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Simona

di Marina Zinzani
(Introduzione di Angelo Perrone)

(Tratto da “Racconti della metro”)

(Angelo Perrone) La metro non è l’unico luogo-simbolo delle città moderne. Certo particolare. In uno spazio piccolo e super affollatosi ritrova un’umanità eterogenea. Persone sconosciute con destinazioni diverse. Difficile scambiarsi sguardi, rivolgersi parole. Ogni persona, un mondo a sé. Pensieri, desideri, preoccupazioni.
C’è poi una maschera espressiva che nasconde l’intimità. Il viso è chino sullo smartphone, sedotto dalla magia dello schermo. Un ripiegamento fisico, oltre che mentale. Non siamo più abituati a guardarci intorno, non accade di incrociare gli sguardi. Ciascuno conserva la sua diversità, persino il mistero.
Marina Zinzani prova ad immaginare pensieri e sentimenti di qualcuno dei viaggiatori. Dietro ogni volto, può esserci una storia da conoscere, tutta da scoprire. E in cui ritrovare qualcosa di noi. Dopo le storie di Agnese, Sergio, Lucia, Enrico, Roberta, Vincenzo, Vittoria, Benedetta, Ettore, Francesca, Annalisa, Miriam, Piero, Lucrezia, ecco quella di Simona

La grazia è qualcosa che arriva, magari si sta parlando con un’amica, si sta prendendo un caffè assieme, e poi improvvisamente arriva una sensazione, uno stato d’animo. Quel momento piace, si sente la vita, si è felici di viverla, la vita.
La grazia però si incontra soprattutto nei luoghi in cui la natura parla, in cui c’è un ruscello, l’acqua tranquilla di un fiume, il mare che evoca pensieri e fa quasi da specchio, si è davanti a noi stessi. La grazia si incontra con l’amore, questo sì, soprattutto all’inizio si vive in un momento di grazia.
La grazia è anche perdonare, emergere dai risentimenti, dall’orgoglio, e plasmare una storia, un evento, farlo diventare altra cosa, trasformarla. La grazia di chi ha ricevuto un pensiero dall’alto che gli ha illuminato il cammino. La grazia e le cose che si possono costruire, ma tutto è stato costruito nell’immaginazione, è solo da farlo diventare reale. 
La grazia è una malattia da cui si è guariti. Una malattia che si temeva che non è arrivata. La grazia è la consapevolezza di essere stati toccati da una mano buona che ci ha risparmiato dolore.
Sono belli questi pensieri. Li scriverò nel mio diario. Ogni tanto i pensieri vagano in libertà, in luoghi più puri del solito. 
Ma ci può essere la grazia? Si incontra durante la vita? Io ricordo poco questi momenti, non li ricordo, anzi. Ma ascoltare ieri quella donna alla tv mi ha colpito, ha parlato di grazia, come se ci fosse un miracolo che può arrivare, basta aprire la porta del cuore. Sì, proprio quello che disse una volta Ilaria, aprire la porta del cuore. Una frase troppo usata nei film, però il pensiero è giusto, ha qualcosa di magico. Lasciare aperta la porta del cuore, e allora puoi sentire la grazia.
La pace in famiglia, con il tuo compagno. La pace nei rapporti umani. Il bene sopra ogni cosa. Cos’è il bene? è la coperta portata ieri sera ad un barbone che dormiva sotto i portici, noi che abbiamo portato qualcosa a questo uomo per alleviarne il freddo, per scaldargli il corpo. Una tazza di tè caldo.
Il bene che si fa di notte, nel silenzio, fra gli ultimi. È la grazia questa? Il cuore poi sta bene, si sta meglio quando si torna a casa. Si può creare il bene ogni giorno, in questa città che ha tante persone che dormono per strada, che non hanno più niente. Un tempo erano anche impiegati, imprenditori, avevano una famiglia. Ora li vedi alla Caritas lungo file lunghissime. Una mano che li aiuta forse è la grazia.
No, non so cosa sia la grazia, e come potrei saperlo. Sono solo una volontaria, che cerca di fare qualcosa. Una goccia nel mare.
Ho attraversato momenti brutti, tempeste. Mi avevano diagnosticato un brutto male, i medici non capivano bene di cosa si trattava, ma la mia vita sembrava ad un bivio, la situazione era seria. Forse sarei morta. Morta giovane. Con un sacco di cose da fare. Una beffa, come spesso è una beffa la vita. In quella notte, all’ospedale, mi sono detta che niente sarebbe stato più come prima se fossi guarita. La notte poteva non preludere al giorno, ma alla fine.
E invece una mano dall’alto mi ha graziato. Ho pregato tanto, quella notte. Io che non vado mai in chiesa. Ho pregato e credo che qualcuno mi abbia ascoltato. La malattia non era così grave, la guarigione è avvenuta. Un mese dopo, uscita dall’ospedale, ero fra i volontari di un’associazione.
Ecco, forse la grazia è il sorriso che doniamo ad un barbone nel freddo della notte. Credo che sia quella la grazia. Sono arrivata. Cordusio.

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