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🏖️ Margherite sulla spiaggia: Fregene, l'arcadia incompleta di Roma

(a.p.) ▪️ Se ogni capitale pur lontana dal mare ambisce ad avere la sua spiaggia, Roma ha Fregene. La grande città cerca di ritagliarsi uno spazio sulla costa, e questo diviene, alla fine, immagine di sé. Un angolo della sua esistenza, una proiezione del suo stile e della sua consistenza più intima, tra desiderio di modernità e lo sconfinamento esistenziale al di là del frustrante ritmo della metropoli.

🏛️ Lo specchio delle contraddizioni della capitale

Il luogo prescelto, Fregene, diviene così lo specchio di un'altra realtà e delle sue contraddizioni, rimanendo sempre a metà strada tra sviluppo culturale e urbanistico autonomo, e comoda, ma anche pigra e sonnolenta, dependance della più grande capitale. È quasi un cortile di casa, dove speranze nascoste esprimono l'incompiuto anelito di una città ideale, una moderna Arcadia. Un luogo raggiungibile in pochi minuti e senza sforzo, per il quale, stranamente, nessuno sforzo sembra richiesto per renderlo gradevole o per mantenerlo nel suo preesistente stato di grazia. Questa valutazione non include il turista distratto, ma il frequentatore romano, considerato il naturale e quasi esclusivo destinatario delle sue bellezze.

🌲 La geometria del mito e la pineta monumentale

Sorta nel 1928, appena terminata la bonifica di Maccarese, Fregene è troppo vicina a Roma (32 km) per non esserne compresa nell'area metropolitana. La sua storia affonda radici persino in un antico insediamento romano o etrusco, situato alla foce dell'Arrone. Ma è nel 1666 che Papa Clemente IX mise a dimora la pineta, divenuta poi monumentale, con l'intento di difendere i campi dai venti e rendere salubre il terreno. Da allora è parso incredibile che a poca distanza da Roma esistesse una pineta così grande e maestosa.
Il richiamo di questa città ideale ha attratto intellettuali come Fellini e Scola, scrittori come Moravia, che l'hanno eletta a luogo di soggiorno e a scenario privilegiato di opere come il film "Giulietta degli spiriti". Nella parte settentrionale, il caratteristico "Villaggio dei Pescatori", nato spontaneamente con capanne post-belliche e poi trasformato nel luogo più esclusivo, ha accolto letterati e cineasti. Nonostante ciò, lungo il litorale, i pescatori continuano ancora oggi la loro ricerca di telline, e comprarle dalle loro mani è come ricevere qualcosa di prezioso. A sud, infine, si estende l'importante riserva faunistica dell’Oasi di Macchiagrande.

🚧 La faglia dell'idillio: incuria e indolenza

Ci si illude che Fregene abbia i connotati del sogno idilliaco per l’affaticato cittadino romano e che, come tutti i sogni idilliaci, la natura abbia donato tutto il necessario senza che sia necessario preoccuparsi d'altro. Presi da questo sogno, si dimentica quanto occorrerebbe fare per curare da vicino quella stessa natura e per migliorare le attività che vi si intraprendono.
Si indulge verso una eccessiva sciatteria, pur così mediterranea, che pure fa parte del fascino del luogo. Alla fine, Fregene offre la rappresentazione delle contraddizioni di Roma e dei suoi abitanti: rivela nel profondo ciò che la facciata copre, in bilico tra il desiderio di bellezza e pace, l'apprezzamento per una natura ancora rigogliosa, e l'incuria e l'indolenza rispetto alle necessità di oggi.

🏡 Un'arcadia domestica

Nonostante tutto, Fregene continua a dare questa idea di luogo separato dal resto del mondo: poche case nella pineta, rari esercizi pubblici, un numero limitato di residenti. Non è solo per pochi un luogo dove fare un film o scrivere un libro, lontani dallo smog e dal frastuono, una specie di "California più casalinga e più umana" di quella vera.
Per tutti, Fregene è un'oasi di pace, dove tornare a passeggiare a piedi, muoversi con la bicicletta, indugiare per strada o sulla spiaggia, assecondando un ritmo di vita più dolce e umano.

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