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La ricerca del vento nuovo

Quando il cittadino ha il potere di scegliere


(Angelo Perrone) Una vittoria a sorpresa, come quella del centrosinistra con i 5 Stelle in Sardegna, genera interrogativi che vanno oltre l’immediatezza del risultato. L’aspetto più interessante è la domanda se un evento quasi miracoloso costituisca un segnale locale, oppure registri lo spirare, iniziale, di un “vento nuovo”.
C’è da prevedere, o da temere, un cambiamento negli orientamenti elettorali, con ricadute già sulle prossime regionali (Abruzzo, 10 marzo), se non per le altrettanto imminenti europee (6-9 giugno)? Potrebbe far gioco l’onda emozionale del risultato sardo, innestando un cambio di clima nelle opposizioni.
Gli errori del centrodestra sono stati evidenti, a cominciare dalla scelta – per soli motivi di appartenenza - di un candidato come Truzzu, poco apprezzato persino nella sua Cagliari, a fronte della Podde, persona più competente e esperta. Questa forzatura della Meloni ha alimentato il risentimento di Salvini, che si è fatto sentire nel segreto delle urne. 
Ma anche tutta la politicizzazione della campagna elettorale, da parte del governo, ha allontanato simpatie. Sono atteggiamenti che dimostrano scarsa attenzione per i problemi locali. È inevitabile che, in tempi di crisi della politica e di disaffezione, essi vengano letti come prevaricazione.
Le elezioni sarde, stante il minimo scarto, rispecchiano però una situazione politica ancora incerta e in equilibrio, come pure quella nazionale, la forza dei partiti rimane molto simile. Sarebbe riduttivo dedurne che nulla sia mutato perché è stato decisivo un voto di minima entità, di per sé variabile e volatile. Sarebbe pericoloso, in un contesto politico frammentato come l’italiano, confidare su tanto poco per immaginare cambiamenti consistenti. 
L’errore però è quello di misurare i mutamenti indipendentemente dagli altri fattori. Quel minimo spostamento di voti ha mostrato tutta la sua importanza in un sistema elettorale, quello sardo, maggioritario e incentrato sulle preferenze personali, dimostrando quanto questi siano fattori decisivi.
Valgono tre considerazioni. La prima è che lo spostamento pur minimo di voti è dovuto all’apprezzamento dell’operato dei candidati, cioè al giudizio dell’elettorato sulle persone. La seconda è che il coinvolgimento dell’elettorato nella scelta dei soggetti si riflette sugli schieramenti, premiando la coalizione, in questo caso il centrosinistra.
La terza annotazione è che le posizioni minori (Calenda, Renzi, e in sede locale di Soru), teoricamente centriste, sono destinate alla marginalità, finiscono fuori gioco, non vengono apprezzate dalla collettività. Non tanto per un giudizio sui contenuti quanto perché viziate da un eccesso di personalismi e narcisismi politici. Per trovare ascolto, queste istanze dovrebbero operare all’interno di contesti più ampi, liberandosi dalle scorie dei particolarismi.
Il risultato sardo evoca la “bellezza della scelta”, la decisione che rende concreta l’alternativa, offre la possibilità di cambiare, si spera in meglio. Dirsi da una parte o dall’altra non è favorire una fazione, ma aderire ad una visione netta del futuro, quale che sia, cui mettere mano. È proprio questa prospettiva peraltro che rende tutto più impegnativo. Vale per la destra come per la sinistra.
Se l’affermazione elettorale è frutto di alleanze, è altrettanto necessario che esse non siano di facciata, per la convenienza di strappare un risultato utile. Il potere in funzione del potere, non nell’interesse del cittadino. 
La cautela riguarda soprattutto il rapporto della sinistra con i 5Stelle. Per il Pd, non può valere il principio: l’alleanza prima di tutto, e a prescindere. Sarebbe troppo facile, per stare in guardia, evidenziare l’ambiguità strumentale con la quale i 5Stelle affrontano il dialogo con il Pd. Ma passato e presente pesano.
Il Movimento nasce nel segno dell’antipolitica, dell’anticasta, dell’anti Pd, il nemico da abbattere. Non male come punto d’inizio. Il seguito è altrettanto preoccupante. Giuseppe Conte, ambizioso camaleonte, si allea con chiunque, Salvini e poi il Pd. Promuove politiche opposte, dai decreti sicurezza, al decreto dignità (quello che doveva eliminare la povertà), al reddito di cittadinanza. Oggi cerca spazi elettorali, e lo fa tra gli scettici sull’Ucraina, i filo-Putin, i critici antioccidentali. Un bel contesto.
La ricerca di un terreno comune, dettata da buon senso, è una prospettiva limitata, alla fine inadeguata. Significa puntare su una ammucchiata pur di sostituirsi all’attuale governo.
Dovrebbe esserci invece una soluzione nuova per i problemi, con un’idea precisa di sviluppo (in economia, nelle istituzioni, nei rapporti sociali) per dare un altro futuro al Paese. Dunque la questione non è il compromesso. Nemmeno il processo di “razionalizzazione” dei 5Stelle, o di tolleranza della loro eccentricità su temi divisivi come il sostegno all’Ucraina, l’Europa, il rapporto con l’Occidente.
C’è un’Italia che vuole il cambiamento e aspetta qualcuno che lo dica a voce alta e trovi il modo di fare proposte concrete e convincenti. Oltre Elly Schlein e i suoi, oltre le ambizioni presidenziali di Giuseppe Conte, c’è un mondo là fuori che aspetta, e vuole comprendere se si intenda investire nella scuola, nella formazione, nella sanità, nella cultura, nell’impresa. 
Serve capire se dobbiamo considerare le istituzioni (parlamento, presidente della Repubblica, magistratura) come nemici da limitare, o garanti, pur con tutti i miglioramenti possibili, delle libertà e dei diritti. E se infine la strada da praticare sia all’insegna del “fai da te” dell’autonomia differenziata regionale incuranti delle troppe diseguaglianze, in spregio ai doveri di solidarietà. 
Una buona volta, c’è un paese, dalla Sardegna appunto al profondo Sud e al Nord, passando per Roma, che attende di conoscere quale idea si abbia del futuro.
C’è la tentazione istintiva di alimentare facili entusiasmi e, sull’onda emotiva, di accontentarsi di compromessi, sperando che il vento soffi nella direzione giusta. Una prospettiva effimera, e deludente. Sarebbe il caso invece di guardare al mondo che attende il cambiamento radicale per trarne idee, forza, e coraggio.

Commenti

  1. I personalismi cui si fa cenno nella azzeccata riflessione, a mio avviso sono la questione più delicata. Purtroppo, proprio causa di essi, il PD ha fatto mosse false e ne sta pagando le conseguenze. Certo il governo è quel che è :competenze assenti, arroganza parecchia, principi saltati. L'augurio più importante è che la gente torni a votare innanzitutto, poi provi a ragionare studiando un po' di storia, se non lo ha fatto, oppure la ripassi un po'.

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