(Introduzione ad a.p.). Esiste un limite oltre il quale la politica non dovrebbe mai spingersi: quel confine è il diritto alla difesa, sancito dalla nostra Costituzione. Eppure, nelle pieghe della legge di conversione del Decreto Sicurezza 2026, che deve essere approvata entro questo venerdì pena la decadenza, si sta consumando un attacco senza precedenti alla figura dell’avvocato.
(a.p.).
Il "premio" per il patrocinio infedele
La norma inserita dalla maggioranza al Senato è abnorme: lo Stato offrirà un incentivo di 615 euro all'avvocato che convincerà il proprio assistito straniero a rinunciare alla richiesta di asilo per accettare il rimpatrio volontario assistito.
In pratica, si istituzionalizza il patrocinio infedele. L’avvocato non è più il difensore dei desideri e dei diritti del suo assistito, ma diventa un ingranaggio della macchina governativa, pagato per remare contro gli interessi di chi dovrebbe tutelare.
Mentre si introduce questo "bonus", contemporaneamente si vieta allo straniero l'accesso al patrocinio a spese dello Stato per i ricorsi contro le espulsioni, indipendentemente dal suo reddito.
Un identikit pericoloso: la subalternità delle funzioni
Questa misura non è un caso isolato, ma il tassello di un mosaico più ampio. Rivela l'idea che questa maggioranza ha delle funzioni di garanzia:
• L'avvocato è visto come un collaboratore che va bene solo se "rema nella stessa direzione" del governo.
• La magistratura, come emerge chiaramente dalla riforma Nordio e dalla separazione delle carriere, viene spinta verso una posizione subalterna e conforme alla politica governativa.
Una democrazia che annaspa
L'identikit che emerge è quello di un potere esecutivo che mal sopporta i pesi e i contrappesi. Le funzioni di garanzia non devono più essere "l'ingranaggio che frena" o che garantisce l'imparzialità, ma una "catena oliata" al servizio degli obiettivi politici del momento.
Se l'avvocato smette di essere libero e il magistrato perde la sua autonomia, a cadere non sono solo le prerogative di una casta, ma le garanzie di ogni singolo cittadino. Trasformare la difesa in una forma di "assistenza al rimpatrio" sotto compenso significa svuotare di senso il concetto stesso di giustizia.

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