Passa ai contenuti principali

Roma, tra cantieri e vitalità

di Laura Maria Di Forti

Roma è un cantiere a cielo aperto. Il centro storico è invaso da impalcature, divieti di accesso non solo per gli autoveicoli ma anche per i pedoni. Insomma è tutto recintato, vietato, proibito, è tutto sottosopra, provvisorio, in attesa. Di cosa? del giubileo. 
Roma vuole mostrarsi più bella, ripulita, accudita. Come non mai.
Ma perché danno tanto fastidio queste impalcature?Per il traffico, certo, perché nascondono la bellezza dei monumenti, tradiscono i tramonti sotto gli archi, quelli con l’obelisco svettante o con le fontane trionfanti di acqua e zampilli. D’altronde, Roma è una capitale da poco, prima era un borgo dove i campi coltivati convivevano con grandi palazzi nobiliari.
Roma era la città dei Papi e, dopo un inizio magnifico, dopo i secoli in cui era stata la capitale di un impero che non aveva rivali, si era spopolata, era andata in rovina, aveva perso lo smalto di quella grandezza che l’aveva resa potente.
I campi per le pecore e gli orti familiari avevano preso il posto delle ville romane, terrazzate e ricche di giardini e vigneti, tutto era rovina, tutto era polvere. La città, insomma, era divenuta un paese di non molte anime. Poi, i Papi l’hanno riempita di Chiese e di conventi, i nobili l’hanno arricchita con palazzi costruiti con gli antichi marmi e statue, e Roma si è di nuovo risollevata proprio sulle macerie della precedente sua grandezza che è rimasta sotterrata sotto metri di terra.
E ora, mentre colonne escono fuori dai muri delle chiese, le sorreggono, fanno parte del nuovo assetto, continuano a riaffiorare parti di quella Roma antica, oggetti utilizzati comunemente vengono alla luce, brocche, utensili vari, are per sacrifici.
È quasi un guazzabuglio di stili e di materiali, eppure tutto ciò rende Roma perfetta nella sua totale mescolanza, in quel calderone magico dove ogni cosa sembra prender vita, ogni singola pietra, ogni angolo, ogni buco da cui escono fuori reperti di vario genere, frammenti di vite vissute.
Roma è in fermento, dicevo: si muove, lentamente, ma si sta muovendo. Sembra una vecchia signora, molto stanca ma decisa a ringiovanirsi, a mostrare i suoi gioielli che sono tanti e sono preziosi, a ritornare ad essere diva, protagonista in un mondo dove però ciò che conta è la tecnologia, avere palazzi alti, anzi altissimi, con forme ardite e linee geometriche. 
Roma invece è sinuosa, è una ballerina che balla sotto il sole e un cielo che è blu come uno zaffiro, è una gatta sorniona, è una donna bellissima che non teme di farsi trovare in vestaglia.
E la Roma giubilare, pia e devota alla Chiesa con cui per secoli si è identificata, è una città impaurita dalla moltitudine di gente che scenderà per le strade romane e si confonderà con chi dovrà comunque ogni giorno andare al lavoro.
Insomma, i romani sono in ambasce: temono il traffico, temono la calca di gente, i pullman che attraversano le vie cittadine come carrarmati, la confusione in una città concepita quando non c’erano così tanti abitanti, non c’erano autoveicoli, soprattutto non c’era la vita concitata di oggi. 
Roma è una città sofferente, bella, bellissima, ma agonizzante. Il traffico la imprigiona, la rende nevrotica, quando invece vorrebbe stendersi al sole a apparire in tutta la sua magnificenza, ingioiellata e preziosa.

Commenti

Post popolari in questo blog

La Giustizia non è una lotteria: perché il sorteggio è la resa della politica 🎰 🎲

(Introduzione ad a.p.). C’è un’idea nel dibattito sul Referendum: che per sconfiggere il "male oscuro" delle correnti dei magistrati basti un’urna e un po’ di fortuna. Il sorteggio dei membri del CSM viene presentato come l’uovo di Colombo. Ma siamo sicuri che il problema della giustizia italiana siano le dinamiche di potere interne? O stiamo usando le correnti per non affrontare i nodi del sistema, proponendo ai cittadini un'illusione pericolosa? (a.p.) ▪️ 🔸 Il correntismo come alibi politico La retorica che identifica tutti i mali della giustizia italiana con il "correntismo" è una falsa causa. Le correnti riguardano la gestione del potere interno e le nomine ai vertici, ma cosa c’entrano con i tre anni necessari per una sentenza di primo grado? Cosa c’entrano con la carenza di personale, con l’edilizia giudiziaria fatiscente o con l’informatizzazione incompleta? Nulla. Identificare il correntismo come il "colpevole unico" serve a nascondere l'i...

Tra i due litiganti il terzo gode: la saggezza popolare in una mollica

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti) ▪️ Il proverbio di oggi: “ Tra i due litiganti il terzo gode ”. Non si è mai soli neppure nei litigi. Chi beneficia dei contrasti altrui? La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca ,  Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco (Laura Maria Di Forti – PROVERBIO) ▪️ Senza pensieri seduto su una pan...

Leopardi e L'infinito: l'eterna inquietudine tra siepe e orizzonte ✨

(Introduzione ad a.p.). “L’Infinito” di Giacomo Leopardi è più di una poesia: è una bussola eterna per l'animo umano. Questi versi hanno la magia di raccontare l’inquietudine perenne dell’uomo, sospeso tra il bisogno di un’infinità che si desidera e la consapevolezza dei propri ineludibili limiti. La sua straordinaria longevità testimonia il potere della Poesia di interrogare il nostro mistero esistenziale. (a.p.) ▪️ 📚 La magia che supera il tempo Quest’opera è legata ai ricordi della giovinezza, agli studi che, pur iniziando con faticosi esercizi di memoria, sono divenuti un segno indelebile. Nella maturità, questi versi sono risuonati nella mente, capaci di lasciare una traccia profonda. Molte altre opere, pur lasciando gioia o smarrimento, non riescono a oscurare la magia dell’Infinito. Per molti, si è creato un misterioso intreccio tra la poesia – così carica di luce e ambiguità – e le vicende personali, creando suggestioni e spunti di riflessione in ogni stagione della vit...

Luce di settembre

Parole insieme, tra presente e futuro di Giovanna Vannini Si svegliò presto. Mise scarpe da passeggio e giubbotto da inverno. C'era luce di dicembre in cielo e non di fili a led. Prese il passo annusando l'aria fredda. Avrebbe percorso 4 km e 300 metri, quanto c'era dall'uscio di casa sua a quello di Giacomo.

Quel fiume colmo che straripa: il ritorno della Terza Pagina, cura dell’anima 📝

(Introduzione a Paolo Brondi). C’è stato un tempo in cui aprire il giornale significava imbattersi in un’oasi di silenzio e riflessione. Si chiamava Terza Pagina: il luogo dove i fatti di ieri diventavano le idee di domani. Oggi che la cultura è spesso confinata negli angoli o sommersa da un flusso incessante di stimoli, riscoprire quella 'voce' non è nostalgia, ma resistenza. È la riconquista di quel fiume che, quando è troppo colmo, rischia di travolgerci. Fermiamoci un istante, per ritrovare noi stessi tra le pieghe di un foglio e i versi senza tempo di Borges. (Paolo Brondi) ▪️ La rigenerazione del pensiero La rilettura della terza pagina, così come compariva sul Corriere della sera ormai in tempi lontani, potrebbe valere come una rinascita, una rigenerazione, una riconquista d'equilibrio. Lo scorrimento delle pagine che oggi relega la cultura quasi in ultimo, oltre l'addensarsi di un sapere plurisignificante, è per la coscienza del lettore come un fiume che troppo ...