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Il dilemma

di Marina Zinzani

Film: Giurato n. 2

Clint Eastwood è tornato, e a 94 anni ci regala un altro dei suoi film da regista, forse l’ultimo, “Giurato numero 2”. Film essenziale, senza una sbavatura, che prende lo spettatore e gli crea una sottile ansia dall’inizio alla fine. Quasi fastidiosa.
Perché la storia raccontata parla di una tragedia: un giovane, con un passato da alcolista ma ora un bravo cittadino, innamorato di sua moglie da cui aspetta una figlia, una sera crede di avere investito un cervo. È una sera particolare, sotto una pioggia scrosciante, e lui sta piangendo in auto. Sua moglie ha appena perduto i gemelli che aspettava.
Tempo dopo, è chiamato ad essere un giurato in un processo: un uomo, con un passato da spacciatore, è accusato di avere investito e buttato giù da un ponte la ragazza con cui stava, che si era incamminata sotto la pioggia da sola, lungo la strada, di notte. 
Il protagonista ripercorre la scena: lui l’ha vista la lite fra i due, lui era lì. E quello che ha investito quella notte non era un cervo, ora lo comprende, era la ragazza. Ma visto i suoi precedenti di alcolismo, se confessa questo evento può prendersi anche trent’anni di carcere. Così farà di tutto per non far condannare quell’innocente, cercando di convincere gli altri giurati, che hanno emesso già la loro sentenza di colpevolezza.
È un film sul dilemma: parlare, in nome della verità, e pagare un prezzo altissimo per qualcosa che non ha commesso di proposito, che non ha occultato quella sera, credendo veramente di avere investito un cervo. Il parlare manderebbe a monte però la famiglia che sta creando, il futuro di sua figlia che sta per nascere, l’amore di sua moglie.
La sua coscienza gli impone di salvare quel giovane innocente, cerca in tutti i modi di farlo, instillando dubbi, e in effetti la storia vira anche per l’ipotesi di un pirata della strada, uno qualunque che passava di lì e non si è fermato. Ma c’è un problema. Se non è stato l’indagato, è stato qualcun altro, e quel qualcuno andrà cercato. Lui verrebbe trovato.
Fino a che punto può arrivare la ricerca della verità e anche della giustizia? Fino a danneggiare sé stessi? Fino a che punto i principi morali possono arrivare, per stare in pace con la propria coscienza?
Clint Eastwood ci regala un’altra delle sue opere intense, toccanti, che fa riflettere su ciò che è giusto e ciò che non lo è, in un caso in cui il salvare l’altro può significare condannare sé stesso. Il dilemma è sinonimo di una coscienza, e l’agire, in un finale a sorpresa, aggiunge quel qualcosa in più alle persone.

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