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Francesca

di Marina Zinzani
(Introduzione di Angelo Perrone)

(Tratto da “Racconti della metro”)

(Angelo Perrone) La metro non è l’unico luogo-simbolo delle città moderne. Certo particolare. In uno spazio piccolo e super affollatosi ritrova un’umanità eterogenea. Persone sconosciute con destinazioni diverse. Difficile scambiarsi sguardi, rivolgersi parole. Ogni persona, un mondo a sé. Pensieri, desideri, preoccupazioni.
C’è poi una maschera espressiva che nasconde l’intimità. Il viso è chino sullo smartphone, sedotto dalla magia dello schermo. Un ripiegamento fisico, oltre che mentale. Non siamo più abituati a guardarci intorno, non accade di incrociare gli sguardi. Ciascuno conserva la sua diversità, persino il mistero.
Marina Zinzani prova ad immaginare pensieri e sentimenti di qualcuno dei viaggiatori. Dietro ogni volto, può esserci una storia da conoscere, tutta da scoprire. E in cui ritrovare qualcosa di noi. Dopo le storie di Agnese, Sergio, Lucia, Enrico, Roberta, Vincenzo, Vittoria, Benedetta, Ettore, ecco quella di Francesca

La parrucchiera ha fatto il suo dovere. Un taglio netto ai capelli, riflessi ramati, ora ho un altro volto, sono una donna nuova, mi ha detto. Lo so, ci voleva un bel cambiamento, e ad una certa età i capelli lunghi non stanno bene a tutte.
Mi passo la mano sulla testa, sono morbidissimi ora i miei capelli. Profumati di shampoo. Ho trovato posto a sedere, c’è poca gente a quest’ora sulla metro. Sono curiosa di vedere sullo smartphone se ci sono dei tagli come il mio, la parrucchiera mi ha detto che questo va per la maggiore, che rende giovani ed attraenti. Forse voleva essere ironica, è probabile.
Prepararsi per una cena. Per un evento che avrei dovuto immaginare prima o poi. Un figlio che fa conoscere i genitori della ragazza ai propri genitori. Com’era quel film? Vi presento i nostri. Sono situazioni un po’ così, ci si presenta, si parla dei ragazzi, come sono affiatati, hanno dei progetti, siamo felici per loro. Una bella serata in un buon ristorante, e il ghiaccio che si rompe presto. Alla fine si scopre di avere amicizie comuni, perché no.
Il punto è che noi non siamo una famiglia normale. Mio marito mi ha lasciata per un’altra donna, è successo tempo fa ed è una situazione da cui non mi sono ancora ripresa. Il senso di annientamento è totale quando accade, ci si sente sbagliati, ci si accusa di avere dato troppo, pensato prima di tutto a lui e poco a sé stessi.
Ci si accusa di mancanze, di non avere compreso quello che accadeva. In sottofondo uno stress sottile aveva preso il sopravvento, modificando la propria storia, le nostre vite. Ci si sente dentro un fallimento non programmato, mai immaginato. Ci si vergogna, anche.
Mi sono lasciata andare da allora, sono dimagrita anche. Non mi sono più tinta i capelli, e certo, lunghi come li avevo non apparivo proprio in forma. Una donna che ricordava le streghe, se volessi essere autoironica. Il dolore scava e muta i lineamenti, la bellezza è altrove, scivolata via quando svanisce l’amore. Quello di una vita.
La nuova compagna di mio marito non ha questo problema. Si vede che è raggiante, piena di sé, molto curata. L’ho incontrata qualche volta, pochi minuti, e il cuore mi batteva nel petto come una bomba. Hai distrutto una famiglia, volevo dirle, e sei anche serena. Avete comprato una nuova casa, mio marito è benestante, sei in una situazione felice anche da questo punto di vista. A me il vecchio appartamento, con mio figlio. Non è giusto che sia finita così. 
Stasera è una serata speciale, c’è l’incontro di famiglia. Vi presento i miei genitori. Andrea ci ha voluti assieme per incontrare i genitori di Silvia. Poteva esserci la nuova donna al mio posto, ma chiaramente non era il caso, la madre sono io. Una serata in cui dovrò essere gentile, sorridere, fare conversazione.
L’idea mi dà un po’ fastidio da settimane, e non per Silvia e i suoi genitori, ma perché devo trovarmi faccia a faccia con lui, dopo quello che è accaduto. Fare finta di essere in buoni rapporti, quando invece il cuore è ancora lì, ferito, e fa fatica a rialzarsi.
D’altronde non è semplice venirne fuori. Quante volte me lo sono detto, “Francesca, devi venirne fuori”. Quasi come fosse un mantra. Esci, trovati delle amicizie, un uomo rimasto solo, ad esempio. Certo, il mio aspetto non avvenente non aiuta.  E i capelli sono proprio impresentabili, lo so. 
L’idea di andare da una parrucchiera dove non ero mai andata si è rivelata positiva, me ne avevano parlato bene. All’inizio pensavo di fare solo una tinta castana, poi sono rimasta sorpresa dal giornale che guardava una cliente. La parrucchiera l’ha chiamata Ilaria. Questa donna ha visto che guardavo la copertina del giornale che aveva in mano.
“Bel taglio, vero? Un caschetto alla francese, corto e ramato. Questo rende giovani chiunque” ha detto la donna.
Ed eccomi qui, con un volto nuovo. Così ha detto la parrucchiera. Un taglio corto e forse dieci anni di meno. Una donna con il cuore spezzato e un caschetto alla francese.
Ma accidenti, perché devo sempre piangermi addosso? La bellezza non è sempre delle giovani. La bellezza è conversazione, gentilezza, ironia, cultura, sapere ascoltare. Si è belli anche a novant’anni. Partiamo da questo, Francesca. L’hai sentito ad una conferenza questo discorso, fallo tuo una volta per tutte, non essere sempre perdente.
Caschetto alla francese. Digito su Google. Le francesi e la loro eleganza innata. Maglietta a righe, giacca, pantaloni, un foulard. Scendo al Duomo. Sarà una bella serata, se lo voglio. 

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