Passa ai contenuti principali

Cittadinanza e scuola, il futuro

L’apprendimento di valori comuni e l’integrazione sociale 

(Riflessione più ampia su Critica liberale 3.9.24, con il testo "La cittadinanza nasce a scuola")

(Angelo Perrone) Il dibattito sulla riforma del diritto di cittadinanza si ripresenta a scadenze regolari. Si avverte l’esigenza di un cambiamento e nello stesso tempo si ha la percezione che la strada sia impervia. Siamo fermi allo ius sanguinis, cioè la cittadinanza in base alla nascita da cittadino italiano, da oltre trent’anni.
Stavolta, ci prova persino la destra con Antonio Tajani, che ha proposto di introdurre lo ius scholae: la cittadinanza ai minori stranieri nati e/o residenti in Italia da tempo che abbiano frequentato un corso di studi. Il cammino è in salita.
In tanti decenni dalla legge numero 91 del 1992, che ha regolato la materia, tutto è cambiato. Difficile riconoscere l’Italia di oggi nel paese dell’epoca, una nazione di emigranti. La cittadinanza per ragioni di sangue aveva il senso di mantenere il legame tra la madre patria e i tanti che se ne allontanavano in cerca di fortuna.
È rimasta l’emigrazione, purtroppo sotto la forma dei cervelli in fuga. Siamo diventati terra di immigrazione. Tanti problemi, un fenomeno fuori controllo. Arrivano disperati della terra, che non sappiamo o non vogliamo gestire. Anche persone di buona volontà e intere famiglie, in cerca di un futuro migliore.  
Le conseguenze sono di segno diverso. Aumentano le aree di marginalizzazione. La criminalità è spesso connotata dalla presenza di stranieri. Poi scopriamo di aver anche bisogno di mano d’opera che non riusciamo a soddisfare: molti posti sono ricoperti proprio da immigrati, e ci torna utile. Insomma molti hanno voglia di lavorare e di vivere tranquilli.
Non serve più discutere in astratto sull’immigrazione: se sia positiva o negativa, da accogliere o respingere. Una prospettiva superata dai fatti.
È sorprendente scoprire che viviamo già – senza dolercene - in un’Italia che è diversa e nuova, già composta da altri. Rimarremmo sorpresi a constatare che di tutto ciò non ci sorprendiamo più, e siamo persino contenti e soddisfatti.
Volti, nomi, racconti, le storie delle persone, sono un bagno di realismo e di conoscenza. Riportano l’orizzonte mentale frastornato al qui e ora. Esempi? Pensiamo a situazioni comuni, in vero sempre più numerose.
Nelle cerimonie di giuramento delle reclute dell’esercito o delle forze di polizia si vedono tanti giovani dai tratti somatici inconsueti. Capita di osservare che, ad alcuni giovani carabinieri, gli alamari siano applicati sulla divisa da padri che portano il tipico turbante sikh e da donne che indossano vesti esotiche. Quei genitori, immigrati, ci affidano i loro giovani con il compito di far osservare le leggi di questo Paese.
Nelle Olimpiadi recenti, e in tante altre manifestazioni sportive, ragazzi con la pelle diversa dalla nostra, uno scuro di varie gradazioni, hanno difeso con passione la maglia azzurra; e noi, da spettatori e tifosi li abbiamo applauditi, ne siamo stati orgogliosi. Non abbiamo pensato in quel momento alla loro provenienza, abbiamo anche sorriso sentendoli rispondere, nelle interviste, in un perfetto italiano, talora con accento regionale.
Coloro che ci danno una mano a casa, e anche due, o assistono gli anziani, raccontano che sono i figli o nipoti a correggere il loro italiano o ad aiutarli, quando si tratta di scrivere una domanda in un ufficio pubblico, o studiare per la patente di guida: i ragazzi mettono a frutto quanto hanno imparato frequentando le scuole e giocando con i coetanei. Sono costoro i tanti giovani, di altra origine, che è impossibile continuare a definire stranieri.
In un Paese che invecchia e fa fatica in tanti campi, sono esempi di buona volontà e di capacità, da non svilire. Poi certo c’è anche dell’altro da non sottovalutare, anzi da affrontare con rigore. Ci sono criminalità e disagi sociali: pericoli per la convivenza civile. 
Il numero di minori stranieri di cui si parla supera il milione, pari a circa il 10% della popolazione scolastica, e per circa due terzi sono nati in Italia. È palese il beneficio che può derivare dalla loro maggiore integrazione nel contesto sociale. Con una doppia valenza, individuale, ma anche collettiva. Così come è innegabile che proprio l’itinerario scolastico e il riconoscimento, anche formale, dei diritti abbiano un ruolo nella crescita e nello sviluppo.
Tenere questi giovani in un limbo legale sino alla maggiore età è anche controproducente e pericoloso, sul piano psicologico e sociale, nella stessa logica securitaria, tanto ribadita dalla destra. L’istruzione e l’equiparazione ai compagni di classe accrescono la fiducia in sé stessi, migliorano il rendimento e alla fine le capacità di inserimento e lavoro. Sono tappe essenziali del percorso di prevenzione della marginalità e dell’esclusione.
L’esperienza storica e il buon senso dovrebbero insegnare molto. Il sangue, come espressione del legame con la nazione, non è tutto, certe volte non è neppure abbastanza. Il rapporto più saldo tra l’individuo e il paese è quello che si instaura con la condivisione della lingua e dei valori, con la conoscenza e la pratica di diritti e doveri, dunque con l’appartenenza ideale più che di sangue alla terra in cui è dato vivere. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Pensioni? Facciamo un bello spot. Il solco tra disagio sociale e politica 📺

(Introduzione a Marina Zinzani – Commento a.p.). Malattie, invalidità e vecchiaia rendono la vita un percorso a ostacoli, fatto di privazioni quotidiane e continui accertamenti. Di fronte a questo scenario, il testo che segue dà voce a due realtà distanti: da un lato il vissuto intimo e sofferto di chi vive con una pensione minima, dall'altro il cinismo calcolatore della politica. Una distanza incolmabile oggetto di riflessione nel commento finale. (Marina Zinzani).  Le voci del disagio: storie di ordinaria rinuncia «Vivo con la pensione di mia madre, e una pensione di invalidità. Ho una malattia che non guarisce, può solo peggiorare. L’Inps mi chiama per le visite, per vedere se sono guarito. No, non sono guarito. Sono peggiorato. La mia piccola pensione non è aumentata. Devo pagarmi delle medicine, oltretutto, e quelle c’entrano con la malattia ma per lo Stato non c’entrano. È una cosa un po’ complicata. Così ho anche questa spesa. Mi hanno amputato una gamba, un incidente, anni ...

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa. Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo. (Daniela Barone). Il peso di tre anni in uno scatolone Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercat...

Insegnavo inglese nella scuola professionale: tra gonne al ginocchio e domande sul sesso

(Introduzione a Daniela Barone). Gli anni Novanta nelle scuole professionali hanno rappresentato un microcosmo di transizioni sociali e generazionali. In questo racconto, una giovane insegnante di inglese condivide l'impatto con l'Istituto Professionale di Vigevano: un ambiente ruvido, dominato da dinamiche maschiliste e presidi grotteschi. Tra provocazioni e sanzioni, sarà l'ascolto empatico e un progetto di educazione affettiva – ispirato alle note dei Litfiba – a trasformare un conflitto di classe in un'autentica occasione di accoglienza e crescita reciproca. (Daniela Barone). L'arrivo all'IPSIA di Vigevano: dalle illusioni alla realtà Quando diventai insegnante di ruolo nel 1991 avevo 35 anni. La scuola che mi venne assegnata era l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato di Vigevano. Pur avendo dovuto rinunciare alla cattedra in un liceo per il mio punteggio non altissimo, mi sentivo comunque abbastanza serena. Infatti dieci anni prima a Genov...

Risveglio in cucina: silenzio e rito del caffè ☕

(Marina Zinzani) ▪️ 🧘 Solitudine necessaria: silenzio, aria fresca e la tregua dalle notizie Il risveglio del mattino, silenzio in cucina, guardare fuori, aprire la finestra e respirare l’aria fresca: quei minuti prima che tutto inizi si accompagnano ad una solitudine piacevole, necessaria. Il rituale del caffè. Il preparare la colazione. La televisione spenta. Nessuna notizia è ancora entrata, provocando in qualche modo pensieri, reazioni emotive: un nuovo femminicidio, venti di guerra che non si attenuano. Si è da soli, in quei minuti di silenzio. ☕ Il rito della quiete: caffè, pensieri tenui e l'imminente flusso Il caffè sorseggiato. Pensieri per la giornata. Le cose da fare. Uno spazio dove il silenzio è vita, l’assaporare una quiete che dura pochi minuti, perché poi la casa si anima. È tutto un correre, poco dopo. O un fare delle cose, assorbiti da un flusso continuo, spesso fatto di doveri e incombenze. Ma prima, in cucina, guardando dalla finestra, si riesce a vedere il tet...

Il campanello dello 8: un abbraccio dopo il segreto

(Introduzione a Paolo Brondi). Nella cornice idilliaca di una villa a Fiesole, si consuma il dramma silenzioso di Saverio. Diviso tra l'amore profondo per la sua compagna Laura – un commissario capo assorbito dai doveri della giustizia – e una solitudine pomeridiana che riapre antiche ferite d'abbandono, l'uomo si ritrova a fare i conti con il vuoto e la noia.  Sarà un'interruzione brusca e inaspettata nella routine del suo studio medico, lo squillo insistente di un campanello alle otto del mattino, a squarciare il velo sui segreti del passato. Il racconto ci conduce lungo i sentieri misteriosi degli affetti familiari, dove una verità rimasta a lungo nell'ombra si trasforma nell'occasione per riscoprire il senso profondo dell'amore e della fraternità. (Paolo Brondi). La vita a Fiesole e la solitudine di Saverio Saverio Motta e Laura Baldi, ormai conviventi, vivevano tranquilli in una villa, da lei acquistata per una fortunata occasione, a Fiesole. Vi si acce...