Passa ai contenuti principali

La voce di Dio ai tempi del terrore


di Marina Zinzani
(Commento di Angelo Perrone)

(ap) È dedicato a padre Daniele Badiali, da Faenza, questo racconto.
Il terrore attraversa il nostro tempo, fa strage di vite innocenti, violenta le anime di tanti, e insieme rapina il diritto ad una esistenza serena ed operosa. Non solo a Parigi e Bruxelles, ma in tante parti del mondo. Ovunque l’uomo è barbaramente ucciso, perseguitato, umiliato od offeso. Pone interrogativi che lasciano sgomenti e rimangono senza risposte. Come è possibile? Cosa spinge l’uomo (perché anche i terroristi lo sono, nonostante tutto) al male atroce, assurdo, intollerabile, incomprensibile per la mente umana?

La follia che violenta la storia è l’ombra innaturale, tragica, di una luce splendente; l’unica che continua a indicare il cammino all’umanità e a svelare il senso della vita. Come ha sempre fatto. A quasi venti anni dalla sua morte, avvenuta nel marzo del 1997 in Perù, un altro uomo, Daniele Badiali, ha lasciato una traccia profonda, indelebile, nel cuore di quanti gli sono stati accanto, o semplicemente ne hanno conosciuto la storia di prete modesto che, nato in una famiglia contadina, aveva sentito subito il richiamo dei poveri, e ad essi aveva donato la vita. Si era lasciato “commuovere dai poveri di quella terra”, come ripeteva a chi gli chiedeva, smarrito, il perché di certe scelte. Interrogativi, questi, di segno opposto a quelli che ci angosciano, rivolti al perché del bene incondizionato, non del male atroce.
Aveva aperto il cuore a tutti. Dedicava loro il suo tempo, le parole, i gesti, persino le note dell’amata chitarra perché gli piaceva suonare in mezzo alla gente. Era disposto a lunghe ore di cammino a piedi per raggiungere i villaggi più isolati. E tanti giovani peruviani rimasero contagiati da quella fede esemplare, che era passione per le persone, attenzione per ciascun uomo, amore degli ultimi. Quella domenica di marzo, dopo la Messa, fu fermato da un gruppo di malviventi e non esitò ad offrirsi ai sequestratori per la vita di una ragazza; venne ritrovato qualche giorno dopo con il capo crivellato da colpi di pistola. Una morte violenta, per mano di assassini vigliacchi, nella quale si è compiuta la sua santità di uomo.
Le tante vittime della barbarie di oggi hanno trovato certamente ad accoglierle il suo sguardo pieno di bontà. E lui, padre Daniele, le ha prese per mano, una per una; ha rivolto loro una carezza, conducendole tra i suoi ragazzi peruviani, prima di prendere ancora la sua chitarra e suonare per loro.



Io non sento più la tua voce.
Avrebbe voluto dire questo a Dio. Quel modesto prete di campagna, piccolo, solitario, presenza quasi invisibile pure ai suoi parrocchiani, viveva da giorni un grande tormento. Non ricordava esattamente da quando era iniziato quello stato di misterioso malessere, una sorta di sonno del cuore, quasi di apatia. Si vedeva dire messa davanti ai parrocchiani, volti noti che non mancavano mai all’appuntamento della domenica o a quello serale, si sentiva ripetere le solite frasi, consuete, parole giuste, sempre giuste.
Si vedeva però con distacco, e poi, mano a mano che i giorni passavano, con un leggero fastidio. Forse non amava più dire messa, forse la sua esistenza appariva senza un fine, senza una vera vocazione. Sbiadito e solo, questo il ritratto di un povero prete di campagna, in un paese di poche anime, che frequentavano la chiesa sempre meno.
Alcuni preti avevano preso altre strade. Uno, ad esempio, era andato fino in America Latina, aveva fatto tante cose per quella povera gente. Era stato anche ammazzato. Lo avrebbero fatto santo, prima o poi. Ma pur morto giovane, la sua vita aveva avuto un senso, aveva lasciato un’impronta ben definita in chi lo aveva conosciuto e in chi continuava il suo lavoro in terre impervie, aiutando, aiutando, aiutando.
Ma lui? Lui era lì, a dire messa. Doveva tirare fuori parole per consolare, per  calmare il dolore spesso insopportabile. Lui le sapeva le parole, sapeva della promessa di una vita futura, sapeva e la esponeva, ma…
La realtà era diventata terribile: Dio non gli parlava più, Dio era altrove e non gli faceva più arrivare la sua voce. Una sensazione bruttissima, perché ora gli sembrava di essere un mestierante, un attore che recita una parte, che dice cose ripetute da una vita, ma senza partecipazione, senza alcun effetto sugli altri. Se il  buio era calato dentro di lui, come poteva rischiarare un po’ la vita degli altri?
Si era chiesto quando era iniziato quel malessere. Una bara bianca, piccola. La madre con le gambe molli, sorretta, un dolore troppo forte per potere soffermarsi a guardare, a pensare, per provare ad entrare veramente nei cuori di quella povera gente, per entrare nelle loro case e vedere il non senso, il lato terribile di ogni cosa, il lato terribile dell’esistenza. Che tutto capitava a caso, così. Anche a una bambina piccola di morire. Era stato allora che  non aveva trovato parole di consolazione, sì, le solite gli erano uscite, ma, ma non ce l’aveva fatta a parlare con il cuore, a dire qualcosa che potesse dare una speranza, una stampella a quei poveri genitori, ai nonni, al fratellino.
Da quella bara bianca, non sentiva più la voce di Dio. Forse non la sentiva perché i suoi dubbi, i suoi tormenti, le sue domande, erano più forti, voce più alta, disperata di un uomo che credeva di avere il compito di consolare.
Messa del mattino. La prima messa. Un giorno come un altro. Guardava il crocefisso, e si disse che no, no, no, non era giusto.

Commenti

Post popolari in questo blog

Pensioni? Facciamo un bello spot. Il solco tra disagio sociale e politica 📺

(Introduzione a Marina Zinzani – Commento a.p.). Malattie, invalidità e vecchiaia rendono la vita un percorso a ostacoli, fatto di privazioni quotidiane e continui accertamenti. Di fronte a questo scenario, il testo che segue dà voce a due realtà distanti: da un lato il vissuto intimo e sofferto di chi vive con una pensione minima, dall'altro il cinismo calcolatore della politica. Una distanza incolmabile oggetto di riflessione nel commento finale. (Marina Zinzani).  Le voci del disagio: storie di ordinaria rinuncia «Vivo con la pensione di mia madre, e una pensione di invalidità. Ho una malattia che non guarisce, può solo peggiorare. L’Inps mi chiama per le visite, per vedere se sono guarito. No, non sono guarito. Sono peggiorato. La mia piccola pensione non è aumentata. Devo pagarmi delle medicine, oltretutto, e quelle c’entrano con la malattia ma per lo Stato non c’entrano. È una cosa un po’ complicata. Così ho anche questa spesa. Mi hanno amputato una gamba, un incidente, anni ...

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa. Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo. (Daniela Barone). Il peso di tre anni in uno scatolone Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercat...

Risveglio in cucina: silenzio e rito del caffè ☕

(Marina Zinzani) ▪️ 🧘 Solitudine necessaria: silenzio, aria fresca e la tregua dalle notizie Il risveglio del mattino, silenzio in cucina, guardare fuori, aprire la finestra e respirare l’aria fresca: quei minuti prima che tutto inizi si accompagnano ad una solitudine piacevole, necessaria. Il rituale del caffè. Il preparare la colazione. La televisione spenta. Nessuna notizia è ancora entrata, provocando in qualche modo pensieri, reazioni emotive: un nuovo femminicidio, venti di guerra che non si attenuano. Si è da soli, in quei minuti di silenzio. ☕ Il rito della quiete: caffè, pensieri tenui e l'imminente flusso Il caffè sorseggiato. Pensieri per la giornata. Le cose da fare. Uno spazio dove il silenzio è vita, l’assaporare una quiete che dura pochi minuti, perché poi la casa si anima. È tutto un correre, poco dopo. O un fare delle cose, assorbiti da un flusso continuo, spesso fatto di doveri e incombenze. Ma prima, in cucina, guardando dalla finestra, si riesce a vedere il tet...

Insegnavo inglese nella scuola professionale: tra gonne al ginocchio e domande sul sesso

(Introduzione a Daniela Barone). Gli anni Novanta nelle scuole professionali hanno rappresentato un microcosmo di transizioni sociali e generazionali. In questo racconto, una giovane insegnante di inglese condivide l'impatto con l'Istituto Professionale di Vigevano: un ambiente ruvido, dominato da dinamiche maschiliste e presidi grotteschi. Tra provocazioni e sanzioni, sarà l'ascolto empatico e un progetto di educazione affettiva – ispirato alle note dei Litfiba – a trasformare un conflitto di classe in un'autentica occasione di accoglienza e crescita reciproca. (Daniela Barone). L'arrivo all'IPSIA di Vigevano: dalle illusioni alla realtà Quando diventai insegnante di ruolo nel 1991 avevo 35 anni. La scuola che mi venne assegnata era l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato di Vigevano. Pur avendo dovuto rinunciare alla cattedra in un liceo per il mio punteggio non altissimo, mi sentivo comunque abbastanza serena. Infatti dieci anni prima a Genov...

Il campanello dello 8: un abbraccio dopo il segreto

(Introduzione a Paolo Brondi). Nella cornice idilliaca di una villa a Fiesole, si consuma il dramma silenzioso di Saverio. Diviso tra l'amore profondo per la sua compagna Laura – un commissario capo assorbito dai doveri della giustizia – e una solitudine pomeridiana che riapre antiche ferite d'abbandono, l'uomo si ritrova a fare i conti con il vuoto e la noia.  Sarà un'interruzione brusca e inaspettata nella routine del suo studio medico, lo squillo insistente di un campanello alle otto del mattino, a squarciare il velo sui segreti del passato. Il racconto ci conduce lungo i sentieri misteriosi degli affetti familiari, dove una verità rimasta a lungo nell'ombra si trasforma nell'occasione per riscoprire il senso profondo dell'amore e della fraternità. (Paolo Brondi). La vita a Fiesole e la solitudine di Saverio Saverio Motta e Laura Baldi, ormai conviventi, vivevano tranquilli in una villa, da lei acquistata per una fortunata occasione, a Fiesole. Vi si acce...