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🧱 Stop al ponte, attaccare l'arbitro per non contare i falli

(a.p.)     ▪️La frenata al progetto del ponte sullo stretto, imposta dal mancato visto di legittimità della Corte dei Conti, ha provocato l'innalzamento di un muro retorico: l'accusa di "invasione di campo".
Anziché affrontare i rilievi contabili, dimostrandone l’infondatezza, il controllato accusa il controllore, pretendendo così di rovesciare l'onere della prova. Una trappola.

⚖️ Il confine costituzionale

Di fronte a un atto di controllo, spetterebbe a chi accusa di invasione dimostrare che l'organo giudiziario ha agito ultra vires.
Il copione è noto: la politica si esime dal dimostrare l'irregolarità dell'arbitro e vorrebbe obbligare la magistratura a giustificare la propria funzione.
Il punto è questo: se la Corte ha invaso il campo, chi accusa indichi la norma o il confine costituzionale violati. Solo così si uscirebbe dalla retorica e si entrerebbe nel diritto. Fino ad allora, l'accusa resta un mero pretesto.

💰 Il guardiano delle casse

Quando i giudici contabili sollevano obiezioni, non stanno esercitando un potere di indirizzo politico, non contestano nel merito le scelte politiche; stanno semplicemente adempiendo al loro dovere costituzionale: essere guardiani delle casse pubbliche, cioè del nostro denaro.
La loro missione è verificare che i provvedimenti siano legali e conformi alle normative, null’altro. Basterebbe correggere gli errori o chiarire, per andare avanti.

🧩 Gli scopri reali della riforma 

Qui si innesta la seconda trappola retorica. Questa vicenda diventa lo spunto per sostenere che la soluzione stia in una riforma della giustizia (che è volta a separare le carriere tra pubblici ministeri e giudici).
Emerge chiaramente la strumentalità: la separazione delle carriere riguarda la magistratura ordinaria, non la magistratura contabile. L'attacco non è al visto, ma alla funzione. Si cerca di usare il dissenso sul bilancio come benzina per una riforma che non c'entra nulla con i vizi del ponte.

⚠️ Il gioco senza arbitro

La politica sa benissimo che il dissenso fondato va trattato con la correzione degli atti, non con i comunicati stampa. Il fatto che, invece di sanare i rilievi o di chiarire, si preferisca gridare all'invasione, è la prova della strumentalità dell'accusa. L'attacco all'arbitro non è un dibattito, ma una manovra diversiva. 
E allora sorge la domanda: se l'unico modo per far avanzare i progetti di sviluppo è pretendere che gli organi di controllo omettano ogni osservazione, siamo sicuri che non sia la politica a voler giocare senza arbitro?

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