cellulari, non alzano neanche lo sguardo, e se vedono questo uomo non pensano certo di alzarsi e di dire “si sieda”.
D’accordo che siamo sulla metro, il viaggio è breve, ma è così anche sul tram, negli autobus, non c’è più gentilezza, non si guarda più in faccia nessuno.  A me le buone maniere le ha insegnate mio padre, e anche mia madre, e quello che non ho appreso da loro l’ho capito per conto mio. L’educazione, il senso civico oggi? Lasciamo stare. 
Chiara è piccola, ha solo undici anni, e già ha a che fare con il bullismo, delle compagne bulle, roba da non crederci. Per un nonno sapere che la nipotina deve conoscere la violenza già ora, in questo modo, dalle sue compagne di classe, è qualcosa che non entra nel cervello, che spezza il cuore. È stata presa di mira da un gruppetto di ragazze, la tormentano, le fanno i dispetti, ho saputo cose troppo brutte. 
Ce l’hanno con lei perché è brava, ha buoni voti. E loro sono invidiose. Sua madre me l’ha raccontato, aveva gli occhi lucidi. Dice che Chiara si è confidata dopo mesi di queste torture, gliel’ha detto perché un giorno è scoppiata a piangere, non voleva più andare a scuola. Noi l’abbiamo allevata in un ambiente positivo, in cui la gentilezza è importante e lo è il rispetto per gli altri, e adesso Chiara deve già conoscere chi il rispetto non ce l’ha, perché forse non gliel’hanno insegnato.
Ma cosa ti vuoi aspettare? Perché ti meravigli? Che cosa pretendi? Lo sai pure che gli insegnanti vivono sotto assedio, se dicono qualcosa agli alunni il giorno dopo arriva un loro genitore e fa una scenata, passano un brutto quarto d’ora, la storia si estende, diventa seria, no, un insegnante non ha più potere, deve tacere di fronte alla maleducazione, questi ragazzi pensano di poter fare tutto, tanto hanno i genitori che li difendono!
Questo è il bel mondo in cui siamo finiti. E la mia piccola Chiara soffre. Lei ha un animo così delicato, non vorrei che si guastasse il carattere, che diventasse cupa, che si indurisse. Undici anni sono un’età difficile, si è fragili in qualche modo. 
Ma la violenza è dappertutto, non vedi? Guarda anche questa città, non è più la città di una volta, guarda la gente com’è seria, arrabbiata, nessuno parla più ad una fermata, un tempo era diverso. Un tempo... Eh, stai diventando vecchio Giulio, quando si pensa al passato vuol dire che si sta andando dritto nella vecchiaia... Certo, sua madre le è vicino, io ho detto qualcosa a Chiara, ho cercato di aiutarla, ma credo che le mie parole non siano servite a niente.
C’è gente che si è uccisa per il bullismo, non scherziamo. Una piaga così difficile da debellare, sembra peggio della mafia, mi viene da ridere, ma quelli là a Roma non riescono a fare una legge che la faccia finire una volta per tutti, non se ne può più di questa violenza così assurda sui banchi di scuola, fra coetanei, non ce la fanno a fare una legge che chiami in causa anche i genitori, fategli pagare i danni, anche psicologici, e forse così imparano ad educare i loro figli! E anche all’estero non va meglio, le sento queste cose, stare aggiornati è anche avvilente, neanche all’estero riescono a fare uno straccio di legge che protegga un figlio che va a scuola.
La violenza è nell’aria, è nell’aria, cosa ci vuoi fare? Uno costruisce un mondo ovattato per la nipotina, fin da quando era piccola, le racconta storie, vuole preservarla da cose brutte che ci sono fuori, ma poi quando cresce si scontra con la realtà, compagne cattive, esistono compagne cattive, è roba da non crederci, solo perché lei è brava, non è come loro, un tempo le ragazze erano graziose, educate, oggi sono peggio dei maschi. 
Ma le madri dove sono state in questi anni? D’accordo che lavorano, oggi tutte le donne lavorano, ma un minimo di educazione, di rispetto. Sono sconfortato. Parlare con gli insegnanti... Certo, così poi quelle sciagurate si vendicano, fanno peggio. Chiara è terrorizzata dall’idea di smuovere le cose, ha paura di ritorsioni, di essere presa ancora più di mira. Cosa dobbiamo fare? Non è questo il mondo che volevamo, questo no.
La mia amica Ilaria mi ha parlato di giardini, di crearsi un giardino in casa, o meglio immaginario. I propri cari, le persone che amiamo, i veri amici, un giardino dove ogni tanto arriva un usignolo a deliziarci con il suo canto. Vorrei andare ad un concerto con lei, ascoltare Chopin, lasciarmi andare ad una malinconia piacevole, incredibile a dirsi. Un giardino. Devo dirlo a Chiara, costruisci un giardino dentro di te, e non fare entrare nessuno che possa farti del male. Devo scendere adesso. Missori.

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