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Le serie televisive

di Laura Maria Di Forti

Una volta esistevano gli sceneggiati. Romanzi di scrittori famosi, da quelli di casa nostra ai russi e agli inglesi, venivano sceneggiati in quattro, sei, otto puntate rigorosamente trasmesse una a settimana. L’attesa, d’obbligo, era forzatamente digerita dall’intera famiglia che, a dirla tutta, non aveva alternative: esisteva un solo canale.
Poi, dopo l’avvento del secondo e terzo canale, dopo l’ondata impetuosa delle reti private, ecco arrivare la nuova televisione con le sue serie televisive, decine di puntate ogni stagione che diventano centinaia negli anni successivi. E allora, giacché oggi la televisione è un contenitore al quale accedere spingendo appositi tasti, è possibile vedere diverse puntate in un solo giorno.
Davanti al piccolo schermo appaiono tutti i vari episodi ed è così possibile richiamarli uno dopo l’altro senza attese spasmodiche, e ogni sera o anche ogni pomeriggio possiamo beneficiare della visione di serie intere. Una abbuffata colossale, una smania di vedere come va a finire l’intrigo, la saga, l’amore, l’odio, la fortuna o la sventura che caratterizza la serie. I personaggi sono tutti in vetrina, scalpitano a farsi conoscere, vedere e sentire, la fine è imminente, a portata di mano, una manciata di ore e sapremo tutto di tutti. 
Non c’è nemmeno il tempo di godere della loro fortuna, di piangere per le loro sventure, non c’è il tempo per metabolizzare, imprimere nella memoria ogni singolo episodio perché la nostra mente deve subito tuffarsi in uno nuovo e assorbire nuove informazioni. Reclamare l’empatia per la nuova storia è quasi impossibile.
Tutto corre alla velocità della luce, quella alla quale, ormai, siamo abituati a vivere. Il godimento è tanto ma di poca durata, tutto scorre senza lasciare tracce indelebili o anche solo importanti.
Alla fine della serie, cosa rimane? Il piacere momentaneo, fittizio, labile e inconsistente, il succo della storia impoverito dalla velocità con la quale l’abbiamo divorato. 

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