Passa ai contenuti principali

La giustizia senza condizionamenti, bene comune

La corruzione del linguaggio pubblico


(Angelo Perrone) Il concetto di “separazione” ha origini antiche nella storia del pensiero. Risale all’antica Grecia e in particolare a Aristotele l’idea di distinguere (ne “La politica”) le tre funzioni principali del governo: legislativa, esecutiva, giudiziaria.
Tuttavia è con l’illuminismo, un salto di secoli, e in particolare con pensatori come Montesquieu, che il concetto si definisce nella sua forma moderna, come cardine della democrazia liberale. Questo principio avrebbe garantito un sistema di controlli e bilanciamenti, dove ciascun potere avrebbe limitato l'eccesso degli altri. 
È un principio destinato a orientare la coscienza stessa con la distinzione tra laicità dello Stato e fede religiosa. Un antidoto all’autoritarismo e al fanatismo dogmatico o religioso, in nome appunto della libertà del pensiero e del rispetto dei diritti individuali.
Esiste una versione moderna di “teologia politica”. Abbiamo vinto le elezioni, così la legittimazione non ha limiti: eccede il sacrosanto diritto-dovere di governare, e diventa licenza di sopraffazione.
Quel principio cardine è sottoposto a torsioni, manipolazioni, contestazioni. È sempre presente la tentazione delle semplificazioni e delle forzature. Anche se il potere è stato conquistato legittimamente, conta il modo di usarlo rispettando le leggi, le altre istituzioni, il buon senso. 
La nozione di limite, coincidente con quella di separazione, è connaturata al concetto di democrazia rappresentativa. Esprime consapevolezza e misura. Il voto non giustifica il sopruso, né l’offesa alle persone o ai ruoli. 
L’abuso del potere diventa travolgente, di fronte a insicurezze e paure. Servirebbero pazienza, dialogo, spirito costruttivo. Invece prevalgono la rozzezza e la brutalità. L’unico obiettivo è rafforzare il potere, alzando muri, asserragliandosi entro la cittadella conquistata, ravvisando minacce e complotti ovunque. 
Il tema torna di attualità. Accade con il progetto di riforma costituzionale voluto dal governo Meloni, e in specie dal ministro Nordio, definito, sommariamente, della “separazione delle carriere” dei magistrati italiani. 
Il progetto non si esaurisce nella distinzione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. Peraltro rovinosa, perché è ordinamentale, non solo funzionale, riguardante le “mansioni” svolte in concreto, come già avviene oggi. Ne conseguono: l’allontanamento dei pubblici ministeri dalla giurisdizione e dall’imparzialità nell’amministrazione della giustizia, e la loro fatale attrazione nella sfera del potere esecutivo.
Contiene, quel progetto, di più. Creazione di due diversi consigli superiori della magistratura, adozione dello strumento del sorteggio per stabilirne la composizione, formazione di un “alta corte” tutta composta di soggetti di nomina politica, per giudicare gli illeciti disciplinari, inevitabilmente proiettata verso un atteggiamento censorio. Si tratta di un progetto di disarticolazione dell’assetto costituzionale, tendente al ridimensionamento del ruolo giudiziario, svilente per il controllo di legalità imposto dalle leggi.
Non v’è altra giustificazione sul piano storico e ideale. Inesistente il legame tra separazione delle carriere e qualità del giudizio perché non c’è connessione tra la carriera e la capacità di interpretare e giudicare. Ininfluente, la separazione, sulla funzionalità della giustizia, di fronte alla mancanza sistematica di risorse, alla inefficienza degli strumenti, come il processo telematico, approntati sommariamente e con mezzi inadeguati. Infine su tutto: lo scandalo delle carceri, ridotte a tappa finale degli ultimi e disperati, in sprezzo del principio costituzionale del recupero sociale e della rieducazione individuale. Tutto era più urgente, dall’abuso di ufficio alle norme sulle manifestazioni di piazza e all’avventura dispendiosa dei migranti tradotti in Albania.
I vari aspetti della riforma sono finalizzati allo scopo di ledere il principio della separazione dei poteri, e di condizionare il giudizio penale. L’idea che, per la prima volta, si preveda il sorteggio come strumento di selezione per comporre i futuri Csm è rivelatrice. La pura casualità meglio del merito, della responsabilità, della saggezza. 
Il rischio però, nel citare queste radici morali e culturali (Montesquieu, la rivoluzione francese, la Costituzione del 1948 nata dalla Resistenza e dalle migliori tradizioni culturali, di stampo socialista, cattolica e liberale) è di individuare un riferimento troppo astratto, pur se nobile, dunque lontano dalla gente qualunque. 
Non è tuttavia questa, già enorme, la sola difficoltà. Si assiste ad una corruzione del linguaggio che investe ogni settore della vita pubblica, perciò lo stesso dibattito sulla giustizia, alimentando fraintendimenti. Una parte della politica e dei media alimenta questa retorica, dimentica che il valore della giurisdizione è un bene comune irrinunciabile. Preservarla dovrebbe essere impegno di tutti. Senza, per questo, giustificare errori o malefatte di singoli.
Eppure la cronaca racconta un’altra storia. Mettere in correlazione, per esempio, le critiche alla riforma costituzionale con vicende processuali è concettualmente abnorme e sfocia nell’irresponsabilità istituzionale. Eppure a proposito del caso Amasri, il torturatore libico colpito da mandato di cattura della Corte penale internazionale, arrestato in Italia ma scarcerato in mancanza di iniziative del ministro della Giustizia, e rimpatriato con un volo di Stato, non si è esitato.
Di fronte a una comunicazione della Procura di Roma, prevista da legge costituzionale (n. 1 del 1989, art. 7), il linguaggio è degradato. Eppure la legge è chiarissima nel precludere, di fronte a denunce di reato, apprezzamenti di qualunque tipo riservandoli all’apposito “tribunale dei ministri”, come avvenuto. 
Descrivere la magistratura come soggetto che sistematicamente usa la legge per scopi diversi dalla ricerca della verità è fuorviante e deleterio, oltre che ingiusto. Magari sarà anche utile, a fini elettorali, alimentare un clima acceso e distorto nei rapporti tra istituzioni. Ma alla lunga l’opinione pubblica ne esce disorientata e stordita. In affanno, quando prova a disvelare il falso e orientarsi.
Certo questa dinamica è colpevolmente distraente. Non aiuta a capire né a risolvere i problemi che angustiano la vita dei cittadini, e rendono incerto il loro futuro. Alimenta l’eclissi dello Stato di diritto e sospinge il Paese verso il declino inarrestabile.

Commenti

Post popolari in questo blog

Tajani e la Polizia “oppressa” dal PM: se la Legge diventa un ostacolo 🧭

(Introduzione ad a.p.). La proposta del ministro Antonio Tajani di "liberare" la Polizia Giudiziaria dal controllo del PM nasconde l'insidia dello smantellamento dei presidi costituzionali. L'articolo 109 della Costituzione (sulla dipendenza della Polizia dal pubblico ministero) non è un laccio burocratico, ma lo scudo che garantisce a ogni cittadino una giustizia indipendente dal potere politico. (a.p.) Le parole di Tajani: se la "liberazione" diventa sottomissione « La separazione delle carriere non basta. Dobbiamo liberare la Polizia Giudiziaria dal controllo dei Pubblici Ministeri ». Questa frase, pronunciata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani (La7, 25 gennaio 2026), apre uno scenario oltre la cronaca politica. Non siamo di fronte alla scelta di un lessico opinabile, ma a un impianto ideologico che sembra voler riscrivere i principi della nostra Costituzione. È una dichiarazione che, forse più di ogni altra, illumina il senso profondo della riform...

La guerra, lato oscuro dell’uomo: un’eredità di memoria e speranza 🌈

(Introduzione a Daniela Barone). Dai racconti di guerra dei genitori all'impegno civile tra i banchi di scuola. Un viaggio nella memoria familiare che attraversa l'orrore dei conflitti e il dovere della testimonianza, per approdare a una convinzione profonda: solo la cultura della riabilitazione e dell'inclusione può spezzare il ciclo della violenza. (Daniela Barone) ▪️ Tra Genova e i Nebrodi: la guerra come racconto familiare Fin da piccola amavo ascoltare le storie dei miei genitori sulla guerra. Ciò che mi piaceva di più era però la diatriba che ogni volta si innescava in modo quasi teatrale fra papà e la mamma.  « Genova fu colpita duramente dai bombardamenti, sai? Ancora adesso ricordo le sirene che ci svegliavano di notte. Che incubo! Scappavamo da casa con coperte e cuscini per raggiungere in fretta le gallerie-rifugio. » mi raccontava con enfasi.  « Eh, quante ne abbiamo passate » continuava la mamma lanciando occhiate provocatorie a papà.  Lui ogni volta l’interr...

L'attesa di Felice Casorati: il tempo sospeso e la speranza 🎨

(Introduzione a Marina Zinzani e ad a.p.). Il ciclo poetico di Marina Zinzani evoca la solitudine del nido vuoto e l'inquietudine di chi cerca un segno. Questa tensione tra il desiderio di pienezza e l'isolamento trova un riflesso pittorico intenso nell'opera di Felice Casorati, "L'Attesa" (1918). Il quadro, austero e metafisico, non dipinge solo uno stallo, ma la membrana sottile e vibrante che separa la paura dalla speranza. 📝 La casa vuota: tra nido svuotato e silenzio sacro (Marina Zinzani - POESIA) ▪️ Casa vuota, e attesa. Attesa di un figlio, cambiato dalla sua nuova vita, si è sposato. Io sono la madre, mi sento improvvisamente sola, la sindrome del nido vuoto, forse. Casa vuota e attesa. Attesa che lui torni, il suo cuore torni, il suo cuore è altrove, lo sento. Sento l’amarezza e l’inquietudine dei suoi silenzi, qui in casa. Casa vuota e attesa. Attesa di un segno, che Dio torni a parlarmi, io, con la mia tunica da prete, e il silenzio che è calato ...

L’algoritmo Guardasigilli: se la Giustizia rinuncia al giudizio ✨

(Introduzione ad a.p.). L’intelligenza artificiale in tribunale non è solo una sfida tecnologica, ma il sintomo di una pericolosa stanchezza democratica. Dietro il mito della "giustizia pronta all'uso" si cela la rinuncia al giudizio umano e la rimozione del concetto di Legge come limite invalicabile. Un’analisi critica su come la tecnocrazia stia tracimando nelle riforme moderne, trasformando il diritto in un algoritmo al servizio del potere. (a.p.)  Il miraggio della Giustizia digitale Negli ultimi anni l’idea che l’intelligenza artificiale possa contribuire in modo decisivo all’amministrazione della giustizia ha progressivamente abbandonato l’ambito della fantascienza per entrare nel discorso pubblico. Non parliamo più di scenari futuribili, ma di una realtà che si estende a macchia d'olio: sistemi di AI sono già utilizzati per il calcolo del rischio di recidiva, per l’allocazione delle risorse giudiziarie e per il supporto alle decisioni amministrative. Con l’avve...

Valentino, l'ultimo imperatore: il rosso, la seta e l'eredità della bellezza

(Introduzione a Marina Zinzani). Questo omaggio a Valentino Garavani non è solo una cronaca del lusso, ma un'analisi estetica sul senso profondo del "creare". L'autrice esplora il contrasto tra l'artigianalità lenta di un tempo, paragonabile alle belle arti, e la velocità spesso priva di anima della moda contemporanea. Attraverso il celebre "Rosso", il testo celebra la capacità di uno stilista di trasformare la stoffa in energia vitale e in uno strumento di riscoperta del sé. (Marina Zinzani) ▪️ Il tocco del genio e la ricerca della bellezza Una vita dedicata alla rappresentazione della bellezza. La recente scomparsa di Valentino ricorda il suo talento unico, il tocco particolare, fatto di leggerezza e ricerca, quel tocco che voleva rendere più belle le donne. Il suo mondo emerge anche nel film-documentario “Valentino: l’ultimo imperatore”, che mostra il dietro le quinte di una sfilata, la sua vita quotidiana, l’attenzione estrema ai dettagli. L’idea che...