Passa ai contenuti principali

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

Ragazzo siede pensieroso su diversi scatoloni in cui ha raccolto del sue cose per uscire da casa
(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa.
Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo.

(Daniela Barone).

Il peso di tre anni in uno scatolone

Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercato. La canzone ‘Ya la magia terminó’ del mio gruppo preferito cileno, i Los Galos, fa da colonna sonora a questi momentacci: «Amor adiós, no sé puede continuar...Ahora tengo que marchar».
Sto per andarmene da casa e ritornare dai miei con la coda fra le gambe. Avrei preferito sotterrarmi piuttosto che dire loro che il nostro matrimonio è finito. Nessuno, nemmeno la madre di Susanna, sapeva delle nostre incomprensioni, per usare un eufemismo.
Chiamiamole piuttosto liti furibonde che disturbavano i vicini e che ci lasciavano esausti, incapaci di riprendere il nostro ménage come nulla fosse. Per qualche giorno mi chiudevo in un mutismo che a lei risultava inspiegabile. Sempre meglio dei miei sfoghi rabbiosi, però. 

I fantasmi del passato

Perché tanto risentimento nei confronti di mia moglie? Non ce l’avevo con lei, ora lo so. Avevo tanta collera in corpo verso la mia famiglia di separati in casa che parlavano solo per "comunicazioni di servizio", le bollette da pagare, la spesa grossa da fare e così via. 
Penultimo di sei fratelli, venivo preso in giro a scuola per i miei denti storti. Mancavano i soldi per portarmi dal dentista, tanto meno dall’oculista. Cercavo di sedermi sempre nel primo banco non per arruffianarmi gli insegnanti ma per riuscire a vedere alla lavagna. 
Maledizione, che bisogno aveva mia madre di fare quattro figli con mio padre? Ne aveva già avuto due con il primo marito. Per fortuna ci fu assegnata nel centro di Torino una casa popolare dove vivevamo come accampati. Io ero costretto a dormire nel letto con mia madre, cosa di cui mi sono sempre vergognato. 
Appena conseguita la licenza media tutti andammo ovviamente a lavorare per contribuire al bilancio famigliare alquanto problematico. Mio padre, anche se è in pensione, lavora tuttora come uomo di fatica per il prete di un oratorio; mia madre invece ha smesso da poco di fare le pulizie a casa di alcune famiglie e si dedica ogni pomeriggio al suo passatempo preferito, il padel. 
Ballo latino americano: un ragazzo e una ragazza ballano stringendosi

Il colpo di fulmine e un nuovo mondo

Quando conobbi Susanna alla scuola di balli latini facevo il barista a tempo pieno. Lei insegnava spagnolo in un liceo, era laureata, bella e più grande di me di sette anni. Fu per entrambi un colpo di fulmine. Di questa ragazza amavo gli occhi color acquamarina e la carnagione di porcellana, oltre al carattere dolce e accudente. 
Con una certa riluttanza andai a convivere da lei; avevo ancora voglia di continuare la mia vita spensierata da single ma dopotutto ci amavamo e non aveva senso continuare a stare separati. Vivere con Susanna mi aprì un mondo: lei era tutta da scoprire, come la grande libreria che troneggiava nel suo salotto. In casa mia nessuno leggeva, figuriamoci. 
Scoprendo il mio interesse per i libri di storia e geografia, un giorno mi disse: «E se chiedessi al tuo datore di lavoro il part-time? Potresti iscriverti alla scuola serale turistica e diplomarti. Che ne pensi?».
Seguii il suo suggerimento e nel giro di tre anni mi diplomai da privatista. Da lì ad iscrivermi all’università il passo fu breve. Scelsi la facoltà di Scienze Ambientali e Naturali per diventare un accompagnatore naturalistico e mi impegnai per dare la maggior parte degli esami del triennio.

Le prime crepe e il desiderio di un figlio

Prima d’iscrivermi all’università avevamo deciso di sposarci. Anche se eravamo diversi per le mie origini cilene, l’età e la cultura, ci piacevano le stesse cose, in particolare la bachata, il trekking e i bambini. Troppo poco per parlare di progettualità della coppia? Forse. 
E poi, come mi piaceva essere coccolato da questa ragazza solare che anticipava ogni mio desiderio! La casa era sempre in ordine, per non parlare dei pranzetti deliziosi che mi preparava quando tornavo dai miei turni al bar. 
Il matrimonio fu bellissimo. Ci sposammo in montagna e ci giurammo amore eterno. Di sicuro avremmo presto allargato la famiglia con un figlio, magari due. A dire la verità, nonostante lo specchio desolante della mia famiglia d’origine, avrei desiderato uno stuolo di bambini. L’avevo confessato a Susanna che aveva sorriso teneramente: «Amore, io ho quasi trentasei anni. E poi, lavorando entrambi, non sarebbe facile accudire una famiglia numerosa, non trovi?» Cara, saggia Susanna. Ancora una volta mi riconduceva alla realtà ma lo faceva in modo dolce e garbato. Era facile amarla, pensavo. Mi immaginavo giorni radiosi al suo fianco e attingevo la lei la forza per studiare e lavorare al bar. In realtà le prime difficoltà si presentarono già al ritorno del viaggio di nozze in Cile, terra dei miei. Susanna mi rimprovera di non aiutarlo nelle faccende domestiche ma soprattutto di non comunicare abbastanza con lei. Odiavo quando mi rinfacciava di essere egoista e replicavo alle sue accuse con sfoghi rabbiosi. 
le mani di lui cingono la vita di lei dopo la celebrazione del matrimonio

La trappola dell'incomunicabilità

Per di più il bambino tanto desiderato non arrivava, così lei aveva deciso di rivolgersi ad una clinica specializzata in procreazione assistita. Sarebbe stato un percorso lungo e complesso ma condivisi la sua idea. Lei però aveva cominciato ad attaccarmi, forse perché non la cercavo quasi più.
D’altro canto, non c’erano i procedimenti della clinica che ci avrebbero garantito una gravidanza? Questo mio pensiero non era però accettato da mia moglie che lamentava una scarsa intimità fra noi. «Ma tu lo vuoi veramente questo figlio, Santiago? Non mi cerchi mai. Che succede? Hai forse un’altra?».
Mi aveva aggredito con acrimonia quella volta. In effetti Susanna non aveva tutti i torti. Non c’era nessun’altra donna ma io non provavo più per lei il desiderio dei primi tempi. E poi, con un bambino, che ne sarebbe stato delle nostre serate alla scuola di balli latini? 
Dovrei dire delle "mie serate", dato che uscivo quasi tutte le sere da solo. Susanna era stanca, affaticata dalle terapie ormonali e impegnata a studiare per l’esame di abilitazione all’insegnamento. Sebbene fossi fedele a mia moglie, provavo una particolare attrazione per una ragazza del Salvador che frequentava la scuola di ballo. 
Con lei era tutto semplice: era più giovane di me, non aveva studiato e proveniva anche lei da una famiglia numerosa. Tornava a casa quando sapevo che Susanna era già addormentata. Non mi attraeva più far l’amore con mia moglie che vedevo forse come una cara amica e basta.

Il fallimento e il punto di rottura

Il tentativo di fecondazione fallì miseramente come il nostro matrimonio. Nonostante il transfert nel ventre di Susanna di due ovuli fecondati, la gravidanza si interruppe dopo poche settimane. I medici fissarono le visite per un secondo tentativo ma con mia grande sorpresa Susanna cancellò l’appuntamento senza nemmeno informarmi prima. 
«Non ha senso continuare così, Santiago. Non lo voglio un figlio da un uomo come te. Sei immaturo ed egoista e soprattutto con te non c’è più alcuna comunicazione. Quante volte ti ho messo in guardia ma tu, niente! Hai continuato imperterrito la tua vita da scapolo, te ne rendi conto? Ci ho riflettuto a lungo: voglio la separazione, Santiago. Sei cambiato o forse sei sempre stato così e io non me ne ero accorta».
Per tutta risposta mollai un pugno sul tavolino del salotto e presi ad insultarla. «Vuoi lasciarmi dopo neanche tre anni di matrimonio? Con che faccia lo dico ai miei? Gli abbiamo appena detto che cercavamo un bambino, stupida che non sei altro. All’improvviso mi molli come un ferro vecchio, eh? 
No, io non me ne vado subito. Mi hai rovinato la vita in un attimo. Perché non mi hai detto niente? Invece di lamentarti per qualsiasi cosa potevi parlarmi chiaramente. No, non si può fare così. Ti cerco raramente, dici? Non ti passa per la tua testolina intelligente che sono stravolto per studiare e lavorare come un cane? No, no. Mi serve tempo. Non puoi pretendere che io me ne vada senza fiatare».
Mi parve di intravedere un sorrisetto di scherno sul viso di mia moglie. «Parlarti? Mi sono sgolata per mesi e mesi, Santiago. Ma tu, niente. Mi hai solo riservato urla o mutismo. Hai distrutto il mio sentimento per te. Ora sono stanca».
Ero esterrefatto. Aveva indossato le scarpette e la tenuta da corsa ed era uscita lasciandomi come un babbeo. Evidentemente secondo lei il tempo per noi era scaduto ormai. Game over, come in un videogioco.

Il ritorno al punto di partenza

Già immaginavo i pianti di mia madre che stravedeva per Susanna, il dispiacere muto di mio padre e l’incredulità dei miei fratelli. E come raccontarlo ai miei amici? Beh, con loro avevo tempo, dato che avevamo prenotato una vacanzina insieme a Ibiza per l’estate.
Dopo una settimana mi resi conto che non aveva senso rimanere a vivere sotto lo stesso tetto con mia moglie. Avevamo discusso tanto, io avevo riconosciuto i miei errori ma lei era stata irremovibile: non mi amava più e desiderava separarsi al più presto. 
L’iter sarebbe stato facile, assicurava. Bastava recarsi al comune di residenza o a quello più piccolo in montagna dove ci eravamo sposati. Non occorreva neppure un avvocato, dato che non avevamo figli né beni in comune. 
Avevo messo da parte tutte le mie cose e svuotato la parte dell’armadio che conteneva i miei abiti. Era una pesante sconfitta dover ritornare alla vita di prima nella mia famiglia complicata ma non avevo scelta. Anche se l’amavo nel fine settimana me ne sarei andato. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Tra i due litiganti il terzo gode: la saggezza popolare in una mollica

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti) ▪️ Il proverbio di oggi: “ Tra i due litiganti il terzo gode ”. Non si è mai soli neppure nei litigi. Chi beneficia dei contrasti altrui? La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca ,  Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco (Laura Maria Di Forti – PROVERBIO) ▪️ Senza pensieri seduto su una pan...

Il Piccolo Principe: un viaggio per ricordare l'essenziale

(Introduzione ad a.p.).  Il capolavoro di Antoine De Saint-Exupéry è molto più di una fiaba per bambini: è una bussola per l'anima che ci invita a un esame profondo delle nostre priorità adulte. Attraverso l'incontro nel deserto, impariamo che la verità non si nasconde nei numeri o negli affari, ma nella magia dei legami e nell'onestà del cuore. Questo tributo esplora il potere della fantasia, il rito dell'amicizia e la bellezza invisibile che i grandi hanno imparato a dimenticare. L'oblio dell'infanzia e il cappello misterioso (a.p.) ▪️ I grandi sono stati bambini almeno una volta, poi lo hanno dimenticato. Così, quando vedono un disegno a forma di cappello, pensano di aver visto un cappello e non un boa che ha inghiottito l'elefante. Questa cecità adulta è il primo grande monito di Antoine De Saint-Exupéry: la perdita della capacità di vedere oltre l'apparenza, di cogliere la fantasia e la meraviglia racchiuse nelle cose più semplici. È la rinuncia al ...

Quel fiume colmo che straripa: il ritorno della Terza Pagina, cura dell’anima 📝

(Introduzione a Paolo Brondi). C’è stato un tempo in cui aprire il giornale significava imbattersi in un’oasi di silenzio e riflessione. Si chiamava Terza Pagina: il luogo dove i fatti di ieri diventavano le idee di domani. Oggi che la cultura è spesso confinata negli angoli o sommersa da un flusso incessante di stimoli, riscoprire quella 'voce' non è nostalgia, ma resistenza. È la riconquista di quel fiume che, quando è troppo colmo, rischia di travolgerci. Fermiamoci un istante, per ritrovare noi stessi tra le pieghe di un foglio e i versi senza tempo di Borges. (Paolo Brondi) ▪️ La rigenerazione del pensiero La rilettura della terza pagina, così come compariva sul Corriere della sera ormai in tempi lontani, potrebbe valere come una rinascita, una rigenerazione, una riconquista d'equilibrio. Lo scorrimento delle pagine che oggi relega la cultura quasi in ultimo, oltre l'addensarsi di un sapere plurisignificante, è per la coscienza del lettore come un fiume che troppo ...

Il nostro mondo

di Marina Zinzani (“Dans le monde entier” – Françoise Hardy) Attorno al mondo  al nostro mondo mettiamo recinti per proteggere affetti

Curare il basilico

di Marina Zinzani Tratto da “I racconti dell’acqua” (Commento di Angelo Perrone) (ap) L’acqua è il tema ricorrente di questi Racconti. Qui,  è nutrimento delle piante, soprattutto di quelle più esili e fragili, esposte alle avversità di ogni tipo. E diventa metafora di una risorsa di altra natura: il sentimento affettuoso che alimenta i rapporti umani, li sorregge, li fa crescere dando loro persino una nuova vita. Il tema dà corpo ad un contesto, di pensieri e di sentimenti, rarefatto e suggestivo, per molti versi anche tranquillo e rassicurante.