Passa ai contenuti principali

Le prime luci: il risveglio prima dell'alba e il peso della routine operaia

un albero spoglio si staglia in silhouette contro un cielo tinto di arancione e giallo vivo all'alba o al tramonto. il sole è un disco luminoso basso sull'orizzonte, con nebbia leggera che avvolge il paesaggio rurale in lontananza.
Racconto breve
(a.p.) ▪️Matteo si svegliava sempre prima dell’alba. Non per scelta. La sveglia non suonava mai: il suo corpo conosceva l’ora, come un vecchio orologio a pendolo.
Si alzava nel buio, le dita che cercavano la lampada sul comodino. La luce gialla, fioca, disegnava ombre lunghe sulle pareti.
Si vestiva in silenzio, per non svegliare Elena, che dormiva ancora. A volte, si fermava un istante a guardarla. Il suo respiro regolare, il viso rilassato, gli davano l’illusione che tutto potesse ancora andare bene.

🌫️ L'aria umida e il peso invisibile

Usciva di casa quando il cielo era solo un accenno di grigio, l’aria umida e pesante. Le strade erano deserte, i lampioni ancora accesi. Camminava fino alla fermata dell’autobus, le mani in tasca, il collo del giubbotto alzato contro il freddo. Pensava al lavoro che lo aspettava, a volte si chiedeva se anche loro, i colleghi, si svegliassero con quel peso, la sensazione di essere inghiottiti da qualcosa di invisibile.
Sull’autobus, si sedeva vicino al finestrino. Guardava fuori, mentre il mondo si svegliava piano: i negozi che aprivano, i baristi che preparavano i primi caffè, i ragazzi in motorino che sfrecciavano. 

🔨 L'anestesia del cantiere

Al cantiere, il rumore lo avvolgeva: martelli, seghe, voci. Il capo gli urlava istruzioni, i colleghi scherzavano tra loro. Matteo rispondeva solo con cenni del capo, a gesti. Il lavoro lo assorbiva, era anche l’unica cosa che gli impediva di pensare. Così la mente si svuotava, e le braccia si muovevano da sole. Poteva quasi dimenticare.

🍽️ Il panino raffermo e la tv spenta

A mezzogiorno, seduto su una cassa di legno, mangiava il panino preparato da Elena la sera prima. Il pane un po’ raffermo, la mortadella un po’ secca, ma lo mangiava lo stesso. Guardava gli altri operai, alcuni che ridevano, altri fumavano in silenzio. 
La sera, tornava a casa stanco, le mani sporche. Elena gli preparava la cena, gli chiedeva com’era andata. Lui rispondeva con frasi brevi, e sorrideva. Dopo mangiato, si sedeva sul divano, accendeva la tv, ma non guardava davvero.

✨ L'inattesa luce del risveglio

Una mattina, mentre aspettava l’autobus, si fermò a guardare. L’alba stava colorando le nuvole. Era bello. Per un istante, Matteo sentì qualcosa muoversi dentro di sé. Poi l’autobus arrivò, e lui salì, non fece in tempo a capire cosa avesse provato.

(Foto: l'alba che colora le nuvole: la luce arancione e potente del sole mattutino dietro l'albero spoglio.)

Commenti

Post popolari in questo blog

Una vecchia storia d’amore. Dalla passione al disincanto: ritratto di una donna che ha saputo rinascere 📘

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa resta di un amore che ha agito come uno tsunami, travolgendo un matrimonio lungo diciotto anni e trasformando l'identità di una donna? In questo racconto, l’autrice ci conduce tra i corridoi di una scuola professionale, dove l'incontro con un collega "pigmalione" diventa la scintilla per una metamorfosi fisica e interiore. Non è solo la cronaca di un'infatuazione, ma un'analisi del ricordo, del disincanto e di quella "linfa vitale dell'anima" che solo i sogni sanno preservare dal tempo che logora i volti e le passioni. (Daniela Barone). La metamorfosi: tra gessetti e desideri Conobbi B. nella scuola professionale in cui ero finalmente diventata insegnante di ruolo. All’epoca avevo i seni gonfi di latte perché allattavo ancora il mio terzogenito; alla fine della mattinata tornavo a casa trafelata perché i dischetti assorbilatte erano così intrisi da macchiarmi gli abiti. Portavo addosso ancora i molti chili in...

La faccia nascosta della Luna: da Apollo a Artemis, tra ricordi di famiglia e futuro 🌓

(Introduzione a Daniela Barone). Un filo invisibile lega il bianco e nero sfuocato del 1969 alla nitidezza digitale della missione Artemis II. Attraverso gli occhi di un bambino e i ricordi di una nonna, la Luna smette di essere solo un corpo celeste per diventare lo specchio delle nostre fragilità. Un racconto intimo sul senso di appartenenza a quel "piccolo puntino azzurro" che chiamiamo casa. (Daniela Barone).  Tra generazioni e memorie lunari «Nonna, vieni a vedere la luna.» Così aveva reclamato la mia attenzione Luca, il mio nipotino di due anni e mezzo. Era sul poggiolino della casa dei miei quella sera d’estate del 2019. Indossava un pigiamino corto leggero e si teneva alla ringhiera arrugginita. Mio padre, vedovo da diversi mesi, già dormiva ma lui non ne voleva sapere di andare a letto. Aveva buttato per gioco nel cortile sottostante numerose mollette e si trastullava con le poche rimaste nel cesto. Stringendo la manina di Luca non potei fare a meno di pensare a qua...

Trump contro Papa Leone: la verità del sacro contro lo spettacolo del potere ☧♛

(a.p.). Qual è lo spazio vitale capace di nominare la realtà quando il mondo sembra scivolare nell’irrazionale? Abbiamo perso la forza di dare un nome alla "blasfemia della guerra" e alla "brutalità del business", come ha fatto Papa Leone davanti al delirio di Donald Trump? La patologia del comando e il primato della pietas Un potere che si auto-ritrae nei panni di un Gesù guaritore, mentre deumanizza i bambini sotto le bombe, smette di essere un interlocutore politico: non c'è dialogo possibile, né replica dovuta a chi incarna una patologia dell’essere e del comando. All'onnipotenza di un comandante in capo che alterna il campo da golf all'annuncio di uno sterminio, bisogna opporre una sfida epistemica: la riaffermazione che la violenza non avrà l’ultima parola e che la pietas verso gli innocenti resta l’unico, vero cardine della civiltà. Quando la propaganda diventa spettacolo della morte Quando il linguaggio del diritto e della diplomazia viene svuota...

Odore di arance e rimpianti: l’estate a Tindari che decise il destino 🍊

(Introduzione a Daniela Barone – Commento a.p.). L'estate del 1972 è stata il palcoscenico di un bivio esistenziale, non solo una vacanza. Tra i profumi di una Sicilia mitica e l’azzurro di Tindari, la protagonista Mara sperimenta per la prima volta l'ebbrezza di un amore che sa di imprevisto. Eppure, al ritorno, la sicurezza di un fidanzamento solido e il conflitto mai risolto con una madre critica la spingono verso una scelta conservativa. Un racconto spietato su come la paura della solitudine e il desiderio di ribellione possano tracciare il destino di una vita intera. (Daniela Barone). Verso la Sicilia: una profezia materna L’estate del ‘72 fu un periodo esaltante per me. La partenza tradizionale con i miei per il campeggio in qualche luogo marino incantevole si stava avvicinando. Papà aveva scelto la Sicilia, desideroso com’era di mostrare a me e alla mamma il suo paese natio, il borgo di Novara al confine fra i Nebrodi e i Peloritani. «Conoscerete mia zia e i miei cugini....

Aspettare di vivere: il Big Bang dell'anima 🕰️

(Introduzione a Giorgia Deidda). Cosa siamo prima di diventare polvere e respiro? L’autrice ci conduce nel cuore pulsante del mistero pre-natale, dove il "grumo di sangue" dialoga con l'infinito. La nascita emerge non come un approdo sereno, ma come una "luce bestiale" che interrompe la quiete assoluta, costringendo l'anima a misurarsi con il fango della terra e l'anelito verso il cobalto del cielo. Una lirica potente, che vibra tra astri, radici e il desiderio prepotente di esistere. (Giorgia Deidda).  Non sai cos’ero io prima di nascere, grumo di sangue imperpetuo che respirava l’infinito e poteva l’infinito perché infinita potenza di grammi di nero. E poi la luce bestiale che ha accecato l’infinita tranquillità, l’assurdo silenzio spazzato via come big bang e l’esplosione che ha soffiato nel mio petto sgualcito Io che mi contorcevo - non sapevo nemmeno cosa volesse dire respirare a stento - quando amori impossibili nascono tra le tue labbra  e aspetti...